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Chiquita e le banane di sangue: l’azienda condannata negli Stati Uniti per le sue responsabilità nel massacro di otto contadini colombiani

(afp)
Il colosso della frutta, tra il 1997 3 il 2004, aveva pagato regolarmente un gruppo paramilitare di destra per la protezione delle sue piantagioni. Ora dovrà risarcire le famiglie delle vittime pagando 38,3 milioni di dollari
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Soldi in cambio di protezione. Anche la Chiquita, marchio simbolo della holding delle banane, ha ceduto alle pressioni degli squadroni della morte presenti in Colombia pagando 1,7 milioni di dollari alle Auc di Carlos Castaño tra il 1997 e il 2004.

La notizia arriva dagli Stati Uniti, dove un Tribunale federale del sud della Florida ha condannato la Chiquita Brands International per concorso nell’omicidio di 8 contadini colombiani uccisi durante le scorribande delle Autodefensas Unidas de Colombia, un’organizzazione paramilitare di estrema destra attiva fino al 2006.

Il processo era nato dalla denuncia dei familiari delle vittime, che erano ricorsi alla giustizia americana fornendo prove schiaccianti sul coinvolgimento dell’industria agroalimentare nel conflitto che per 56 anni ha diviso e insanguinato il paese andino. I giudici hanno ordinato il pagamento di 38,3 milioni di dollari ai ricorrenti a titolo di risarcimento. La Chiquita ha annunciato di aver proposto appello perché ritie…

Soldi in cambio di protezione. Anche la Chiquita, marchio simbolo della holding delle banane, ha ceduto alle pressioni degli squadroni della morte presenti in Colombia pagando 1,7 milioni di dollari alle Auc di Carlos Castaño tra il 1997 e il 2004.

La notizia arriva dagli Stati Uniti, dove un Tribunale federale del sud della Florida ha condannato la Chiquita Brands International per concorso nell’omicidio di 8 contadini colombiani uccisi durante le scorribande delle Autodefensas Unidas de Colombia, un’organizzazione paramilitare di estrema destra attiva fino al 2006.

Il processo era nato dalla denuncia dei familiari delle vittime, che erano ricorsi alla giustizia americana fornendo prove schiaccianti sul coinvolgimento dell’industria agroalimentare nel conflitto che per 56 anni ha diviso e insanguinato il paese andino. I giudici hanno ordinato il pagamento di 38,3 milioni di dollari ai ricorrenti a titolo di risarcimento. La Chiquita ha annunciato di aver proposto appello perché ritiene che il verdetto “non abbia alcuna base legale”.

In realtà, la società di Fort Lauderdale erede della United Fruit (che ebbe un ruolo decisivo nell’intervento nordamericano in Guatemala ed è citata più volte da Gabriel Garcia Márquez nel suo “Cent’anni di solitudine” per i massacri dell’esercito sui lavoratori delle piantagioni), aveva già ammesso di essere ricorsa all’aiuto delle Auc in un primo processo svolto nel 2007. Il colosso della frutta, con sedi in oltre 70 paesi nel mondo e storiche presenze in Centro e Sud America, aveva sostenuto di essere stata costretta a pagare una “tassa” ai mercenari.

Carlos Castaño, forte dei suoi 30 mila uomini, si era fatto vivo dicendo che se voleva evitare le incursioni della guerriglia nelle piantagioni e rischiare attentati e sequestri doveva farsi proteggere dal suo gruppo. Le Autodefensas si erano rafforzate grazie ai contributi in denaro che arrivavano dai tanti proprietari di aziende di coltivatori di caffè, allarmati dalle azioni dei guerriglieri delle Farc attivi soprattutto nelle campagne della Colombia. L’organizzazione aveva poi allargato il suo business mettendosi a trafficare in armi e cocaina, ma con il suo esercito garantiva la sicurezza degli industriali nei territori che aveva conquistato.

La Chiquita Brands International si adeguò al vento che soffiava e accettò di finanziare il gruppo. I familiari delle vittime hanno sostenuto che la società statunitense non si limitò a pagare il pizzo per non avere problemi. Andò oltre e “strinse un’alleanza scellerata con le Auc” nel momento in cui la multinazionale stava espandendo la propria attività nelle regioni controllate dagli squadroni della morte. I pagamenti regolari - hanno dimostrato i rappresentanti legali dei familiari delle vittime - sono proseguiti anche dopo il 2001, quando i sicari di Castaño furono dichiarati terroristi da Washington.

(afp)

Paladine del mondo industriale agricolo e della destra colombiana, le Auc approfittarono della loro forza militare e finanziaria per compiere massacri nei confronti di chiunque fosse sospettato di simpatie per la guerriglia di sinistra. La Chiquita, secondo i giudici, si è resa corresponsabile di questa pratica. La giuria si è concentrata su 9 casi delle centinaia di denunce che aveva ricevuto da parte delle vittime. Alla fine, ha emesso il suo verdetto sugli 8 che presentavano prove solide e inoppugnabili.

La società si è difesa ricordando che la situazione in Colombia “è tragica per tante persone e i nostri pensieri vanno a queste e alle loro famiglie. Tuttavia, ciò non cambia la nostra convinzione che il verdetto non abbia basi giuridiche”. Gli avvocati dei familiari hanno elogiato invece il coraggio e la determinazione delle famiglie che rappresentavano: “Hanno rischiato la vita per farsi avanti e chiedere giustizia”. Per poi aggiungere: “Il verdetto non riporta indietro i mariti e i figli che sono stati uccisi, ma mette le cose in chiaro. Pone la responsabilità del finanziamento al terrorismo al posto giusto: alle porte di Chiquita”.

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