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G7, intervista a Lula: “Una task force per vincere la fame nel mondo. È ora di tassare il club dei super ricchi”

G7, intervista a Lula: “Una task force per vincere la fame nel mondo. È ora di tassare il club dei super ricchi”
Parla a Repubblica il presidente del Brasile. “La vittoria della destra estrema in Europa è un pericolo per la democrazia”. E poi: “Con un G20 rafforzato, G7 e Brics non avrebbero più ragione di esistere. L’Onu? Va abolito il diritto di veto”
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Presidente Lula, lei è stato invitato al G7 in Italia. Quali proposte concrete porterà?

«Discuterò di alcune delle nostre priorità per la presidenza brasiliana del G20 come disuguaglianze, cambiamento climatico e riforma della governance globale. Lanceremo una task force contro la fame e la povertà aperta a tutti i Paesi, compresi quelli non membri del G20. Abbiamo anche lanciato una task force per la mobilitazione contro il cambiamento climatico per incentivare l’attuazione dell’accordo di Parigi. Il Brasile ha ridotto la deforestazione e ha invitato i Paesi più ricchi a mantenere il sostegno promesso dalla COP-15 in Danimarca di 100 miliardi di dollari per la conservazione dell’ambiente».

Realisticamente, cosa può ottenere il Sud Globale dal G20 sotto la sua presidenza?

«Il Sud del mondo non è più quello di 20 anni fa, quando fui presidente per la prima volta. Allora volevamo espandere la cooperazione Sud-Sud, adesso abbiamo nuove rotte per il commercio e gli investimenti. Il G20 è molto rappresentativo, comprende l’Unione Africana, i Paesi del G7, che tra parentesi non sono più le sette maggiori economie mondiali, e i Brics. Se il G20 fosse stato rafforzato, questi blocchi non avrebbero bisogno di esistere. Vogliamo riformare istituzioni globali che invecchiano, come quelle di Bretton Woods, ferme agli anni Quaranta».

Questa è la cornice. Ma cosa c’è dentro?

«Sosteniamo la tassazione dei super-ricchi. Un gruppo di soli 3.000 individui concentra la ricchezza del pianeta. Se mettessimo una tassa del 2 per cento, si aiuterebbe a eliminare la fame nel mondo. Tremila miliardari possiedono quasi 15 mila miliardi di dollari. Il Brasile sostiene misure per far fronte al debito delle economie in via di sviluppo. Dobbiamo convertire il debito impagabile in asset e progetti infrastrutturali, soprattutto quelli delle transizioni energetiche in Africa, Asia e America Latina».

È preoccupato dall’avanzata in Europa dei partiti sovranisti e di estrema destra?

«Sì, la democrazia per come la conosciamo è a rischio. L’unico modo per combattere l’estremismo è promuovere più democrazia tra le persone. Democrazia con contenuti, che apporti miglioramenti concreti alla vita di tutti. I risultati delle elezioni dimostrano che in Europa esiste comunque una maggioranza di individui democratici e favorevoli all’integrazione».

Quale futuro vede per la sinistra?

«Combattere le disuguaglianze e la povertà e promuovere i valori umanisti è oggi più importante che mai. Tuttavia, molte persone non riescono a vederlo, immerse nell’individualismo e nelle illusioni promosse dai social media. I partiti democratici e di sinistra devono fornire nuove risposte politiche ai problemi di oggi in un linguaggio e in un modo che possano parlare alla gente attraverso gli attuali mezzi di comunicazione».

Come?

«Proteggendo i lavoratori nel nuovo mercato del lavoro, definito dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale, e stando vicini alle persone nei loro quartieri, sul posto di lavoro e nei social media».

Cina e Brasile sostengono una proposta congiunta per un negoziato di pace che porti allo stesso tavolo Ucraina e Russia. Secondo Zelensky è un regalo a Putin perché legittima l’invasione e apre alla legittimazione di altre invasioni. Cosa risponde?

«Il Brasile ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, crediamo che non ci sarà una soluzione militare a questo conflitto, né che un Paese possa negoziare la pace da solo senza considerare l’altra parte. Le due parti dovranno risolvere le loro divergenze al tavolo delle trattative. Come diceva l’ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, la pace non si fa tra amici, è fatta tra i nemici».

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Possono le Nazioni Unite gestire il negoziato?

«L’Onu è debole, e i Paesi che hanno promosso le invasioni negli ultimi decenni, ad esempio dell’Iraq e della Libia, sono proprio i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. È necessario riformare l’Onu, ampliando il Consiglio e togliendo il potere di veto».

Sottomarini nucleari russi sono segnalati nelle acque vicino a Cuba. È preoccupato?

“Questo episodio, che ricorda la Guerra Fredda, non mi riguarda. Sono preoccupato per l’aumento della belligeranza e dei conflitti nel mondo, in Ucraina, a Gaza, in Africa e in Medio Oriente, proprio quando i Paesi di tutto il mondo hanno bisogno di unire gli sforzi contro il cambiamento climatico, la fame e il rischio di pandemie. Con una frazione di ciò che viene speso per le armi, potremmo garantire che 150 milioni di bambini in tutto il mondo non muoiano di fame”.

Uno dei conflitti che ha citato, Gaza. La road map sostenuta da Biden per la fine della guerra ha una reale possibilità di successo?

«Non so se il Primo ministro israeliano sia interessato al suo successo, ma spero che lo sia. Il mondo intero attende con ansia la fine della guerra e la liberazione degli ostaggi. La gente di Gaza ha sofferto abbastanza. Il cessate il fuoco deve essere il primo passo verso l’unica via d’uscita, ovvero la soluzione di creare due Stati indipendenti e vitali».

Molti osservatori internazionali ritengono che il Brasile stia correndo un grosso rischio per via della dipendenza economica e commerciale dalla Cina.

«Io invece sono contento di questa espansione con la Cina. Amplieremo anche le nostre relazioni con l’India, l’Africa, il Messico, i Paesi arabi e i nostri vicini del Sud America. Nel 2023 abbiamo superato il nostro record di esportazioni verso gli Usa, quest’anno ci muoviamo verso una crescita del 14% in aggiunta al record dell’anno scorso. Potrebbe andare meglio, certo, ma, per esempio, sono 20 anni che l’Europa negozia un accordo con il Mercosur e ancora non l’ha chiuso».

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