L'appello di Macron: “Unione delle forze democratiche, ora battaglia sui valori. I Repubblicani tradiscono De Gaulle”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriÈ il giorno della verità, la sua verità. Dopo aver preso una decisione che a molti – anche nella sua maggioranza – risulta ancora incomprensibile, Emmanuel Macron spiega cosa lo ha portato domenica sera a sciogliere l'Assemblée Nationale e convocare elezioni politiche anticipate. «Il mio è un gesto di fiducia nel popolo» dice il capo di Stato spiegando di aver voluto raccogliere il «messaggio di collera» mandato nel voto delle europee, con il Rassemblement National arrivato a quasi il 32%. Un «fatto politico che non posso ignorare» sottolinea Macron durante più di un’ora di conferenza stampa organizzata da Renaissance, e non all’Eliseo. A riprova che il capo di Stato vuole impegnarsi in questa «campagna express», come dicono i media francesi, e non resterà sopra alle parti. Un corsa al cardiopalma, con l’estrema destra che è alle porte dell’Eliseo, lo incalzano i giornalisti. «Se i francesi hanno paura, che reagiscano, è il momento di farlo” risponde lui, sostenendo che non c’erano al…
È il giorno della verità, la sua verità. Dopo aver preso una decisione che a molti – anche nella sua maggioranza – risulta ancora incomprensibile, Emmanuel Macron spiega cosa lo ha portato domenica sera a sciogliere l'Assemblée Nationale e convocare elezioni politiche anticipate. «Il mio è un gesto di fiducia nel popolo» dice il capo di Stato spiegando di aver voluto raccogliere il «messaggio di collera» mandato nel voto delle europee, con il Rassemblement National arrivato a quasi il 32%. Un «fatto politico che non posso ignorare» sottolinea Macron durante più di un’ora di conferenza stampa organizzata da Renaissance, e non all’Eliseo. A riprova che il capo di Stato vuole impegnarsi in questa «campagna express», come dicono i media francesi, e non resterà sopra alle parti. Un corsa al cardiopalma, con l’estrema destra che è alle porte dell’Eliseo, lo incalzano i giornalisti. «Se i francesi hanno paura, che reagiscano, è il momento di farlo” risponde lui, sostenendo che non c’erano altre opzioni che la chiamata alle urne. “Un rimpasto o una nuova maggioranza - confida - non erano risposte possibili».
Eppure è proprio una nuova maggioranza per governare che ora il leader francese cerca nel voto. Ed è il senso della controffensiva mediatica che lancia davanti a un centinaio di cronisti, riuniti in una sala vicino place Madeleine, a un chilometro dal palazzo presidenziale. Mancano appena diciotto giorni al primo turno delle nuovo elezioni politiche che dovranno designare i 577 deputati della prossima legislatura. E appena quattro giorni al deposito delle liste. Nei quartieri generali dei partiti sono ore di trattative frenetiche, con l'accordo elettorale in via di definizione a sinistra e quello annunciato ieri dal presidente dei Républicains, Eric Ciotti, con Marine Le Pen. «Ciotti ha fatto un patto con il Diavolo» commenta Macron, invitando i repubblicani dissidenti a raggiungere l'attuale maggioranza. Il capo di Stato insiste sulle contraddizioni tra la linea dei Républicains sul risanamento dei conti pubblici e il programma del Rassemblement National che, nota, «comporta più di 100 miliardi di spesa pubblica». Macron agita anche l'incubo spread, dopo che già il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, ha evocato un rischio default della Francia in caso di governo dell'estrema destra.
Anche l'accordo a sinistra tra partito socialista, partito comunista, ecologisti e France Insoumise è, secondo Macron, un «patto contro Natura». Il Presidente ricorda che Jean-Luc Mélenchon non ha mai voluto condannare l'antisemitismo (che ha definito «residuale» in Francia), ha strumentalizzato la causa palestinese senza prendere le distanze da Hamas. E quindi rivolge un appello agli elettori di sinistra che non vogliono finire sotto un «governo Mélenchon». Il riferimento più diretto è a Raphaël Glucksmann, capolista alle europee e che ha conquistato il 14% dei voti ma è stato poi tagliato fuori dagli giochi di apparato del partito socialista.
Con una guerra sul continente, Macron accusa il Rassemblement National di essere “ambiguo sulla Russia” e critica il suo progetto di “uscita dalla Nato». Dall'altra parte, prosegue, «nell'estrema sinistra c'è una visione balcanizzata della nostra politica, della nostra diplomazia”. Qualcuno tra i macronisti seduti in prima fila ricorda i banchi vuoti della France Insoumise quando appena la settimana scorsa Volodymyr Zelensky era venuto a parlare all'Assemblée Nationale.
«È un momento storico, le maschere cadono, la verità appare» attacca Macron a proposito degli opposti estremismi politici. Parla della possibilità di fare accordi di governo, di costruire una «piattaforma di azione» con altri esponenti politici. Tende la mano a «socialdemocratici, ecologisti, democristiani, gollisiti che non si riconoscono negli opposti estremisti». Incoraggia un dialogo già ora, nella costruzione delle liste, ma anche dopo il voto perché uno degli scenari privilegiati dietro le quinte è che l'8 luglio, all'indomani del secondo turno, potrebbe esserci un parlamento bloccato, senza una netta vittoria.
Macron comunque non ragiona sulla sconfitta. «Non ho uno spirito disfattista» ribadisce davanti al premier Gabriel Attal e ai ministri, tutti invitati a «condurre la battaglia dei valori e delle idee» davanti al Rassemblement National. «Non c'è nessuna fatalità» prosegue, e a tratti il suo discorso sembra più una seduta di training per il suo partito e i suoi alleati. Tra i presenti c'era François Bayrou, leader del Modem, ma è stata notata la visibile assenza di Edouard Philippe, l'ex premier che ha creato il suo partito Horizons, aveva auspicato ieri un passo indietro del leader nella battaglia che si apre. «Non mi sembra sano che il Presidente si impegni nella campagna» ha detto Philippe.
In un sondaggio di Odexa per il Figaro, emerge che il 27% dei francesi è ancora pronto a fare «barrage», muro, contro il Rassemblement National, votando magari per candidati che non sono della sua famiglia politica. Ma c'è anche un 24% che vuole votare per fare «barrage» contro lo stesso Macron, catalizzatore di molte critiche e malcontento.