L'irricevibile pace di Putin. Mosca detta le sue condizioni alla vigilia del vertice in Svizzera
di Rosalba CastellettiLa chiama “pace”, ma quello che chiede è una irricevibile e irrealistica resa di Kiev. Alla vigilia della conferenza sulla Svizzera, da cui la Russia è stata esclusa, Vladimir Putin per la prima volta elenca nel dettaglio quali sarebbero le sue “condizioni” per rilanciare trattative con l’Ucraina.
Dice che ordinerebbe immediatamente il cessate-il-fuoco e avvierebbe i negoziati di pace se l’Ucraina si ritirasse dalle quattro regioni unilateralmente annesse da Mosca nel settembre 2022.
Putin ha sempre detto che i negoziati dovrebbero partire dal riconoscimento di quelle che Mosca chiama “nuove realtà territoriali”, ma stavolta rilancia: “Le truppe ucraine devono essere completamente ritirate dalle repubbliche popolari di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. E attiro la vostra attenzione: dall'intero territorio delle regioni entro i propri confini amministrativi”, dice.
Rivendica quindi anche le aree che non ha mai controllato in oltre due anni di cosiddetta “operazione militare s…
La chiama “pace”, ma quello che chiede è una irricevibile e irrealistica resa di Kiev. Alla vigilia della conferenza sulla Svizzera, da cui la Russia è stata esclusa, Vladimir Putin per la prima volta elenca nel dettaglio quali sarebbero le sue “condizioni” per rilanciare trattative con l’Ucraina.
Dice che ordinerebbe immediatamente il cessate-il-fuoco e avvierebbe i negoziati di pace se l’Ucraina si ritirasse dalle quattro regioni unilateralmente annesse da Mosca nel settembre 2022.
Putin ha sempre detto che i negoziati dovrebbero partire dal riconoscimento di quelle che Mosca chiama “nuove realtà territoriali”, ma stavolta rilancia: “Le truppe ucraine devono essere completamente ritirate dalle repubbliche popolari di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. E attiro la vostra attenzione: dall'intero territorio delle regioni entro i propri confini amministrativi”, dice.
Rivendica quindi anche le aree che non ha mai controllato in oltre due anni di cosiddetta “operazione militare speciale”, compresi i capoluoghi di Zaporizhzhia e Kherson.
Soltanto quando Kiev “inizierà un vero e proprio ritiro delle truppe da queste regioni, e notificherà anche ufficialmente l'abbandono dei piani di adesione alla Nato, seguirà immediatamente l'ordine da parte nostra di cessare il fuoco e iniziare negoziati”, conclude chiedendo anche la revoca immediata di tutte le sanzioni occidentali. Richieste che difficilmente Kiev e l’Occidente potranno accettare.
Già nell’autunno del 2022 Putin e vari funzionari avevano rilasciato dichiarazioni di “apertura” alla pace. Dopo che l’esercito era stato costretto a umilianti ritirate, il Cremlino sperava di congelare il conflitto per avere il tempo di addestrare gli uomini appena mobilitati e anche di riarmarsi.
Da quando è fallita la controffensiva ucraina nel 2023 e l’esercito russo è tornato ad avanzare, Putin ha ripreso a rilanciare la possibilità di negoziare purché venissero riconosciute le regioni annesse da Mosca o si ripartisse dall’intesa negoziata a Istanbul nella primavera del 2022.
Spera di forzare la mano dalla sua posizione di vantaggio. Un vantaggio però sempre più precario ora che i Paesi Naro hanno autorizzato Kiev a usare le loro armi anche contro il territorio russo.