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Battaglioni dimezzati ma Sinwar e Deif ancora al sicuro. Cosa resta di Hamas dopo 8 mesi di guerra

(afp)
Secondo il rapporto del commando Sud dell’Idf. su 24 comandanti di battaglione, 12 sono stati eliminati e rimpiazzati con sostituti di minore capacità. Ma i due leader sono ancora al sicuro: “In nessun momento della guerra abbiamo avuto la posizione esatta in quel dato momento”, spiega l’Idf.
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TEL AVIV - Il Comando Sud delle forze armate israeliane ritiene che Hamas abbia cessato di essere un esercito ordinato e organizzato, per diventare un "esercito di guerriglia" formato da organizzazioni locali scollegate. Lo ha raccontato Daron Kadosh, corrispondente militare di radio Galei Tzahal, in un lungo e dettagliato resoconto.

Il responsabile del comando Sud dell’Idf, il generale maggiore Yaron Finkelman, la settimana scorsa ha convocato un'ampia discussione “durata diverse ore” per tracciare una “Valutazione delle capacità del nemico" delineando lo stato dell’arte di Hamas dopo 8 mesi di guerra. L’IDF, racconta Kadosh, ritiene che oggi ogni comandante locale controlli solo la sua zona, senza coordinamento e collegamento con gli altri.

Su 24 comandanti di battaglione, 12 sono stati eliminati e rimpiazzati con sostituti di minore capacità. Ma i due leader, Yahya Sinwar e Mohammed Deif, sono ancora al sicuro: “In nessun momento della guerra abbiamo avuto la posizione esatta in quel dato momento”, spiega l’Idf.

Anche la capacità di lanciare razzi è severamente compromessa ma non ancora annientata. L’Idf stima che Hamas abbia ancora “qualche centinaio di razzi a lungo raggio” con batterie di lancio fino a 10 razzi contemporaneamente, nascoste a Khan Younis e Rafah. Nel nord della Striscia ci sarebbero invece solo missili a corto raggio. Durante la discussione, riferisce Kadosh, un alto ufficiale ha assicurato che “non raggiungeremo zero razzi ma ci arriveremo vicino”.

Quanto ai tunnel, l’Idf stima la rete sotterranea sia di circa 500 chilometri. Quelli usati per il contrabbando tra Rafah e l’Egitto ritiene fossero una quarantina, e ne ha finora neutralizzati 25.

Sostiene anche di avere eliminato metà degli operativi nel braccio militare di Hamas, circa 14mila su trentamila. Quanto ai 15mila circa rimasti in vita, l'intelligence stima che un terzo sia in rotta, fuggito verso i campi profughi e spesso disarmato. Ci sarebbero dunque 5mila inattivi, ma sono considerati ancora parte integrante dei combattenti di Hamas perché “in qualsiasi momento possono imbracciare le armi e tornare a combattere”.

Le forze attive in assetto di combattimento sarebbero invece circa diecimila uomini. Duemila si considera siano nel Nord della Striscia, un contingente ormai insufficiente per mantenere il pieno controllo. Secondo l’Idf “siamo sempre più vicini al momento in cui lì potrà crescere una sfida governativa ad Hamas”. Una questione che però va ben oltre le competenze dell’Idf. E’ un capitolo che spetta alla politica, e nel governo israeliano ci sono più divergenze che consensi: non sembra affatto avere un’idea strategica unitaria sul dopo Hamas.

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