Nucleare, 2mila le testate in stato di allerta. E Soltenberg chiede più bombe per l’Europa
di Enrico FranceschiniLONDRA — La Nato è in trattative per schierare più armi nucleari di fronte alla crescente minaccia da parte di Russia e Cina. È questo il senso dell’intervista rilasciata al quotidiano britannico Telegraph dal segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg, secondo il quale bisogna mostrare al mondo il proprio arsenale per inviare un messaggio diretto ai nemici. «L’obiettivo della Nato è un mondo senza armi atomiche ma finché esisteranno tali armi rimarremo un’alleanza nucleare, perché un mondo in cui Russia, Cina e Corea del Nord hanno armi atomiche e la Nato no è un mondo più pericoloso», ha detto Stoltenberg, ricevuto alla Casa Bianca, avvertendo che la Cina vorrebbe arrivare a possedere mille testate nucleari entro il 2030.
«E questo significa che in un futuro non molto lontano la Nato potrebbe dover affrontare qualcosa che non ha mai affrontato prima, e cioè due potenziali avversari dotati di nucleare: Cina e Russia. Naturalmente ciò ha delle conseguenze». Per questo, ha…
LONDRA — La Nato è in trattative per schierare più armi nucleari di fronte alla crescente minaccia da parte di Russia e Cina. È questo il senso dell’intervista rilasciata al quotidiano britannico Telegraph dal segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg, secondo il quale bisogna mostrare al mondo il proprio arsenale per inviare un messaggio diretto ai nemici. «L’obiettivo della Nato è un mondo senza armi atomiche ma finché esisteranno tali armi rimarremo un’alleanza nucleare, perché un mondo in cui Russia, Cina e Corea del Nord hanno armi atomiche e la Nato no è un mondo più pericoloso», ha detto Stoltenberg, ricevuto alla Casa Bianca, avvertendo che la Cina vorrebbe arrivare a possedere mille testate nucleari entro il 2030.
«E questo significa che in un futuro non molto lontano la Nato potrebbe dover affrontare qualcosa che non ha mai affrontato prima, e cioè due potenziali avversari dotati di nucleare: Cina e Russia. Naturalmente ciò ha delle conseguenze». Per questo, ha aggiunto, gli Stati Uniti e i loro alleati europei stanno già modernizzando i loro arsenali atomici, e più di 20 membri Nato hanno stanno raggiungendo i loro obiettivi di spesa quest’anno. Parole che hanno subito trovato la condanna della Russia. «Un’altra escalation della tensione», l’ha definita il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
La guerra in Ucraina è diventata uno dei motivi di una corsa agli armamenti non convenzionali da parte di tutte le potenze nucleari. Il risultato è che oggi più di 2mila testate atomiche sono in stato di allerta. E che nel 2023 la relativa spesa globale è aumentata del 13 per cento, arrivando a oltre 90 miliardi di dollari, un livello senza precedenti.
È questo il preoccupante bilancio di due rapporti sullo stato degli armamenti non convenzionali nel mondo: «Non vedevamo le armi nucleari svolgere un ruolo così prominente nelle relazioni internazionali dal tempo della Guerra fredda», commenta Wilfred Wan, direttore del programma sulle armi di distruzione di massa dell’Istituto internazionale per la Pace di Stoccolma. I nove Paesi dotati di armi nucleari continuano a investire in questo tipo di ordigni e a modernizzarli. Il rapporto dell’Istituto di Stoccolma indica che circa 2.100 dei missili balistici a testata atomica sono attualmente in stato di massima allerta operativa: appartengono quasi tutti a Stati Uniti e Russia, ma per la prima volta anche alla Cina, la potenza che accresce l’arsenale più velocemente.
La guerra in Ucraina è tra le ragioni principali del fenomeno. A maggio Russia e Bielorussia hanno condotto esercitazioni con armi nucleari. E il presidente russo Vladimir Putin ha minacciato più volte l’uso di «armi nucleari tattiche». Una situazione che ha spinto anche gli Usa e le altre potenze al potenziamento dei propri arsenali a scopo deterrente. Di conseguenza, su un inventario globale di 12.121 testate nucleari, il rapporto dell’Istituto di Stoccolma calcola che a dicembre 3.904 fossero installate su missili o aerei (il 60 per cento in più rispetto al gennaio 2023), con 2.100 in stato di «alta allerta», in sostanza pronte per l’uso.
Separatamente, un rapporto dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons rivela che la spesa globale sulle armi atomiche è salita del 13 per cento nel 2023 rispetto ai dodici mesi precedenti, per un totale record di 91 miliardi e mezzo di dollari, In testa alla classifica di chi ha speso di più nel 2023 per le armi nucleari ci sono gli Usa (51 miliardi di dollari), seguiti da Cina (11 miliardi), Russia (8,3 miliardi), Regno Unito (8,1) e Francia (6). Ma le stime di questo genere sono più difficili per la scarsa trasparenza delle informazioni al riguardo in Paesi non democratici come Russia, Cina e Corea del Nord, o in Paesi che non dichiarano pubblicamente di avere armi nucleari, come India, Pakistan e Israele. «Il mondo è vicino a spendere 100 miliardi di dollari l’anno per le armi nucleari», avverte Suzy Snider, una degli autori dello studio, «soldi che potrebbero essere impiegati per programmi ambientali e sociali».