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La tentazione di Meloni: un patto segreto con Le Pen per bloccare von der Leyen

(ansa)
La premier potrebbe far slittare a dopo il voto francese la conferma della tedesca a Bruxelles e in caso di vittoria a Parigi di Le Pen spostare la Ue a destra
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ROMA — Per adesso, è una tentazione. Ma avrebbe conseguenze pesanti sull’Europa intera. Giorgia Meloni sta valutando di opporsi a un accordo lampo sul prossimo presidente della Commissione europea. E di esporsi, se non lo faranno prima altri leader, chiedendo al Consiglio europeo di attendere il voto delle legislative in Francia. Con un obiettivo: sfruttare l’eventuale vittoria di Marine Le Pen per dare centralità ai Conservatori, terremotare gli equilibri di Bruxelles - sconvolti dall’eventuale nuova sconfitta di Macron - e massimizzare il risultato italiano nella trattativa sui top jobs continentali.

È un piano ad alto rischio, su cui sono in corso riflessioni approfondite a Palazzo Chigi. Due indizi, però, portano in questa direzione. Il primo risale a ieri, in occasione della prima riunione dei capigruppo del…

ROMA — Per adesso, è una tentazione. Ma avrebbe conseguenze pesanti sull’Europa intera. Giorgia Meloni sta valutando di opporsi a un accordo lampo sul prossimo presidente della Commissione europea. E di esporsi, se non lo faranno prima altri leader, chiedendo al Consiglio europeo di attendere il voto delle legislative in Francia. Con un obiettivo: sfruttare l’eventuale vittoria di Marine Le Pen per dare centralità ai Conservatori, terremotare gli equilibri di Bruxelles - sconvolti dall’eventuale nuova sconfitta di Macron - e massimizzare il risultato italiano nella trattativa sui top jobs continentali.

È un piano ad alto rischio, su cui sono in corso riflessioni approfondite a Palazzo Chigi. Due indizi, però, portano in questa direzione. Il primo risale a ieri, in occasione della prima riunione dei capigruppo dell’Europarlamento. Durante l’incontro, i Popolari rivendicano il sistema dello Spitzenkandidat, dunque di fatto annunciano di voler procedere in tempi stretti alla riconferma di von der Leyen. I socialisti si accodano, su indicazione di Olaf Scholz. Alla riunione, però viene notata un’assenza: non c’è il delegato dei Conservatori (Ecr) Nicola Procaccini. Un segnale interpretato dai presenti con la volontà meloniana di non sbilanciarsi e non escludere un congelamento in attesa del voto francese. Il secondo indizio pesa anche di più: nelle ultime ore, trapela da fonti di massimo livello, Meloni ha avuto almeno un contatto con Le Pen. Colloqui strutturati per concordare la strategia e confrontarsi su ogni scenario.

La premier è insomma di fronte a un bivio. Ha voglia di far “pesare” la vittoria elettorale nelle trattative in Consiglio con Francia e Germania. E deve scegliere se “accontentarsi” di un patto con Ursula, alzando il prezzo per strappare una vicepresidenza con un portafoglio economico pesante o la casella dell’Alto rappresentante agli esteri a favore di Elisabetta Belloni - assieme a una vicepresidenza anche all’Europarlamento - oppure sperare di lucrare da un’eventuale coabitazione brutale a Parigi tra Le Pen e Macron per tentare di far saltare il banco a Bruxelles. Per andare dove, però? I numeri dell’Europarlamento non possono prescindere dalla maggioranza Ursula, né cambierebbero in caso di vittoria in Francia dei lepenisti. Ma l’azzardo sarebbe quello di spingere per un nome del Ppe alternativo, capace di blindare Roma e spostare a destra la legislatura. La pista porta al profilo di Antonio Tajani. I Conservatori in maggioranza, a quel punto, diventerebbero un’opzione concreta, nonostante l’ostilità di liberali e socialisti.

Tutto sarà deciso in tre passaggi chiave. Si inizia a Borgo Egnazia, da domani: Macron, Scholz e Meloni si riuniranno a margine del G7, assieme a von der Leyen. Poi i Ventisette si ritroveranno lunedì 17 giugno a Bruxelles, per una vertice informale. Con un dettaglio pesante: von der Leyen è stata esclusa dalla cena dei leader, nonostante le pressioni per esserci. Infine, il 27-28 giugno è in agenda il Consiglio europeo. Sulla carta, i popolari intendono designare in quella sede Ursula, per poi sottoporla al voto del Parlamento Ue il 17 luglio. Lungo questo iter, però, si nascondono insidie.

Della tentazione di Meloni abbiamo detto. E Macron? Se decidesse di assecondare la spinta del Ppe su Ursula, si troverebbe alle prese con un timing da brividi. Il 28 giugno il sì a von der Leyen, il 30 il primo turno elettorale in patria, il 7 luglio i ballottaggi e il 18 la fiducia dell’Europarlamento sulla tedesca (a scrutinio segreto, dunque imprevedibile). Nel frattempo, i lepenisti bombarderebbero l’Eliseo per non aver atteso l’esito delle elezioni. Secondo Palazzo Chigi, Macron inizia a nutrire dubbi su questo percorso. Un segnale sarebbe arrivato sempre dai capigruppo a Bruxelles, quando il rappresentante dei macroniani avrebbe detto di non riconoscere il sistema dello Spitzenkandidat. Una frenata, ancora timida, sul rapido bis di Ursula.

Certo, un “congelamento” non sarebbe indolore. In assenza di accordo al vertice del 27-28 giugno, infatti, ci sarebbe soltanto una residua possibilità di accordarsi entro luglio ed evitare di lasciare l’Unione senza un timone almeno fino a settembre, in una drammatica fase internazionale: un summit straordinario attorno al 10 luglio per chiudere in poche ore un difficilissimo accordo. È un’opzione che circola. Garantirebbe alla premier il vantaggio di poter attendere le elezioni francesi. Ma presenterebbe anche uno svantaggio speculare: dovesse vincere Macron, o almeno evitare la vittoria lepenista, diminuirebbe il potere di veto dell’italiana. In questa scommessa c’è il bivio e il possibile azzardo di Meloni.

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