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La crociata di Milei contro le donne: chiude il ministero della diversità e cancella il linguaggio inclusivo dai libri di scuola

(reuters)
In sei mesi il presidente argentino ha smantellato tutte le strutture e le garanzie costruite per combattere le discriminazioni e i femminicidi in un Paese dove ogni 35 ore viene uccisa una donna
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Un taglio della motosega alle conquiste delle donne. In soli sei mesi il governo di Javier Milei ha completamente smantellato le strutture statali create sin dalla fine della dittatura militare a sostegno dell’universo femminile. Ha prima declassato a sottosegretariato il ministero delle Donne, del Genere e delle Diversità. Poi ha ridotto i fondi, il personale, le funzioni e visto che produceva poco lo ha definitivamente chiuso. Non esiste più.

Non è una decisione imposta dal rigore dei conti pubblici. È una scelta ideologica. Il presidente anarco-capitalista si è lanciato in una crociata contro tutto ciò che è in odore di sinistra, di comunismo. E la difesa delle donne, come quella di genere, a suo parere puzzano di rosso. La scomparsa di una istituzione così importante in Argentina, un Paese dove si verifica un femminicidio ogni 35 ore e dove nell’ultimo anno sono morte 272 donne per mano di mariti, ex coniugi, ex amanti ed ex conviventi violenti e rancorosi, è stata preceduta da t…

Un taglio della motosega alle conquiste delle donne. In soli sei mesi il governo di Javier Milei ha completamente smantellato le strutture statali create sin dalla fine della dittatura militare a sostegno dell’universo femminile. Ha prima declassato a sottosegretariato il ministero delle Donne, del Genere e delle Diversità. Poi ha ridotto i fondi, il personale, le funzioni e visto che produceva poco lo ha definitivamente chiuso. Non esiste più.

Non è una decisione imposta dal rigore dei conti pubblici. È una scelta ideologica. Il presidente anarco-capitalista si è lanciato in una crociata contro tutto ciò che è in odore di sinistra, di comunismo. E la difesa delle donne, come quella di genere, a suo parere puzzano di rosso. La scomparsa di una istituzione così importante in Argentina, un Paese dove si verifica un femminicidio ogni 35 ore e dove nell’ultimo anno sono morte 272 donne per mano di mariti, ex coniugi, ex amanti ed ex conviventi violenti e rancorosi, è stata preceduta da tutta una serie di iniziative che suonavano come provocazioni piuttosto che semplici atti di equilibrio amministrativo.

El Pais ricorda che persino la Sala delle Donne all’interno della Casa Rosada, sede della presidenza, ha cambiato nome. Il cambio, come una beffa, è avvenuto l’8 marzo, festa tradizionale del mondo femminile. Più simbolico di così. In 180 giorni è stato eliminato anche il linguaggio inclusivo in ogni testo della Pubblica amministrazione. La stessa procedura sta avvenendo nei libri di testo usati a scuola e nelle università. Per Milei è una vera ossessione. Ma fa parte della sua strategia: punta a differenziarsi dai suoi avversari, peronisti in testa. Vuole conquistare i giovani e giovanissimi uomini che si sentirebbero rivalutati e scusati piuttosto che messi all’angolo per gli atteggiamenti e le violenze che esercitano sulle loro compagne.

La lenta ma profonda trasformazione avviene in un momento particolare per l’altra metà del cielo. L’Ufficio delle Donne della Corte Suprema di Giustizia una settimana fa ha confermato “le 250 vittime dirette di femminicidio identificate” in Argentina, tra cui “cinque vittime di travesticidio/transfemminicidio”. A queste vanno aggiunte 22 vittime di “femmincidio collegate”, cioè di omicidi commessi per arrecare danno a una donna. Un aumento dell’11 per cento rispetto al 2022. In dieci anni sono 2.446 le donne assassinate per mano di un uomo.

L’offensiva di Milei contro ogni strumento a difesa delle donne e linguaggio di genere è stata stigmatizzata dalle associazioni per i diritti umani, come Amnesty International, il Centro studi giuridici e sociali, le Fondazioni Fundar e Fundeps. Ricordano che “le politiche per affrontare le violenze di genere fanno parte di un impegno che lo Stato argentino ha storicamente assunto nel quadro degli accordi internazionali”. La stessa Organizzazione degli Stati Americani e il Comitato di esperti della Convenzione interamericana per prevenire, punire e sradicare la violenza contro le donne (Mesecvi) hanno espresso la sua “profonda preoccupazione” per la chiusura definitiva del sottosegretariato ex ministero delle Donne. “Il rischio è un impatto diretto sulle capacità statali già colpite dai tagli precedenti”, avvertono. “Si compromette seriamente l’obbligo dello Stato di proteggere le donne”.

L’ex ministra della Donna Elizabeth Gómex Alcorta, ricorda che “questa è la prima volta, dal ritorno della democrazia nel 1983, che in Argentina non esiste una istituzione specifica di genere”. Ma aggiunge che non scompare solo un punto di riferimento per chiunque si senta minacciato o subisca violenza per il suo genere. Il provvedimento di chiusura “cancella le politiche su questa grave emergenza, elimina progetti e programmi di prevenzione, assistenza o sostegno alle vittime e alle loro famiglie”.

Javier Milei ha risposto con l’ultimo taglio di motosega: ha licenziato l’unica funzionaria superstite, la cancelliera responsabile delle relazioni con l’estero Diana Molino. Lo ha annunciato con un post beffardo su X: “Saluta il ministero delle Donne e dei Sandwichitos (panini) che non c’è più. Ciao, ciao!”.

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