La clamorosa buca di Kais Saied al G7: perché il presidente tunisino non è andato in Puglia
di Leonardo MartinelliTUNISI – Lo aspettavano in Puglia, con i grandi del mondo. Kais Saied, il presidente tunisino, aveva dato la sua conferma: avrebbe partecipato al G7, invitato espressamente dall’amica Giorgia Meloni. E invece lui sull’aereo per l’Italia all’ultimo momento non è salito: al posto suo è andato il premier Ahmed Hachani. E dire che nelle settimane precedenti Saied aveva girato come una trottola e molto più lontano. Il 22 maggio aveva partecipato a Teheran al funerale di Ebrahim Raisi (oltre a lui, presenti solo altri due capi di Stato, del Tagikistan e del Qatar). E a fine maggio era andato a Pechino, al Forum sino-arabo, ad abbracciare Xi Jinping.
Con Meloni e compagnia, fra i trulli, doveva ritrovarsi il venerdì scorso. …
TUNISI – Lo aspettavano in Puglia, con i grandi del mondo. Kais Saied, il presidente tunisino, aveva dato la sua conferma: avrebbe partecipato al G7, invitato espressamente dall’amica Giorgia Meloni. E invece lui sull’aereo per l’Italia all’ultimo momento non è salito: al posto suo è andato il premier Ahmed Hachani. E dire che nelle settimane precedenti Saied aveva girato come una trottola e molto più lontano. Il 22 maggio aveva partecipato a Teheran al funerale di Ebrahim Raisi (oltre a lui, presenti solo altri due capi di Stato, del Tagikistan e del Qatar). E a fine maggio era andato a Pechino, al Forum sino-arabo, ad abbracciare Xi Jinping.
Con Meloni e compagnia, fra i trulli, doveva ritrovarsi il venerdì scorso. Ebbene, lo stesso giorno è stata annunciata una nuova normativa del ministero degli Esteri: i cittadini iraniani non avranno più bisogno di un visto per accedere al territorio tunisino (una rarità per loro a livello mondiale). Insomma, Saied fa l’occhiolino a Teheran e a Pechino e snobba l’Europa e il G7, in linea con il discorso anti-imperialista e anti-occidentale, che sviluppa costantemente in patria. A proposito: occhieggia pure a Mosca. Negli ultimi tempi cargo e aerei russi avrebbero circolato per porti e aeroporti tunisini. Intanto, alla faccia delle sanzioni internazionali contro Putin, le importazioni di cereali russe in Tunisia sono aumentate del 435% nel 2023 rispetto all’anno precedente e, nel frattempo, è stato moltiplicato per tre l’import di idrocarburi da quel Paese.
Saied che dà buca al G7, soltanto un caso? “No, è la strategia del presidente di mettere sotto pressione i partner europei e occidentali - sottolinea Hamza Meddeb, ricercatore al Carnegie Middle East Center -. Saied ha frenato il flusso migratorio verso l’Italia, cedendo alle richieste di Meloni, e ora pretende il suo tornaconto finanziario”. Il Fondo monetario internazionale ha promesso un prestito da 1,9 miliardi di dollari, ma a condizione di realizzare dolorose riforme, che Saied rifiuta. E il memorandum firmato nel luglio 2023 con l’Ue prevede un’assistenza macrofinanziaria da 900 milioni di euro, ma vincolata alla firma con il Fmi. “Saied – continua Meddeb – vuole che questi fondi, necessari per evitare la bancarotta, siano sbloccati senza condizioni. Lo fa minacciando di allearsi con il campo anti-occidentale”.
L’Ue già resta muta sulla sua deriva autoritaria, vedi gli arresti di oppositori politici, ma anche di giornalisti e di avvocati degli ultimi mesi. “L’Italia e in grossa parte l’Europa – sottolinea Hatem Nafti, analista politico e oppositore –, a causa della questione migratoria, sono disposte ad appoggiarlo, chiudendo gli occhi sui diritti umani. Ma ora Saied alza la posta in gioco: vuole più soldi. Sa che avvicinandosi alla Russia, all’Iran e alla Cina, fa paura all’Occidente”.
Il suo dovere sui migranti l’ha fatto. Grazie all’azione delle forze dell’ordine tunisine, in mare e a terra, e alla persecuzione dei migranti subsahariani, di passaggio in Tunisia per raggiungere Lampedusa, il numero dei migranti in arrivo sulle coste italiane dall’inizio dell’anno a partire da Tunisia e Libia è calato a meno di 23mila migranti, contro i quasi 60mila dello stesso periodo dell’anno scorso. Poche settimane fa il ministro degli Interni Kamel Feki (nel frattempo silurato) aveva affermato a un gruppo di parlamentari tunisini, in un’audizione a porte chiuse, che le frontiere europee erano strettamente sorvegliate in risposta alla domanda di certi dirigenti europei di “chiudere il rubinetto” prima delle elezioni europee, secondo le rivelazioni del giornale Acharaa El Magharibi, confermate dal deputato Yassine Mami.
Ora, però, Saied vuole i soldi. Minaccia di passare con l’asse Iran-Russia-Cina, ma sa che economicamente dipende dall’Occidente e dall’Europa (Italia, Francia e Germania sono i primi tre partner commerciali, la Cina è solo al quarto posto). Non solo: per salvare le casse dello Stato, Russia o Iran non hanno le capacità finanziarie per intervenire, mentre Pechino sostiene progetti singoli, ma ha già detto che non presterà un soldo per ripianare il debito senza la garanzia del prestito Fmi. “Anche l’esercito, che appoggia Saied – continua Nafti –, viene da una storica tradizione di fedeltà all’Occidente, rifornito e formato dagli americani. Sarebbe difficilissimo per loro invertire la tendenza”. Saied lo sa. Ma minaccia. “E ideologicamente a quel discorso populista e anti-occidentale ci crede davvero – aggiunge Meddeb -. Saied è affascinato dall’Iran. Anche lui, come un ayatollah, non si vede come un semplice presidente, ma come una guida suprema, che guida il popolo in una lotta anti-imperialista, per liberare gli oppressi. Senza essere un islamista, Saied è un conservatore islamico sensibile a certe teorie degli intellettuali sciiti”.
Il fratello, Naoufel Saied, ha una grossa influenza su di lui. Proviene dal movimento della “sinistra islamica”, che si riconosceva alla fine degli anni Settanta negli scritti di Ali Shariati, sociologo e filosofo iraniano (1933-77), che operava una strana sintesi fra esistenzialismo, marxismo e religione islamica. Il mix che si ritrova nello sfondo di tanti discorsi accorati di Saied dinanzi al suo popolo affamato.