Francia, il dilemma di Glucksmann: correre da solo o sostenere il fronte di Mélenchon
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — È il grande assente nelle trattative concitate per unire la sinistra di queste ore. Raphaël Glucksmann domenica sera è riuscito nell’exploit di ottenere quasi il 14% dei voti, eppure da allora è scomparso. Non parla da quattro giorni, da quando ha proposto l’ex capo del sindacato Cfdt, Laurent Berger, come candidato premier per rappresentare il blocco di sinistra, escludendo però di fare alleanza con Mélenchon.
L’intellettuale quarantenne, che non è tesserato del partito socialista ma ha il suo movimento Place Publique, è stato poi clamorosamente scavalcato dall’accordo tra socialisti, comunisti, ecologisti e la France Insoumise dello stesso Mélenchon. Un cartello elettorale che d…
PARIGI — È il grande assente nelle trattative concitate per unire la sinistra di queste ore. Raphaël Glucksmann domenica sera è riuscito nell’exploit di ottenere quasi il 14% dei voti, eppure da allora è scomparso. Non parla da quattro giorni, da quando ha proposto l’ex capo del sindacato Cfdt, Laurent Berger, come candidato premier per rappresentare il blocco di sinistra, escludendo però di fare alleanza con Mélenchon.
L’intellettuale quarantenne, che non è tesserato del partito socialista ma ha il suo movimento Place Publique, è stato poi clamorosamente scavalcato dall’accordo tra socialisti, comunisti, ecologisti e la France Insoumise dello stesso Mélenchon. Un cartello elettorale che deve costruire un “Fronte Popolare” per contrastare la vittoria di Marine Le Pen alle prossime legislative. E che nelle prime proiezioni – da prendere ancora con prudenza in questa fase – ha buone prospettive: il “Fronte Popolare” potrebbe conquistare tra 150 e 190 seggi, lontano dalla maggioranza (289 seggi), ma pur sempre in seconda posizione dietro il Rassemblement National (tra 220 e 270 seggi).
Stamattina Glucksmann dovrebbe finalmente uscire allo scoperto, ha previsto di dare un’intervista alla radio. E si capirà se darà il suo appoggio al cartello elettorale della gauche in costruzione. Glucksmann ha posto alcune linee rosse, come il sostegno all’Ucraina e una posizione chiara sul conflitto israelo-palestinese. Le trattative a sinistra sono state sospese ieri mattina proprio sulla lotta contro l’antisemitismo, e più nel dettaglio le parole usate nel programma del cartello elettorale per definire l’attacco del 7 ottobre contro Israele perpetrato da Hamas.
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Il movimento di Mélenchon ha fatto campagna per le europee cavalcando l’indignazione per le vittime a Gaza e non ha mai voluto definire Hamas come organizzazione terrorista. Il leader della France Insoumise ha definito «residuale» l’antisemitismo in Francia. Nei negoziati la delegazione di Place Publique è arrivata a chiedere che i deputati della sinistra più radicale si sottopongano a corsi di formazione sull’antisemitismo. I seguaci di Mélenchon si sono sentiti nel mirino, e quindi hanno interrotto la trattativa. Fra l’altro, non hanno finora neppure accettato di escludere dalle liste – come chiedono socialisti ed ecologisti – il loro deputato Adrien Quatennens, condannato per violenze domestiche.
Altro punto di distanza riguarda l’Ucraina, basta ricordare i banchi vuoti dei deputati mélenchonisti quando Volodymyr Zelensky è venuto a parlare all’Assemblée Nationale una settimana fa. E molti ricordano le ambiguità sulla Russia di Mélenchon prima della guerra. La sinistra ha anche il problema di designare un candidato premier. La maggioranza mantiene il nome di Gabriel Attal, attuale capo del governo che ha già cominciato a fare campagna, definendo «accordo della vergogna» l’intesa a sinistra. «Ero un membro del partito socialista – ha ricordato Attal – E mi rattrista vedere coloro che hanno difeso Dreyfus con quelli che sono accusati di apologia del terrorismo», ha commentato a proposito di una deputata della France Insoumise denunciata per alcune dichiarazioni sulla Palestina. Marine Le Pen ha il suo asso nella manica per il capo dell’esecutivo: il popolare Jordan Bardella. E a sinistra? «Ne sarei capace», ha lanciato Mélechon, che però fa fuggire molti elettori della sinistra più moderata. «Potrei farlo», ha detto un altro esponente della France Insoumise, François Ruffin, affacciando una competizione interna. Nei ranghi socialisti si parla di Carole Delga, attuale governatrice dell’Occitania.
In attesa di un’intesa sulla leadership, il Fronte Popolare dovrebbe presentare un programma dei primi cento giorni. Intanto la sinistra vuole anche mobilitarsi in piazza contro l’estrema destra. Un appello è stato lanciato dai cinque principali sindacati per una grande manifestazione a Parigi domani. Un invito appoggiato e rilanciato da vari partiti della gauche e dal sindacato della magistratura. Potrebbe richiamare fino a 100mila persone, secondo alcune stime della Prefettura. Da giorni ci sono diversi raduni spontanei in Francia, talvolta con presenza di black bloc e tafferugli con le forze dell’ordine.