Zelensky respinge la “pace” di Putin: “È il nuovo Hitler”
di Paolo MastrolilliBARI — Putin imita Hitler e quindi non ci si può fidare delle sue proposte di pace. Volodymyr Zelensky non usa mezzi termini per bocciare la provocazione del capo del Cremlino, ma anche la Casa Bianca non abbocca e il segretario alla Difesa Lloyd Austin avverte Mosca che «non è nella posizione di dettare le condizioni» per chiudere la guerra provocata dalla sua invasione illegale.
Il G7 di Borgo Egnazia si chiude appoggiando la tregua olimpica in vista dei Giochi di Parigi, ma per il resto non fa alcun passo indietro nella promessa di sostenere Kiev fino alla vittoria. E lo fa dettagliando anche gli impegni economici legati al prestito da 50 miliardi di dollari garantito con i beni russi congelati, che secondo Washington richiederà un contributo dall’Italia.
Zelensky è stato molto netto nel rifiutare la finta mano tesa di Putin, parlando con Skytg24: «Non ci si può fidare. È la stessa cosa che faceva Hitler, quando diceva “datemi una parte della Cecoslovacchia e finisce qui”. Ma …
BARI — Putin imita Hitler e quindi non ci si può fidare delle sue proposte di pace. Volodymyr Zelensky non usa mezzi termini per bocciare la provocazione del capo del Cremlino, ma anche la Casa Bianca non abbocca e il segretario alla Difesa Lloyd Austin avverte Mosca che «non è nella posizione di dettare le condizioni» per chiudere la guerra provocata dalla sua invasione illegale.
Il G7 di Borgo Egnazia si chiude appoggiando la tregua olimpica in vista dei Giochi di Parigi, ma per il resto non fa alcun passo indietro nella promessa di sostenere Kiev fino alla vittoria. E lo fa dettagliando anche gli impegni economici legati al prestito da 50 miliardi di dollari garantito con i beni russi congelati, che secondo Washington richiederà un contributo dall’Italia.
Zelensky è stato molto netto nel rifiutare la finta mano tesa di Putin, parlando con Skytg24: «Non ci si può fidare. È la stessa cosa che faceva Hitler, quando diceva “datemi una parte della Cecoslovacchia e finisce qui”. Ma no, sono bugie, bugie storiche. Dopo c’è stata la Polonia, poi l’occupazione di tutta l’Europa. Ecco perché non dobbiamo fidarci di questi messaggi, perché Putin segue lo stesso percorso. Oggi parla di 4 regioni, prima di Crimea e Donbass. A lui non importa nulla di quello che accade alle persone, è questa la faccia nuova del nazismo».
Infatti Zelensky si è subito trasferito in Svizzera, dove oggi comincia la sua conferenza di pace: «Saranno due giorni di lavoro attivo con Paesi di tutte le parti del mondo. Nazioni diverse, ma unite dall’obiettivo comune di avvicinare una pace giusta e duratura in Ucraina. Il summit offrirà l’opportunità di intraprendere passi specifici in aree che contano per tutti nel mondo: la sicurezza nucleare e alimentare, e il ritorno dei prigionieri di guerra e di tutte le persone deportate, compresi i bambini ucraini. Insieme, come maggioranza globale responsabile, dobbiamo compiere ogni sforzo per garantire che le guerre, le aggressioni e l’occupazione coloniale possano finire e non si ripetano mai».
Il G7 gli ha fatto eco nella dichiarazione conclusiva: «Accogliamo con favore il vertice in Svizzera. Continueremo a lavorare per ottenere il più ampio sostegno internazionale possibile ai principi e gli obiettivi chiave della Formula di Pace del presidente Zelensky». Quindi ha aggiunto: «Il nostro scopo finale rimane una pace giusta, duratura e globale in linea con il diritto internazionale, la Carta dell’Onu, nonché il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Continueremo a sostenerla per tutto il tempo necessario».
Dunque il G7 non solo non abbocca, ma avanza. Infatti un alto funzionario della Casa Bianca, davanti alla domanda se riteneva che la pseudo offerta di Putin fosse in realtà una reazione alle misure adottate contro di lui a Borgo Egnazia, ha risposto così: «Facciamo sempre fatica ad interpretare cosa passa nella sua testa, però è significativo che quando avanza queste proposte lo fa sempre in pubblico, invece di indirizzarle all’Ucraina, che dovrebbe essere il suo vero interlocutore». In altre parole, se il capo del Cremlino volesse davvero intavolare un negoziato per mettere fine alla sua invasione, dovrebbe iniziare consultando Kiev.
Se invece usa i media, tradisce la volontà di fare propaganda, invece di aprire una trattativa seria. È probabile quindi che abbia deciso la sua uscita proprio in risposta al G7, dove i Paesi membri hanno dato via libera al prestito di 50 miliardi di dollari per l’Ucraina garantito dai beni russi, mentre gli Usa hanno firmato un patto bilaterale che sembra la road map per l’ingresso del Paese aggredito nella Nato. Le misure adottate evidentemente hanno funzionato, facendo male a Putin, che ha reagito con la sua proposta per fingersi pacifista e scaricare la colpa della prosecuzione del conflitto sugli avversari.
Anche per questo la Casa Bianca ha replicato che «tutti i Paesi del G7 si sono impegnati a contribuire in qualche forma al prestito per l’Ucraina». Il Canada ha promesso 5 miliardi e gli europei circa la metà della cifra complessiva. Si tratterebbe di 25 miliardi di dollari, a cui anche l’Italia dovrebbe dare il suo apporto, in base a quanto afferma Washington. La ricostruzione poi costerà almeno 486 miliardi, secondo le stime della Banca Mondiale, ma qui si useranno i beni russi per pagare.
La Casa Bianca poi punta il dito contro Pechino, non solo per le pratiche protezionistiche che alimentano la sua eccessiva capacità di produzione industriale, ma anche perché aiuta Mosca a costruire le proprie armi. Una minaccia per la stabilità dell’intera Europa, che perciò non dovrebbe scendere a compromessi con la Cina.