Otto soldati israeliani morti in una esplosione a Rafah
dal nostro inviato Paolo BreraTEL AVIV – Con la diplomazia ferma al palo di una bozza d’accordo che non si riesce a firmare, l’inferno di Gaza si è preso oggi le vite di otto soldati israeliani e di una trentina di palestinesi. È il bilancio degli scontri violentissimi di una giornata nera, avvenuti in gran parte all’alba: un convoglio israeliano a Rafah è finito in un’imboscata tesa della Brigate Qassam, il braccio militare di Hamas, dopo un attacco sferrato con copertura aerea e navale che ha provocato la morte di 28 persone nella demolizione di tre interi edifici.
È uno degli eventi più gravi subiti dalle forze armate israeliane dopo il 7 ottobre: il più grave in assoluto resta quello di gennaio, quando 21 soldati furono uccisi nell’esplosione seguita da un colpo di Rpg che provocò il collasso di due edifici nei quali si trovavano. Nell’imboscata di stamattina è stato ucciso il capitano Wassem Mahmoud, un ragazzo di 23 anni. È l’unico nome diffuso inizialmente dalle forze armate israeliane, che hanno conf…
TEL AVIV – Con la diplomazia ferma al palo di una bozza d’accordo che non si riesce a firmare, l’inferno di Gaza si è preso oggi le vite di otto soldati israeliani e di una trentina di palestinesi. È il bilancio degli scontri violentissimi di una giornata nera, avvenuti in gran parte all’alba: un convoglio israeliano a Rafah è finito in un’imboscata tesa della Brigate Qassam, il braccio militare di Hamas, dopo un attacco sferrato con copertura aerea e navale che ha provocato la morte di 28 persone nella demolizione di tre interi edifici.
È uno degli eventi più gravi subiti dalle forze armate israeliane dopo il 7 ottobre: il più grave in assoluto resta quello di gennaio, quando 21 soldati furono uccisi nell’esplosione seguita da un colpo di Rpg che provocò il collasso di due edifici nei quali si trovavano. Nell’imboscata di stamattina è stato ucciso il capitano Wassem Mahmoud, un ragazzo di 23 anni. È l’unico nome diffuso inizialmente dalle forze armate israeliane, che hanno confermato l’attacco subito e il suo grave bilancio, la morte di otto soldati. Mahmoud era il vice comandante della compagnia nel Battaglione 601esimo della Brigata genieri. Lo zio, Sharif Ghanem, ha raccontato al quotidiano Ynet che era tornato a combattere dopo essere stato ferito a un braccio all’inizio della guerra da uno shrapnel: “Lo avrebbero dovuto operare, ma aveva rimandato l’intervento alla fine della guerra”.
In un comunicato l’ala armata dei miliziani ha rivendicato l’attacco presentandolo come una “complessa imboscata effettuata contro veicoli nemici che penetravano nell’area del quartiere saudita a Tal as-Sultan”, a ovest della città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. “Le Brigate Al-Qassam hanno preso di mira un bulldozer D9 con un proiettile Al-Yassin 105 a Tal as-Sultan, causando l'uccisione e il ferimento di soldati”. I miliziani dicono poi che dopo l’arrivo sul posto di una forza di soccorso israeliana, “un trasporto truppe è stato preso di mira con un missile Al-Yassin 105, provocando la sua distruzione e la morte delle persone a bordo”.
Per le forze armate israeliane l’imboscata è scattata alle 5 del mattino “quando i soldati della 401esima brigata avevano appena completato l’attacco a Tal as-Sultan”, come riporta il Jerusalem Post. La compagnia del 601esimo battaglione colpita nell’agguato si era unita all’attacco insieme a forze di altri battaglioni. Quando il convoglio ha attraversato un quartiere “di lusso” in periferia, il veicolo blindato è esploso uccidendo sul posto tutti gli occupanti. Secondo un primo rilievo delle forze armate il danno sarebbe stato ingigantito dalla “quantità ingente di esplosivo” che i genieri stessi avevano piazzato sulle pareti esterne del blindato per le demolizioni degli obiettivi.
Secondo fonti palestinesi a Rafah, l’attacco israeliano aveva preso di mira le aree a ovest di Rafah con raid e bombardamenti dal cielo e da due navi da guerra. Secondo il giornale israeliano Ynet era stato colpito anche il campo profughi di Shabura, una delle aree più densamente popolate di Rafah.
Mentre il fronte Nord con il Libano è ormai sull’orlo di un conflitto aperto, la situazione nella Striscia e a Rafah resta dunque terribile. I due scenari sono strettamente collegati: Hezbollah ha intensificato gli attacchi per qualità e per quantità proprio in risposta all’attacco di terra israeliano a Rafah, che continua quotidianamente nonostante il resto del mondo avesse chiesto in vari formati e in diverse occasioni di non procedere su una strada così devastante per i civili.
“Otto dei nostri migliori figli sono stati uccisi a Rafah. Pur conoscendo i pericoli sono entrati coraggiosamente a Gaza per completare la missione di distruggere Hamas e liberare gli ostaggi. Rendo loro omaggio e abbraccio le loro famiglie”, twitta il ministro degli Esteri, Israel Katz, mentre in piazza a Tel Aviv si sono riunite le famiglie degli ostaggi per contestare il governo e chiedere, come fanno ogni sabato, di chiudere immediatamente l’accordo con Hamas. Un accordo che entrambe le parti sembrano poco convinte di voler firmare, nonostante le implorazioni delle famiglie degli ostaggi israeliani e dei civili palestinesi intrappolati in una guerra devastante.
Secondo le ultime stime delle autorità locali palestinesi, il conflitto ha già provocato più di 37mila morti palestinesi, tra cui molti civili e bambini. Senza contare i morti in Cisgiordania dove ieri, nel paesino di Bayt Furik vicino a Nablus, i soldati israeliani hanno ucciso un ragazzino di 16 anni. Ed è pesante anche il bilancio di vite perdute tra i soldati israeliani: sono già 307 i caduti da quando è iniziata l’operazione di terra contro Hamas, all’indomani della strage terrorista del 7 ottobre.