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Francia, Alain Minc: “Una follia votare ora, se Le Pen ha la maggioranza il presidente si dimetterà”

(afp)
Parla lo scrittore e consigliere politico. “Il presidente ha perso tutta la credibilità in Francia e in Europa Se si dovesse arrivare alla coabitazione, sarà molto complicato restare all’Eliseo"
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PARIGI — «Pensavo che Emmanuel Macron non avrebbe terminato il suo secondo mandato, ma non pensavo così, non con un gesto folle». Alain Minc, consigliere ombra di tanti presidenti, esprime un giudizio duro e senza appello sulla decisione del capo dello Stato di sciogliere l’Assemblée Nationale e indire elezioni anticipate.

Che cosa è successo?

«È un problema psicologico, il risultato del narcisismo di Macron, portato all’estremo. Forse crede nel suo tocco magico, ma è sconcertante. Non vuole ammettere di essere non solo impopolare, ma anche odiato da una parte della popolazione. Immagina di ribaltare la situazione. È sempre stato un giocatore di poker. Quando gioca con la sua carriera, sono affari suoi. Quando lo fa con il destino del Paese, è imperdonabile».

PARIGI — «Pensavo che Emmanuel Macron non avrebbe terminato il suo secondo mandato, ma non pensavo così, non con un gesto folle». Alain Minc, consigliere ombra di tanti presidenti, esprime un giudizio duro e senza appello sulla decisione del capo dello Stato di sciogliere l’Assemblée Nationale e indire elezioni anticipate.

Che cosa è successo?

«È un problema psicologico, il risultato del narcisismo di Macron, portato all’estremo. Forse crede nel suo tocco magico, ma è sconcertante. Non vuole ammettere di essere non solo impopolare, ma anche odiato da una parte della popolazione. Immagina di ribaltare la situazione. È sempre stato un giocatore di poker. Quando gioca con la sua carriera, sono affari suoi. Quando lo fa con il destino del Paese, è imperdonabile».

Aveva alternative?

«Bisogna essere ragionevoli. Non si fa una cosa del genere il giorno dopo aver perso un’elezione. Penso che i candidati macronisti possano essere eliminati al primo turno in 3 o 400 collegi. A sinistra l’hanno capito e hanno organizzato un cartello elettorale. Macron ha fatto un clamoroso errore di analisi, sulla base di una visione falsa della Francia».

Eppure lei l’ha sostenuto, è stato anche il suo mentore all’inizio.

«Mi dicono che il giorno prima del voto Macron continuava a dire che la sua lista avrebbe ottenuto il 22%. È stato consigliato male. Non ha mai voluto intorno a sé persone che potessero tenergli testa. È assurdo e sconcertante che una decisione così importante possa essere presa da un solo uomo, circondato da cortigiani».

Ha già perso molto del suo prestigio in Europa?

«Ha perso tutta la sua credibilità. Non può più influenzare le decisioni sui top jobs. Anche i leader europei guardano i sondaggi. La Francia non sarà più una forza trainante. Nella migliore delle ipotesi, non sarà un ostacolo. Così per qualche tempo, poi si vedrà. Gli italiani sanno bene che nessuna situazione politica è irreversibile. Non credo nemmeno per un secondo che, se il Rn avrà la maggioranza assoluta, Macron durerà altri tre anni».

Sarà costretto a dimettersi?

«Le Pen ha fiuto politico. Se pensasse che mancano tre anni alle presidenziali, non lascerebbe Bardella andare al governo. Fra tre anni lui rischierebbe di aver fallito al potere e sarebbe lei a pagarne le conseguenze. Le Pen probabilmente scommette che le presidenziali saranno prima. La coabitazione sarà molto complicata. Funziona quando ci sono due politici sperimentati, che conoscono i trucchi del mestiere. Sono convinto che a un certo punto Macron dovrà dimettersi. Ma non credo che Le Pen sarà eletta presidente. Dipende da cosa c’è dall’altra parte. Il candidato naturale sarà Gérard Larcher (il presidente del Senato, ndr) perché se Macron si dimette, prenderà l’interim e con le elezioni tre settimane dopo avrà un vantaggio naturale».

Come potrebbe funzionare una coabitazione?

«Faccio un esempio. Nel sistema francese, sono i ministeri che stanziano i fondi per l’Eliseo. Nel 1986, con la prima coabitazione, la sinistra temeva che Chirac avrebbe spento il riscaldamento. Era ridicolo, ovviamente, ma spiega la situazione. Non è nemmeno vero che la politica estera e la Difesa sono di esclusiva competenza del capo dello Stato. Sono responsabilità del presidente e del governo. Macron dovrà firmare le leggi, non ha scelta. E il suo peso politico sarà nullo se avrà tra i 50 e i 100 deputati. Il suo credito nei confronti del Paese è distrutto. E quale credibilità internazionale avrà presentandosi con un ministro degli Esteri del Rassemblement?».

È convinto che l’estrema destra avrà la maggioranza assoluta?

«No, c’è un altro scenario. Se il Rn non l’avrà , bisognerà vedere quanti deputati avranno i socialisti. Macron potrebbe cercare di formare un governo di unità nazionale con socialisti e alcuni repubblicani. Diventerebbe un presidente della Repubblica all’italiana. Non è lo scenario più probabile. Diciamo che c’è una possibilità su cinque».

Lei aveva scommesso sul pragmatismo di Giorgia Meloni. Ora punta su quello di Le Pen?

«Penso che si ammorbidirà un po’. Faranno qualche errore economico ma hanno capito la pressione dei mercati. Cercheranno di affermare la propria identità sull’immigrazione. La differenza è che Meloni sta facendo un Gramsci di destra. Le Pen non farà Gramsci, non sa nemmeno chi sia. Non penso che vorranno occupare tutte le posizioni nella cultura come succede da voi».

Non sembra così preoccupato.

«La Francia non è minacciata dal fascismo. Siamo seri. Penso che dobbiamo combattere Le Pen per 4 motivi: è visceralmente anti-Usa, è piuttosto antieuropea, odia i contro-poteri e ha una visione socialista dell’economia. I danni economici saranno reali ma non drammatici. Il danno internazionale all’immagine della Francia sarà notevole. E i francesi, arroganti e orgogliosi, non gradiranno».

Cosa resterà del macronismo?

«È un finale shakespeariano. Quello che ha appena fatto Macron resterà un segno indelebile nella Storia. È un meteorite che è salito al punto più alto e ha deciso di autodistruggersi».

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