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Attacchi più sofisticati con i droni e trattative con al Shabaab: l’escalation degli Houti per prendersi il Mar Rosso

Aumentano le incursioni del gruppo sciita e fanno lievitare ulteriormente le tariffe del trasporto, a danno dell’Italia: la scorsa settimana Shangai-Genova è salita del 17%, rincaro del 202% rispetto a un anno fa. E ora i miliziani vogliono fornire armi anche ai somali
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Non lasciano, anzi raddoppiano. Gli attacchi condotti dagli Houti contro il traffico navale a largo dello Yemen non fanno più notizia, ma stanno diventando un problema sempre più grave. Non solo perché lo schieramento delle flotte più potenti dell’Occidente non riesce a fermarli e nemmeno perché mettono in campo ordigni ancora più sofisticati: la grande minaccia è che le tattiche e le armi elaborate dai miliziani fondamentalisti e dai loro consiglieri iraniani si diffondano in altri Stati canaglia. Lo spillover di un contagio che può soffocare la navigazione mondiale.

La nuova escalation

Mercoledì per la prima volta hanno scagliato con successo un drone marittimo contro un mercantile: l’esplosione ha paralizzato la sala macchine e aperto una falla nello scafo del Tutor – lungo 299 metri, bandiera liberiana e armatore greco ma spesso attivo in porti russi – che ha cominciato a imbarcare acqua. Mentre l’equipaggio l’abbandonava, anche un drone volante è scoppiato sul ponte.

Un marinai…

Non lasciano, anzi raddoppiano. Gli attacchi condotti dagli Houti contro il traffico navale a largo dello Yemen non fanno più notizia, ma stanno diventando un problema sempre più grave. Non solo perché lo schieramento delle flotte più potenti dell’Occidente non riesce a fermarli e nemmeno perché mettono in campo ordigni ancora più sofisticati: la grande minaccia è che le tattiche e le armi elaborate dai miliziani fondamentalisti e dai loro consiglieri iraniani si diffondano in altri Stati canaglia. Lo spillover di un contagio che può soffocare la navigazione mondiale.

La nuova escalation

Mercoledì per la prima volta hanno scagliato con successo un drone marittimo contro un mercantile: l’esplosione ha paralizzato la sala macchine e aperto una falla nello scafo del Tutor – lungo 299 metri, bandiera liberiana e armatore greco ma spesso attivo in porti russi – che ha cominciato a imbarcare acqua. Mentre l’equipaggio l’abbandonava, anche un drone volante è scoppiato sul ponte.

Un marinaio è morto e la nave alla deriva. È stata un’incursione sincronizzata dal mare e dal cielo, che ha mostrato la letalità dei barchini telecomandati: molto più devastanti perché trasportano una quantità di tritolo superiore ai missili e ai velivoli senza pilota. Si ipotizza abbiano una carica da mezza tonnellata, mentre le ogive dei missili sono di circa cento chili e quelle dei droni di poche decine di chili.

Poche ore dopo gli Houti hanno tirato due missili balistici, senza colpire il bersaglio. Tutto questo mentre satelliti e ricognitori americani erano in massima allerta: nel corso della giornata quattro rampe di lancio sono state individuate e distrutte sul territorio yemenita prima che potessero entrare in azione.

Questo però non ha spaventato la formazione sciita: ieri due missili hanno centrato un mercantile, salpato dalla Malesia e diretto a Venezia. C’è stato un incendio, ma mancano informazioni dettagliate sulla situazione a bordo.

Dopo un rallentamento degli assalti, dalla fine di maggio il ritmo ha ripreso a salire. La scorsa settimana due portacointainer sono state raggiunte da aerei senza pilota: i danni non hanno impedito di proseguire la rotta. Molti ordigni invece sono stati intercettati dalle unità militari schierate nel Mar Rosso: la fregata italiana Fasan, ammiraglia dell’operazione europea Aspides, ne ha abbattuti due nel giro di tre giorni. Erano diretti contro un mercantile, a cui la fregata della Marina ha fatto scudo.

L’impatto sui costi del trasporto marittimo è stato immediato. La scorsa settimana le tariffe per trasferire un container da Shangai a Genova sono salite del 17 per cento: rispetto a un anno fa, il prezzo medio è aumentato del 202 per cento. Adesso le assicurazioni chiedono l’1 per cento del valore del mercantile: dieci volte di più rispetto al 2023. Si tratta di una vera e propria “bolletta degli Houti” che pesa soprattutto sull’economia del nostro Paese, totalmente dipendente dai trasporti marittimi.

L’offensiva spezza-mondo

Da metà novembre gli Houti hanno colpito ottanta navi civili, una sola delle quali è affondata. Un’offensiva che ha stravolto i collegamenti logistici tra Asia ed Europa: molte compagnie disertano il Canale di Suez e affrontano la circumnavigazione dell’Africa, altre ritardano le partenze per formare convogli protetti dalle navi da guerra. Gli effetti sul commercio internazionale sono disastrosi: i passaggi delle portacontainer attraverso il Mar Rosso sono crollati del 67 per cento, quelli delle petroliere si sono dimezzati.

A largo dello Yemen c’è una flotta potentissima: la portaerei Eisenhower; incrociatori statunitensi; cacciatorpediniere americani, britannici e francesi; fregate italiane, francesi, tedesche, spagnole. Sono inquadrate in una missione internazionale – Prosperity Guardian – e in quella europea. Non solo. Washington e Londra conducono da gennaio raid contro depositi, comandi, centri radio in territorio yemenita: l’ultimo è avvenuto il 30 maggio. Tutto questo però non riesce a debellare il movimento sciita, che dispone di scorte infinite di armamenti.

Sarà lunga. Avril Haines, al vertice di tutta l’intelligence statunitense, un mese fa durante una testimonianza al Congresso ha dichiarato che gli sforzi per far cessare gli attacchi sono stati insufficienti e che “la minaccia resterà ancora attiva per un certo tempo”. Pochi però avevano previsto che sarebbe cresciuta dal punto di vista qualitativo: stanno entrando in scena nuovi ordigni, come i barchini telecomandati e i droni sottomarini; stanno venendo sperimentate tattiche aggiornate. Inoltre, gli Houti riescono a ottenere informazioni dettagliate sui movimenti dei mercantili e a coordinare le incursioni.

Prima di loro, ad esempio, nessuno era riuscito a colpire un battello con i missili balistici: la loro caratteristica è la velocità, arrivano sul bersaglio in tre minuti. Dal momento in cui scatta l’allarme, ci sono meno di due minuti per neutralizzarlo. E non va trascurato il costo delle attività militari: i missili terra-aria hanno un prezzo che oscilla tra due e tre milioni di euro. L’Us Navy ha consumato nei primi sei mesi di missione nel Mar Rosso missili per il valore di un miliardo di dollari.

Per questo adesso si preferisce impiegare i cannoni a tiro rapido, con cui le unità della nostra Marina hanno ottenuto grandi risultati, oppure chiedere l’intervento di aerei da caccia che usano missili meno cari, come i Sidewinder da mezzo milione di euro. F18 Hornet americani, Mirage 2000 francesi ed Eurofighter inglesi sono stati coinvolti in numerosi duelli con i droni, che si costruiscono con poche migliaia di euro.

Il tiro incrociato

Il nuovo scenario è quello della proliferazione. Secondo fonti dell’intelligence citate dalla Cnn, gli Houti stanno negoziando la consegna di armamenti agli Shabaab somali, i guerriglieri islamisti che terrorizzano il Corno d’Africa. La notizia è stata accolta con scetticismo: gli Shabaab sono sunniti, affiliati in passato ad Al Qaeda e poi passati con l’Isis, mentre gli Houti sono sciiti alleati con l’Iran. Già negli scorsi anni però ci sono state collaborazioni tra formazioni filoiraniane e gruppi sunniti, come nel caso di Hamas, in funzione della lotta contro israeliani e americani: matrimoni di convenienza.

Sulle coste somale dall’inizio dell’anno sono ripresi con vigore gli abbordaggi dei pirati. Se gli Shabaab riuscissero a ottenere droni killer - e ovviamente imparassero a usarli -, su entrambi i lati del Mar Rosso ci sarebbe un tiro incrociato contro le rotte commerciali: una prospettiva da incubo, che forse potrebbe dare il colpo di grazia alla navigazione attraverso Suez. Non è l’unica. A parte il rapporto diretto con la milizia yemenita, i metodi e le tattiche che stanno tenendo in scacco il traffico merci stanno venendo studiate con attenzione da altre formazioni armate parastatali: comprare velivoli teleguidati o trasformare in bombe modelli commerciali non è difficile. Più complesso però acquisire la capacità di sopravvivere alla reazione.

In questo gli Houti sono stati sottovalutati. Durante la lunga guerra civile, hanno tenuto testa alle aviazioni saudita ed emiratina che dispongono dei migliori velivoli da combattimento e dei sistemi elettronici più avanzati: centinaia di raid dal cielo non sono riusciti a fermali. Hanno sviluppato procedure, grazie anche alle consulenze dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, per disperdere le batterie, nascondere i depositi, colpire tenendo il silenzio radio. Metodi in cui adesso sono maestri e gli permettono di resistere alle forze occidentali. E fanno sì che un piccolo movimento terroristico sia diventato centrale nei lavori dei Grandi: il G7 – si legge nella bozza del documento del vertice di Borgo Egnazia - “condanna i continui attacchi degli Houthi contro le navi commerciali nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Devono cessare”.

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