Francia, la sinistra in piazza per dire “no” a Le Pen. E Hollande torna in campo
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — La Francia scende in piazza per dire no all’estrema destra. Non sono più le mobilitazioni oceaniche di qualche decennio fa, come quando Jean-Marie Le Pen arrivò al ballottaggio nella presidenziale del 2002. Ma oltre 250mila persone hanno manifestato ieri nella capitale e 640mila in tutto il Paese, meno di un terzo secondo le autorità. La mobilitazione era indetta dai sindacati francesi e dai partiti di sinistra che si sono appena uniti nel Nuovo Fronte Popolare con un obiettivo: sbarrare la strada verso il potere del Rassemblement National di Marine Le Pen. «Amiamo la Francia, no alla R’Haine», scandivano ieri nel corteo, con un gioco di parole tra Rn, e la haine, il partito dell’odio. Molti cori anche contro Jordan Bardella, candidato premier dell’estrema destra. «Bardella, sparisci, la République non è tua» urlavano ieri i tanti giovani nelle strade di Parigi.
PARIGI — La Francia scende in piazza per dire no all’estrema destra. Non sono più le mobilitazioni oceaniche di qualche decennio fa, come quando Jean-Marie Le Pen arrivò al ballottaggio nella presidenziale del 2002. Ma oltre 250mila persone hanno manifestato ieri nella capitale e 640mila in tutto il Paese, meno di un terzo secondo le autorità. La mobilitazione era indetta dai sindacati francesi e dai partiti di sinistra che si sono appena uniti nel Nuovo Fronte Popolare con un obiettivo: sbarrare la strada verso il potere del Rassemblement National di Marine Le Pen. «Amiamo la Francia, no alla R’Haine», scandivano ieri nel corteo, con un gioco di parole tra Rn, e la haine, il partito dell’odio. Molti cori anche contro Jordan Bardella, candidato premier dell’estrema destra. «Bardella, sparisci, la République non è tua» urlavano ieri i tanti giovani nelle strade di Parigi.
Il primo test in piazza è riuscito sia per il livello di partecipazione, sia perché sono stati evitati disordini e tafferugli, nonostante gli allarmi della vigilia da parte del ministero dell’Interno. Nell’attuale maggioranza il blocco di sinistra è ormai designato come avversario alla pari di quello dell’estrema destra. «È la casa dei matti, non è una cosa seria» ha commentato ieri Emmanuel Macron, denunciando la pericolosità del programma economico delle sinistre. Gli attacchi si spiegano nei sondaggi. Per OpinionWay-Vae Solis, il Fronte Popolare è secondo nelle intenzioni di voto (25%), dopo il Rn (33%). Il centro di Emmanuel Macron è solo al terzo posto (20%). E non è un dettaglio da poco.
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Con il sistema maggioritario a doppio turno, i candidati dell’attuale maggioranza potrebbero essere eliminati già il 30 giugno in molti dei 577 collegi, senza accedere al secondo turno del 7 luglio. I macronisti chiederanno di fare sbarramento all’estrema destra e votare al secondo turno i candidati delle sinistre? «È un’ipotesi nella quale non ci proiettiamo» rispondono nell’entourage di Macron, ripetendo che la partita è aperta. «Corriamo per vincere» sostengono i consiglieri del capo di Stato, per cui i primi sondaggi – alcuni registrano intenzioni di voto per il cartello delle sinistre a livelli ancora più alti – sono inaffidabili.
La campagna è appena cominciata, e sarà rapidissima. In vista del deposito delle liste dei candidati, che scade oggi, ci sono colpi di scena. François Hollande ha annunciato infatti di volersi candidare alle legislative. L’ex Presidente che ha governato tra il 2012 e il 2017 senza ricandidarsi, torna in campo. «Una decisione eccezionale per una situazione grave» ha spiegato Hollande da Tulle, capoluogo del dipartimento dela Corrèze, suo feudo elettorale, dove correrà per tornare da deputato nell’Assemblée Nationale. «È qualcosa di abbastanza inedito per un ex Presidente» riconosce Hollande, 69 anni. L’ultimo precedente risale al 1984 quando, tre anni dopo la sconfitta alle presidenziali, Valery Giscard d’Estaing venne eletto deputato nel dipartimento del Puy-de-Dome. «Dobbiamo fare di tutto per garantire che l’estrema destra non arrivi al potere in Francia» insiste Hollande. L’ex leader socialista sarà sulla lista del Fronte Popolare, nello stesso cartello di Jean-Luc Mélenchon che ha più volte attaccato.
«Capisco lo smarrimento dei miei elettori» ammette Raphaël Glucksmann che ha guidato alle europee la lista tra Ps e il suo movimento Place Publique, ottenendo quasi il 14% dei voti e promettendo di imporre una linea socialdemocratica davanti all’egemonia della sinistra più radicale. «Ma la nostra responsabilità storica ora è battere l’estrema destra» continua Glucksmann, promettendo che Mélenchon non avrà la leadership su questa nuova coalizione delle sinistre. Nonostante l’intesa elettorale in pochi giorni, emergono i primi scontri interni. L’ultimo caso riguarda le faide nella France Insoumise con due figure importanti come Raquel Garrido e Alexis Corbière che Mélenchon non ha voluto mettere sulle liste perché avevano osato contestare la linea del Capo. Denunciando una «epurazione». Garrido e Corbière hanno annunciato di essere comunque candidati. L’altro caso è quello di Adrien Quatennens, deputato della France Insoumise, già condannato per violenza contro la sua ex compagna, che Mélenchon ha voluto invece imporre nelle liste. Grande imbarazzo tra i dirigenti del Fronte Popolare, che alla fine hanno deciso di presentare una candidata rivale, la femminista Amy Bah.