Nuova escalation a Nord: Hezbollah lancia l’attacco più massiccio su Israele dal 7 ottobre
dal nostro inviato Paolo BreraTEL AVIV – Mantenendo fede a quanto aveva promesso ieri, Hezbollah non si è fermato: dopo aver attaccato mercoledì con 215 proiettili il Nord di Israele in risposta all’uccisione di un suo comandante di alto rango, oggi non solo ha continuato a colpire ma ha incrementato l’attacco: secondo una fonte dei miliziani libanesi ascoltata da Al Jazeera, oggi hanno lanciato 30 droni e 150 missili colpendo – sostengono – “più di una decina di siti militari lungo la frontiera” nord israeliana con il Libano.
L'attacco di oggi ha ferito due ventenni israeliani provocando una quindicina di roghi. Le forze armate israeliane parlano invece di 40 missili e 5 “oggetti volanti” lanciati contro Israele, affermando di averne intercettato la maggior parte; ma ammettono che alcuni colpi hanno bucato l’ombrello protettivo dell’Iron Dome provocando incendi, pur non confermando né smentendo i danni alle infrastrutture militari.
“Oggi non si parla d’altro che del cessate il fuoco a Gaza e della guerra in …
TEL AVIV – Mantenendo fede a quanto aveva promesso ieri, Hezbollah non si è fermato: dopo aver attaccato mercoledì con 215 proiettili il Nord di Israele in risposta all’uccisione di un suo comandante di alto rango, oggi non solo ha continuato a colpire ma ha incrementato l’attacco: secondo una fonte dei miliziani libanesi ascoltata da Al Jazeera, oggi hanno lanciato 30 droni e 150 missili colpendo – sostengono – “più di una decina di siti militari lungo la frontiera” nord israeliana con il Libano.
L'attacco di oggi ha ferito due ventenni israeliani provocando una quindicina di roghi. Le forze armate israeliane parlano invece di 40 missili e 5 “oggetti volanti” lanciati contro Israele, affermando di averne intercettato la maggior parte; ma ammettono che alcuni colpi hanno bucato l’ombrello protettivo dell’Iron Dome provocando incendi, pur non confermando né smentendo i danni alle infrastrutture militari.
“Oggi non si parla d’altro che del cessate il fuoco a Gaza e della guerra in Libano”, allarga le braccia Talia, manager di Tel Aviv, sintetizzando l’incertezza e i rischi di questa fase delicata nei conflitti in corso nella regione: mentre il negoziato con Hamas sulla Striscia per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi langue e rischia di impantanarsi di fronte alle pretese di Hamas di emendare l’accordo in suo favore e all’indisponibilità del governo israeliano a concedere quello che chiede, è il fronte nord con gli Hezbollah libanesi a minacciare di esplodere.
Il portavoce del governo israeliano David Mancer dice che “la piena responsabilità per il deterioramento della sicurezza nel Nord ricade interamente sul Libano e su Hezbollah, sotto la guida iraniana”. E lascia capire che l’escalation è già in atto: “Attraverso la diplomazia o in altro modo, Israele riporterà la sicurezza al suo confine Nord”.
La crisi era esplosa perché Hezbollah, alleato di Hamas, voleva esercitare tutta la pressione possibile su Israele perché fermasse l'offensiva a Rafah a inizio maggio. E faceva parte della strategia anche mostrare a Israele di possedere capacità militari in grado di dissuadere Israele, come il tentativo di abbattere arerei da guerra israeliani sparandogli contro colpi di contraerea come ha fatto la scorsa settimana. Da allora, Hezbollah ha annunciato altri quattro attacchi contro i caccia israeliani, uno dei quali sarebbe avvenuto oggi.
Israele ha più volte violato lo spazio aereo libanese colpendo anche in profondità in Libano, come è avvenuto nella stessa capitale Beirut per l’omicidio mirato di un alto dirigente di Hamas.
Decine di migliaia di persone sono fuggite dalle zone di confine di entrambi i Paesi. Israele ha ucciso più di 300 combattenti di Hezbollah e circa 80 civili in Libano, mentre Hezbollah ha ucciso 18 soldati e 10 civili israeliani.
Dieci giorni fa il vice capo di Hezbollah, Naim Qassem, aveva ribadito tanto la disponibilità a trattare un accordo di normalizzazione dell’area quanto la prontezza a combattere una guerra aperta, sebbene assicurasse che i suoi uomini non avevano intenzione di scatenarla. Ma l’accordo di normalizzazione, aveva detto, non può prescindere dal negoziato per riportare la pace nella Striscia. Per questo Washington si è detta “molto preoccupata” ieri dal riacutizzarsi degli scontri proprio mentre cerca di definire, con la sua mediazione, un accordo difficilissimo tra Hamas e Israele basato sulla bozza presentata direttamente dal presidente Joe Biden.