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Nuovo scontro con l’esercito: Netanyahu boccia la tregua tattica

Palestinians perform the Eid al-Adha morning prayer in Khan Yunis in the southern Gaza Strip, on the first day of the Muslim holiday marking the end of the hajj pilgrimage to Mecca, on June 16, 2024. (Photo by Bashar TALEB / AFP) 
L’Idf annuncia una pausa nei combattimenti di 11 ore al giorno per facilitare il passaggio degli aiuti umanitari. Insorgono i ministri dell’estrema destra, interviene il premier: “Inaccettabile”. A Gaza uccise altre 44 persone, cinque bambini
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Tel Aviv — Eccolo, il cessate il fuoco a Gaza. È in formato mignon, limitato a 11 ore al giorno e a un’unica strada di 12 chilometri; ma tutto ci si aspettava fuorché vederlo apparire dal nulla, tra negoziati impantanati e stragi quotidiane.

Da mesi le diplomazie di tutto il mondo si arrovellano inutilmente sul come mettere d’accordo il governo israeliano e Hamas per far tacere le armi e dare un po’ di sollievo alla popolazione esausta. Ecco fatto, ma a decidere non sono stati né l’uno né l’altro: «A partire da oggi avrà luogo una tregua tattica locale dell’attività militare per scopi umanitari. Dalle 8 alle 19 di tutti i giorni, fino a nuovo avviso, lungo la strada dal valico di Kerem Shalom alla Salah al-Din Road e poi verso Nord», annuncia a sorpresa l’Idf, le forze armate israeliane. Tutto è bene quel che finisce in tavola, nella Striscia dove si muore (anche) di fame.

È una decisione presa «per aumentare i volumi di aiuti umanitari che entrano a Gaza, e in seguito a discussi…

Tel Aviv — Eccolo, il cessate il fuoco a Gaza. È in formato mignon, limitato a 11 ore al giorno e a un’unica strada di 12 chilometri; ma tutto ci si aspettava fuorché vederlo apparire dal nulla, tra negoziati impantanati e stragi quotidiane.

Da mesi le diplomazie di tutto il mondo si arrovellano inutilmente sul come mettere d’accordo il governo israeliano e Hamas per far tacere le armi e dare un po’ di sollievo alla popolazione esausta. Ecco fatto, ma a decidere non sono stati né l’uno né l’altro: «A partire da oggi avrà luogo una tregua tattica locale dell’attività militare per scopi umanitari. Dalle 8 alle 19 di tutti i giorni, fino a nuovo avviso, lungo la strada dal valico di Kerem Shalom alla Salah al-Din Road e poi verso Nord», annuncia a sorpresa l’Idf, le forze armate israeliane. Tutto è bene quel che finisce in tavola, nella Striscia dove si muore (anche) di fame.

È una decisione presa «per aumentare i volumi di aiuti umanitari che entrano a Gaza, e in seguito a discussioni con l’Onu e le organizzazioni internazionali», twittano Idf e Cogat, l’autorità che coordina e gestisce le attività governative israeliane nei Territori. Entrambi dipendono dal ministero della Difesa, ma il ministro Yoav Gallant «non ne sapeva niente», dicono i suoi uomini secondo cui non c’era alcun semaforo verde politico.

«Chiunque abbia preso la decisione sulla “tregua tattica” è un idiota e un pazzo, e dovrebbe essere cacciato», dice il ministro per la Sicurezza nazionale Ben Gvir, che chiede da tempo di «bloccare gli aiuti umanitari» e contesta l’uso della polizia per impedire l’assalto dei coloni ai camion. «Gli aiuti — argomenta l’altra anima nera del governo israeliano, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich — vanno in gran parte a Hamas aiutandolo a mantenere il controllo della Striscia. Lo stato maggiore dell’Idf è completamente fuori se pubblica una dichiarazione simile il giorno in cui seppelliamo 11 soldati».

Riaprire la porta agli aiuti come chiede l’Onu, come implorano le Ong umanitarie e come auspicano i governi di tutto il mondo provoca un piccolo sisma politico, in un Paese già terremotato dalle proteste contro il governo per la gestione del negoziato con Hamas. La destra non vuole rompere l’assedio, per chiudere i conti con i miliziani costi quel che costi ai civili. E il premier Benjamin Netanyahu non può fare a meno dell’ala destra, per restare al governo. «Abbiamo un Paese con un esercito, non un esercito con un Paese», sbotta durante il Consiglio dei ministri, avvertendo di aver detto al suo segretario militare che la «tregua tattica è inaccettabile».

Sommerso dalle critiche, l’Idf precisa. La sua mini-tregua umanitaria quotidiana «non modificherà l’ingresso degli aiuti», né fermerà i combattimenti nella Striscia. Servirà solo a consentire ai camion dell’Onu di viaggiare in sicurezza lungo l’autostrada Salah a-Din dal check point di Kherem Shalom, controllato da Israele, fino all’Ospedale europeo. A maggio l’Onu ha perso un uomo in un suo mezzo attaccato lungo la via. Da quando le truppe di terra israeliane hanno sferrato l’attacco a Rafah nonostante la contrarietà del resto del mondo, il valico opera col contagocce.

Secondo il Cogat, ora potranno arrivare più aiuti verso Khan Younis e Muwasi, dove sono fuggiti migliaia di palestinesi già sfollati a Rafah. Per i palestinesi è un regalo insperato arrivato mentre inizia la festa di Eid Al-Adha, la più importante dell’anno. E anche l’Onu applaude facendo notare però che il collo di bottiglia resta strozzato dagli israeliani al valico. Nell’ultimo mese l’Onu ha ricevuto una media di 68 camion di aiuti al giorno contro i 168 di aprile. Sono 500, quelli ritenuti indispensabili. Quelli che riuscivano a passare si ammassavano sul lato palestinese: troppo pericoloso andarli a ritirare nonostante le insegne sui mezzi e l’autorizzazione preventiva ottenuta dall’Idf a ogni spostamento.

Adesso, forse, non servirà più chiedere il permesso: dalle 8 alle 19 via libera per riso e fagioli, sapone, farmaci e assorbenti, acqua e carburante. A patto che riescano a passare il confine, non ci sono novità su questo punto; e a sfidare la guernica quotidiana tutto intorno, nella Striscia si bombarda e si spara più che mai. «I combattimenti a Rafah continueranno come previsto», assicura Netanyahu. Nelle ultime 24ore «44 morti», secondo le autorità locali. Nel campo profughi di Bureij sono morti altri cinque bambini.

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