Siamo davanti a una svolta epocale nell’arte della guerra, che per la prima volta in assoluto mette da parte l’uomo. Una rivoluzione sancita dall’esperienza di oltre due anni di combattimenti, in cui è emerso con chiarezza chi sarà il protagonista dei conflitti: il drone, destinato a dominare la battaglia in cielo, in terra e in mare. Per questo Kiev ha annunciato la nascita di una “Forza dei sistemi senza umani” – indicata con l’acronimo inglese Fus - , in pratica l’armata robot, che sarà autonoma rispetto a esercito, marina e aviazione.
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È una nuova frontiera: “Stiamo cambiando le regole della guerra attraverso l’innovazione e la tecnologia”, ha dichiarato il colonnello Vadym Sukharevskyi, primo al mondo a comandare una falange di macchine telecomandate volanti, naviganti o cingolate. Lo stemma è una rondine – simbolo di libertà – però meccanica e con un’aria molto aggressiva. “Ci permetterà – ha detto il viceministro della Dif…
Siamo davanti a una svolta epocale nell’arte della guerra, che per la prima volta in assoluto mette da parte l’uomo. Una rivoluzione sancita dall’esperienza di oltre due anni di combattimenti, in cui è emerso con chiarezza chi sarà il protagonista dei conflitti: il drone, destinato a dominare la battaglia in cielo, in terra e in mare. Per questo Kiev ha annunciato la nascita di una “Forza dei sistemi senza umani” – indicata con l’acronimo inglese Fus - , in pratica l’armata robot, che sarà autonoma rispetto a esercito, marina e aviazione.
[[(FckEditorEmbeddedHtmlLayoutElement) guerra ucraina]]
È una nuova frontiera: “Stiamo cambiando le regole della guerra attraverso l’innovazione e la tecnologia”, ha dichiarato il colonnello Vadym Sukharevskyi, primo al mondo a comandare una falange di macchine telecomandate volanti, naviganti o cingolate. Lo stemma è una rondine – simbolo di libertà – però meccanica e con un’aria molto aggressiva. “Ci permetterà – ha detto il viceministro della Difesa Ivan Gavrylyuk – di colpire il nemico con un’incisività senza precedenti, dalle trincee in prima linea fino ai bersagli più in profondità all’interno della Russia”.
Dal punto di vista dottrinario, è una scelta simile a quella che un secolo fa determinò la creazione dell’Aeronautica militare e delle prime forze aeree: si prese atto che i velivoli non erano più un mezzo accessorio per le manovre di fanteria e flotta ma avevano assunto la capacità di incidere sull’esito dei conflitti. Allo stesso tempo, la complessità nella progettazione degli apparecchi e dei motori richiedeva di concentrare ricerche e investimenti. Non tutti seguirono subito questa trasformazione: Stati Uniti e Giappone, ad esempio, hanno mantenuto per tutta la Seconda Guerra Mondiale una doppia organizzazione aerea di esercito e marina. L’Us Air Force è diventata indipendente soltanto nel 1947. Poi, sotto la presidenza Trump, c’è stata un’altra evoluzione con la decisione di formare la Space Force a cui affidare la sfida oltre l’atmosfera, riconoscendo il ruolo strategico delle reti satellitari.
Gli ucraini non guardano al domani ma prendono atto della realtà che vivono quotidianamente nella lotta contro gli invasori russi: sono gli strumenti unmanned a determinare gli esiti della battaglia. Lo hanno fatto in maniera radicale nel Mar Nero, dove i barchini telecomandati – che nell’ultima fase delle incursioni si dirigono autonomamente contro i bersagli – hanno spazzato via la flotta di Mosca, obbligandola a trasferirsi a oriente della Crimea: un successo inatteso, studiato da tutte le marine del pianeta che stanno correndo a dotarsi di droni marittimi o sommergibili. Se la presenza di robot cingolati e ruotati sul terreno è in crescita ma ancora sporadica, a bassa quota ormai sono i mezzi senza pilota di ogni dimensione a dominare.
In questo settore, per quasi due anni i reparti di Kiev non hanno avuto rivali. Poi gli sforzi del Cremlino hanno ribaltato la situazione: in questo momento in larghe zone del fronte sono i droni russi ad avere la superiorità, sia per i nuovi modelli introdotti sia per la distribuzione massiccia di apparati di disturbo elettronico che neutralizzano i navigatori gps e stroncano i segnali di guida.
Adesso gli ucraini puntano alla riscossa. Vogliono avere più droni, più moderni e soprattutto impiegarli secondo tattiche sorprendenti. Stanno elaborando un nuovo concetto del conflitto, che adatta le strategie della Nato alle loro condizioni: mentre l’Alleanza atlantica sostiene che per vincere è necessaria la supremazia aerea, i comandi di Kiev cercano il modo di conquistarla solo nella fascia dei droni, limitata a poco più di cento metri dal suolo. Se riuscissero infatti a spazzare via i minuscoli quadricotteri da ricognizione o da bombardamento, tenendo a distanza i mezzi più grandi come i micidiali killer Zala Lancet – prodotti dalla fabbrica dei kalashnikov – allora avrebbero la certezza di potere sconfiggere sul campo le unità terrestri nemiche.
La “Forza dei sistemi senza equipaggio” si occuperà anche di questo. Il suo capo, il colonnello Vadym Sukharevskyi, è un veterano rimasto in prima linea dagli scontri nel Donbass del 2014 e un pioniere nell’utilizzo di questi ordigni: “Abbiamo dimostrato al mondo che l’Ucraina ha superato l’approccio conservatore e ha stabilito un primato”. Il suo compito principale sarà coordinare la produzione di droni e razionalizzare la progettazione, per arrivare a costruirne un milione l’anno entro la fine del 2025. Attualmente nel Paese ci sono 125 aziende impegnate in questo settore, che ricevono finanziamenti dall’estero – l’ultimo dall’Olanda è di sessanta milioni di euro – e hanno collaborazioni con società occidentali. Lo stesso Sukharevskyi ha sottolineato come molte delle componenti vengano importate, soprattutto dagli Usa, perché non ci sono catene di montaggio in patria: “Gli Stati Uniti sono coinvolti in numerosi aspetti. Dalla condivisione di intelligence, alla produzione e al supporto operativo”. Tra gli altri Paesi con cui il suo quartiere generale sta tenendo rapporti ha citato Francia, Norvegia, Spagna, Canada e Corea del Sud.
È una gara continua, in cui è importante che i risultati vengano trasmessi a pioggia a tutte le aziende. I russi riescono a disturbare i satelliti Gps? Allora si trova la maniera per connettere gli apparati guida dei droni alla rete Starlink di Elon Musk. Gli ingegneri di Mosca imparano ad accecare pure quella? In tre settimane è pronta un’alternativa, annunciata ma tenuta ancora segreta.
Al momento, la Fus non prenderà il controllo delle unità droni già esistenti presso le brigate: “Non ci pensiamo proprio, sarebbe distruttivo – ha chiarito il colonnello Sukharevskyi -. Gli daremo supporto e ci occuperemo direttamente di missioni specifiche”. Non vengono posti limiti per il domani: diverse start up ucraine stanno lavorando con colossi californiani per potenziare le applicazioni belliche dell’intelligenza artificiale. Automi guerrieri che possono essere subito testati in azioni reali. E la cui gestazione adesso è affidata alla regia di un ufficiale che in dieci anni ha partecipato ai combattimenti più feroci: l’alba di un nuovo inizio, che non promette nulla di buono per le sorti dell’umanità.