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Project 25: il piano sovversivo del think tank trumpiano per sostituire migliaia di agenti dell’Fbi considerati “infedeli”

(reuters)
Elaborato dall’Heritage Foundation, pensatoio conservatore di Washington, disegna la svolta verso uno Stato autoritario e religioso alle dipendenze di uno solo: l’ex presidente. Allarme tra i democratici
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New York - Da settimane elettori americani postavano sui social appelli allarmati legati a due sigle legate alla campagna di Donald Trump: “Project 25” e “Schedule F”. Dicevano: “Forse è il momento che diate un’occhiata a cosa c’è scritto, perché ne va del futuro degli Stati Uniti”. Fino a qualche tempo fa la storia non aveva superato i confini di Facebook, TikTok o X, al punto da sembrare una delle tante informazioni di propaganda che girano nel web. Adesso le due sigle hanno attirato attenzione e destato inquietudini anche tra alcuni deputati democratiici perché indicano, senza nasconderlo, un programma autoritario e religioso in cui l’America viene immaginata come uno Stato alle dipendenze di un capo assoluto: Trump.

Si parla di un piano di sostituzione di massa di centinaia di migliaia di dipendenti federali, inclusi gli agenti dell’Fbi, tutti coloro che non si mostreranno fedeli a Trump, una volta eletto presidente degli Stati Uniti. Le novecento pagine di “Project 2025” sono st…

New York - Da settimane elettori americani postavano sui social appelli allarmati legati a due sigle legate alla campagna di Donald Trump: “Project 25” e “Schedule F”. Dicevano: “Forse è il momento che diate un’occhiata a cosa c’è scritto, perché ne va del futuro degli Stati Uniti”. Fino a qualche tempo fa la storia non aveva superato i confini di Facebook, TikTok o X, al punto da sembrare una delle tante informazioni di propaganda che girano nel web. Adesso le due sigle hanno attirato attenzione e destato inquietudini anche tra alcuni deputati democratiici perché indicano, senza nasconderlo, un programma autoritario e religioso in cui l’America viene immaginata come uno Stato alle dipendenze di un capo assoluto: Trump.

Si parla di un piano di sostituzione di massa di centinaia di migliaia di dipendenti federali, inclusi gli agenti dell’Fbi, tutti coloro che non si mostreranno fedeli a Trump, una volta eletto presidente degli Stati Uniti. Le novecento pagine di “Project 2025” sono state pubblicate nell’aprile dell’anno scorso da Heritage Foundation, un think tank conservatore di Washington, vicino al tycoon. Il libro mastro della destra rappresenta il manifesto trumpiano che assegna pieni poteri al presidente, smantellando strati della macchina amministrativa per creare uno stato autoritario, in cui la religione diventa centrale, e si autorizza la persecuzione degli avversari.

Nel “Mandate for Leadership”, la linea guida per la transizione alla svolta autoritaria, si invocano purghe di massa, licenziamenti di tutti i dipendenti che si sono mostrati fin qui critici o freddi nei confronti del tycoon. La base trumpiana è entusiasta, perché ritiene che un Commander in Chief abbia bisogno che i suoi “soldati” gli giurino fedeltà. “Non è abbastanza per i conservatori vincere le elezioni”, dice Project 25 nel suo sito web. L’agenzia Ap parla di linguaggio “apocalittico”. “Il prossimo presidente conservatore - scrive Project 25 - sarà l’ultima possibilità per salvare la nostra Repubblica”. Il culto del capo adesso ha un documento ufficiale.

Riguardo i rapporti tra il presidente e i dipendenti federali, il nuovo tipo di relazione è stabilito dal cosiddetto “Schedule F”, richiamo all’ordine esecutivo che Trump firmò nel 2020 nel tentativo di togliere ai dipendenti dell’amministrazione la protezione garantita per legge a non essere licenziati in base alle proprie convinzioni politiche. Battuto alle elezioni, il tycoon non ha potuto dare seguito al piano, che è stato poi cancellato. Trump voleva già quattro anni fa una burocrazia formata solo da gente fedele. Nel Project 2025 si consiglia alla nuova amministrazione Repubblicana di “riportare la famiglia al centro della vita americana”, “smantellare lo Stato”, “difendere i confini” e assicurarsi che “i diritti individuali concessi da Dio vengano vissuti liberamente”.

A rischio ci sono le libertà legate alla riproduzione e all’identità sessuale. L’agenda punta a mettere al bando in tutto il Paese il ricorso alla pillola abortiva, definita la “più grande minaccia ai bambini non nati nel mondo post Roe”. Accusano l’agenzia federale del farmaco, la Food and Drug Administration, di aver approvato la pillola, più di vent’anni fa, solo per fini politici. In ponte c’è anche la repressione dei migranti con deportazioni di massa, di cui lo stesso Trump ha parlato pubblicamente nei suoi comizi elettorali. E tutto questo da attuare nei primi sei mesi del nuovo mandato. La separazione tra Stato e Chiesa qui viene messa in dubbio. I Democratici stanno cominciando a organizzarsi con i legali. Project 25 viene definita una “delle più gravi minacce che il popolo americano si troverà ad affrontare”. Ma il suo fondamento, secondo i promotori, sta nella madre di tutte le leggi americane: la Costituzione. È nell’articolo 2 che, dicono, si assegna al presidente degli Stati Uniti il pieno controllo dell'esecutivo. “Colui che sarà in carica - dicono i promotori del manifesto - dovrà essere seguito. E tutti dovranno fare quello che lui dice”.

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