Francia, il politologo Thevenon: “Alleanza a destra? Ciotti vuole fare il Tajani francese”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — «Sembra che ci stiamo dirigendo verso una bipolarizzazione tra Rassemblement National e la sinistra del Front Populaire» osserva il politologo Gilles Thevenon, insegnante all’Heip di Lione e autore di un saggio sulla storia della Quinta Repubblica. Thevenon sottolinea che i francesi stanno «diventando un po’ italiani». In questi giorni convulsi Parigi guarda a Roma, interrogandosi sul modello di coalizione delle destre tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
I Républicains però si stanno spaccando sull’alleanza con il Rassemblement National.
«Mi sembra probabile che alcuni deputati dei Républicains accettino l’alleanza ‘all’italiana’ negoziata da Ciotti. La destra francese sta seguendo volente o nolent…
PARIGI — «Sembra che ci stiamo dirigendo verso una bipolarizzazione tra Rassemblement National e la sinistra del Front Populaire» osserva il politologo Gilles Thevenon, insegnante all’Heip di Lione e autore di un saggio sulla storia della Quinta Repubblica. Thevenon sottolinea che i francesi stanno «diventando un po’ italiani». In questi giorni convulsi Parigi guarda a Roma, interrogandosi sul modello di coalizione delle destre tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
I Républicains però si stanno spaccando sull’alleanza con il Rassemblement National.
«Mi sembra probabile che alcuni deputati dei Républicains accettino l’alleanza ‘all’italiana’ negoziata da Ciotti. La destra francese sta seguendo volente o nolente l’evoluzione del blocco di “centro-destra” a Roma. I Républicains sono stretti tra il macronismo e il Rassemblement National. È difficile per loro incarnare una destra “classica” quando ottengono solo tra il 6 e il 9% dei voti. Ciotti ha scelto di allearsi per creare un blocco di destra in cui il suo partito possa creare un’ala “classica” pronta a crescere. Un po’ quello che sta facendo Antonio Tajani nel governo Meloni. Non è però ancora chiaro cosa ne sarà degli altri Républicains se non si uniranno al partito presidenziale».
È scontato che il trionfo del Rassemblement National alle europee si ripeta nelle legislative?
«È utile abbandonarsi a un po’ di “psicoanalisi politica”. Un’elezione europea ha sempre una duplice funzione. C’è una funzione ‘oggettiva’: si tratta di eleggere i membri del Parlamento europeo, che hanno poteri propri. Ma c’è un’altra funzione che definirei ‘latente’, un prisma “franco-francese”. Gli elettori hanno espresso nel voto la loro insoddisfazione nei confronti dell’esecutivo e di Emmanuel Macron. Il risultato della Rn è storico. È molto raro in Francia che un singolo partito raggiunga la soglia del 30% in un’elezione europea. Solo Simone Veil ci è riuscita nel 1984, guidando una lista unitaria tra i partiti Rpr e Udf».
Quindi cosa potrebbe accadere?
«In un’elezione legislativa contano le personalità, il radicamento nelle regioni e l’empatia. La maggioranza uscente e la coalizione delle sinistre nel Front Populaire faranno ovviamente leva sulla drammaticità delle questioni in gioco. Funzionerà? C’è il rischio che una parte dell’elettorato, soprattutto nelle zone rurali, mantenga il suo voto a favore del Rn, sull’onda di sentimenti di odio e di disincanto ormai molto diffusi».
Come funzionerebbe un’eventuale coabitazione?
«Se il Rassemblement National vince, ci sarà una quarta coabitazione nella storia della Quinta Repubblica. I protagonisti dovranno tenere i nervi saldi. Almeno così è sempre successo. Gli unici punti di “polarizzazione” potrebbero essere sui ministeri degli Esteri e della Difesa. L’esercizio del potere può permettere a Marine Le Pen di continuare la sua trasformazione verso maggiore realismo e moderazione. Gli esempi del M5S e di Giorgia Meloni in Italia parlano chiaro: è facile essere antisistema e criticare quando si è all’opposizione, ma quando si è al potere su molti dossier deve prevalere il pragmatismo».