Una catapulta per incendiare i boschi del Libano: l’arma primordiale dei soldati israeliani contro Hezbollah
di Gianluca Di FeoUna catapulta e una muraglia: un’immagine fuori dal tempo, che riporta alle guerre dell’antichità più remota. Potrebbero essere i legionari di Giulio Cesare che assediano Alesia, i crociati asserragliati sugli spalti di Gerusalemme contro il Saladino, le armate mesopotamiche all’assalto delle prime città della Storia. Nel filmato c'è però qualcosa di distonico: i soldati con le divise e gli equipaggiamenti della modernità, che maneggiano gli ordigni incendiari tenendo a portata di mano gli estintori. Non siamo nel passato, ma nel volto angosciante del presente.
La scena surreale è stata ripresa sulla frontiera libanese, dietro alla barriera in cemento costruita per proteggere i centri abitati israeliani dalle incursioni di Hezbollah. La catapulta è una creazione delle Israeli Defence Forces, l’esercito più tecnologicamente avanzato del pianeta che ha preferito ricorrere a un’arma primordiale. I militari scagliano oltre il confine una bomba incendiaria dietro l’altra, come facevano nel…
Una catapulta e una muraglia: un’immagine fuori dal tempo, che riporta alle guerre dell’antichità più remota. Potrebbero essere i legionari di Giulio Cesare che assediano Alesia, i crociati asserragliati sugli spalti di Gerusalemme contro il Saladino, le armate mesopotamiche all’assalto delle prime città della Storia. Nel filmato c'è però qualcosa di distonico: i soldati con le divise e gli equipaggiamenti della modernità, che maneggiano gli ordigni incendiari tenendo a portata di mano gli estintori. Non siamo nel passato, ma nel volto angosciante del presente.
La scena surreale è stata ripresa sulla frontiera libanese, dietro alla barriera in cemento costruita per proteggere i centri abitati israeliani dalle incursioni di Hezbollah. La catapulta è una creazione delle Israeli Defence Forces, l’esercito più tecnologicamente avanzato del pianeta che ha preferito ricorrere a un’arma primordiale. I militari scagliano oltre il confine una bomba incendiaria dietro l’altra, come facevano nella stessa zona i loro avi impegnati nella lotta contro i babilonesi o quelli arroccati sui bastioni di Masada.
Perché lo fanno? Usare un trabucco di legno sul fronte di un conflitto combattuto con droni, tank e intelligenza artificiale sembra assurdo. Così come si fatica a comprendere l’impiego delle palle di fuoco gettate in territorio libanese. Una spiegazione è stata fornita su X da Emanuel Fabian, autorevole corrispondente militare di The Times of Israel: i soldati vogliono incendiare la fitta boscaglia nella fascia di frontiera, dove si mimetizzano i guastatori di Hezbollah per lanciare missili anticarro o tentare di varcare il muro.
I roghi lasciano senza ripari i miliziani sciiti e distruggono i visori nascosti tra le piante per spiare i movimenti delle truppe israeliane. E’ paradossale, ma non hanno altri strumenti validi nel loro infinito arsenale: mortai e cannoni sparano più lontano, le bombe a mano rischiano di cadere troppo vicino. Ed ecco che hanno risuscitato un congegno dimenticato da secoli, che dimostra di conservare una sua efficacia. Torna in mente la profezia di Albert Einstein all’indomani delle bombe di Hiroshima e Nagasaki: “Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la Terza Guerra Mondiale, ma la Quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre”.
Siamo già arrivati alle catapulte, un segno della drammatica follia della nostra quotidianità.