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Regno Unito, lo scenario inglese che spaventa i conservatori: una vittoria laburista così schiacciante da ridisegnare la camera dei Comuni

Secondo il “Mail on Sunday”, sulla base del sondaggio del Times, il possibile crollo dei conservatori da 365 a 76 seggi alle elezioni del 4 luglio costringerebbe a rivedere la suddivisione dei banchi, facendo posto ai laburisti sul lato riservato all'opposizione e tenendoli separati dai Tories con dei cordoni
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LONDRA – Nel prossimo parlamento britannico, se hanno ragione i sondaggi, si intravede uno storico cambio di scenografia. Alle elezioni del 4 luglio, infatti, il partito laburista potrebbe ottenere una vittoria talmente ampia da costringere una parte dei suoi deputati a sedere alla camera dei Comuni nei banchi solitamente riservati all’opposizione, che resterebbero parzialmente vuoti per la parallela sconfitta senza precedenti dei conservatori.

Possibile crollo dei Tories

Un sondaggio pubblicato stamani dal Sunday Times assegna al Labour 456 seggi, più che raddoppiati rispetto al voto del 2019; e appena 72 seggi ai Tories, un crollo di proporzioni colossali rispetto ai 365 seggi che hanno nell’attuale parlamento. In base al rilevamento, i liberaldemocratici conquisterebbero 56 seggi e Reform, il partito di estrema destra guidato da Nigel Farage, ex-ideatore della Brexit, ne prenderebbe 7, entrando per la prima volta a Westminster. Il Labour otterrebbe una vittoria più larga di quella …

LONDRA – Nel prossimo parlamento britannico, se hanno ragione i sondaggi, si intravede uno storico cambio di scenografia. Alle elezioni del 4 luglio, infatti, il partito laburista potrebbe ottenere una vittoria talmente ampia da costringere una parte dei suoi deputati a sedere alla camera dei Comuni nei banchi solitamente riservati all’opposizione, che resterebbero parzialmente vuoti per la parallela sconfitta senza precedenti dei conservatori.

Possibile crollo dei Tories

Un sondaggio pubblicato stamani dal Sunday Times assegna al Labour 456 seggi, più che raddoppiati rispetto al voto del 2019; e appena 72 seggi ai Tories, un crollo di proporzioni colossali rispetto ai 365 seggi che hanno nell’attuale parlamento. In base al rilevamento, i liberaldemocratici conquisterebbero 56 seggi e Reform, il partito di estrema destra guidato da Nigel Farage, ex-ideatore della Brexit, ne prenderebbe 7, entrando per la prima volta a Westminster. Il Labour otterrebbe una vittoria più larga di quella di Tony Blair nel 1997: un risultato che sarebbe in contro tendenza rispetto alla crescita della destra nel resto d’Europa.

“È possibile che ci saranno così tanti parlamentari laburisti da costringerli a sedersi in parte nei banchi dell’opposizione”, dice al Mail on Sunday una fonte dei conservatori, aggiungendo che i commessi dei Comuni potrebbero usare “dei cordoni” per separare il settore del Labour da quello dei Tories in quella sezione dell’aula.

La camera del parlamento britannico, assai più piccola di quella del parlamento italiano, è tradizionalmente divisa in due: da un lato siede il partito di maggioranza ovvero di governo (eventualmente insieme a un partito alleato nel caso, qui raro, di una coalizione); sul lato opposto siedono i deputati dei partiti di opposizione, come i laburisti, i lib-dem, gli indipendentisti scozzesi. Un’affermazione a valanga del Labour potrebbe in effetti costringere a ridisegnare la mappa dei Comuni, restringendo l’aerea destinata al principale partito di opposizione, in questo caso i Tories, per fare posto ai deputati del Labour che non trovano posto sul lato dell’aula destinato al partito di governo.

Uno “Starmageddon” alle urne

Naturalmente si tratta al momento soltanto di un’ipotesi. Il fatto che a segnalarla sia il Mail, giornale fermamente filo conservatore, fa probabilmente parte delle manovre del primo ministro Rishi Sunak per spaventare l’elettorato con la prospettiva di uno sconvolgente successo laburista, nella speranza di spingere i moderati indecisi e delusi dai Tories a votarli lo stesso, “turandosi il naso” per usare un vecchio modo di dire della politica italiana sulla Democrazia Cristiana.

Allo stesso scopo, nei giorni scorsi l’ex-premier conservatore Boris Johnson ha predetto uno “Starmageddon” (allusione a Keir Starmer, il leader laburista, e Armageddon, ossia la fine del mondo) alle urne. Allarmi di questo genere, insieme alla martellante e in larga misura fasulla propaganda conservatrice su presunti aumenti delle tasse se il Labour andasse al potere, punterebbero a cercare di contenere le dimensioni dell’umiliante sconfitta predetta da mesi dai sondaggi, più che a sperare di capovolgerla – scenario quest’ultimo che, se si verificasse, sarebbe secondo i commentatori inglesi il risultato elettorale più sorprendente di tutti i tempi.

Murdoch pro-Labour?

Ma la possibilità di un “cambio di banco” per i deputati dei Comuni sottolinea quanto sia alta la posta per i Tories: un partito che ha dominato per secoli la politica britannica rischia pressoché di scomparire, travolto da scandali, incompetenza, stagnazione economica, declino dei servizi pubblici e in ultima analisi un periodo troppo lungo al potere, 14 anni di seguito con cinque diversi premier. Un ciclo che è giunto al termine. Può darsi che alla fine la vittoria laburista sia più limitata. Sul fatto che vincerà il Labour, tuttavia, sembrano esserci pochi dubbi.

In proposito, la Bbc si domanda se il Sun, tabloid ultraconservatore di proprietà di Rupert Murdoch, finirà per dare il suo “endorsement” a Starmer, come fece con il laburista Tony Blair nel 1997 e in due elezioni successive: generalmente il magnate dell’editoria mondiale appoggia con i suoi media il candidato che ha più probabilità di vincere, per ottenere in cambio favori o almeno buoni rapporti (e di rado il tycoon sbaglia previsione: il Sun smise di appoggiare il Labour alle elezioni del 2010, dopo che Blair aveva ceduto il posto di premier a Gordon Brown, e infatti le vinse il conservatore David Cameron).

L’altro elemento che preoccupa i Tories è l’ascesa nei sondaggi di Reform: in un recente rilevamento d’opinione, il partito di Farage ha superato di un punto, 19 a 18 per cento, i conservatori. Alle politiche britanniche si vota con il sistema maggioritario, bisogna cioè arrivare primi nelle singole circoscrizioni, impresa mai riuscita a Farage nel passato: stavolta, però, ha una chance di farcela. E parla di fondere addirittura i due partiti, Reform e Tories, con sé stesso come nuovo leader dell’opposizione dopo le elezioni. Il voto del 4 luglio, insomma, potrebbe cambiare radicalmente il panorama politico del Regno Unito. Compresa la scenografia dei banchi alla camera dei Comuni.

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