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Usa-Cina: dopo 5 anni di silenzio riprendono i negoziati informali sugli armamenti nucleari

A marzo in un hotel di Shangai si sono incontrati i funzionari dei due Paesi. Pechino ha rassicurato gli americani: nessun ricorso alle armi atomiche contro Taiwan
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PECHINO - In gergo tecnico si chiamano Track Two, colloqui semiufficiali portati avanti da accademici ed ex funzionari non direttamente coinvolti nei processi decisionali ma in grado di esprimere autorevolmente la posizione dei rispettivi governi. Nel novembre del 2023 erano ripresi negli Usa i Track One, quelli ufficiali, tra Washington e Pechino: che non si tenevano da quando Obama sedeva alla Casa Bianca e che servivano a porre le basi per “evitare errori di calcolo”. Dialogo che sembrava un po’ caduto nel nulla nei mesi successivi. E invece ora, svela Reuters, a marzo di quest’anno, in un hotel di Shanghai, Stati Uniti e Cina hanno ripreso - questa volta dopo uno stop di cinque anni - anche i colloqui informali sugli armamenti nucleari.

La questione Taiwan (attorno all’isola nelle ultime 24 ore sono stati rilevati 36 aerei e 7 navi cinesi, mossa di Pechino per protestare contro l’ultimo pacchetto Usa di vendita di armi a Taipei, con la Cina che ha pubblicato pure nuove linee guid…

PECHINO - In gergo tecnico si chiamano Track Two, colloqui semiufficiali portati avanti da accademici ed ex funzionari non direttamente coinvolti nei processi decisionali ma in grado di esprimere autorevolmente la posizione dei rispettivi governi. Nel novembre del 2023 erano ripresi negli Usa i Track One, quelli ufficiali, tra Washington e Pechino: che non si tenevano da quando Obama sedeva alla Casa Bianca e che servivano a porre le basi per “evitare errori di calcolo”. Dialogo che sembrava un po’ caduto nel nulla nei mesi successivi. E invece ora, svela Reuters, a marzo di quest’anno, in un hotel di Shanghai, Stati Uniti e Cina hanno ripreso - questa volta dopo uno stop di cinque anni - anche i colloqui informali sugli armamenti nucleari.

La questione Taiwan (attorno all’isola nelle ultime 24 ore sono stati rilevati 36 aerei e 7 navi cinesi, mossa di Pechino per protestare contro l’ultimo pacchetto Usa di vendita di armi a Taipei, con la Cina che ha pubblicato pure nuove linee guida sulle punizioni per gli “irriducibili separatisti” che commettono o incitano alla secessione, minacciando condanne fino alla pena di morte: mossa aggressiva ma per lo più simbolica, in quanto i tribunali cinesi non hanno giurisdizione sull’isola) ovviamente parte dell’incontro, scrive Reuters che ha parlato con due delegati americani che vi hanno partecipato. Gli statunitensi hanno ricevuto rassicurazioni dai cinesi: Pechino ha detto che non avrebbe mai fatto ricorso a minacce atomiche nei confronti dell’isola. "Hanno detto agli Stati Uniti che sono assolutamente convinti di poter prevalere in una battaglia convenzionale su Taiwan senza usare armi nucleari”, racconta David Santoro, organizzatore dei Track Two.

Colloqui sul nucleare che potrebbero essere “proficui”, commenta un portavoce del Dipartimento di Stato Usa, che tuttavia sottolinea che tali discussioni non possono essere rimpiazzate da quelle ufficiali. “Santoro ha descritto ‘frustrazioni’ da entrambe le parti, ma ha detto che le due delegazioni hanno trovato motivi per continuare a parlarsi. Sono stati pianificati altri colloqui nel 2025”, scrive Reuters.

Secondo l’americano, un punto chiave che gli Usa volevano discutere era se la Cina fosse ancora fedele alle sue politiche di “non primo uso” e di “deterrenza minima”. La posizione ufficiale cinese è chiara da molto tempo in realtà: la Cina è una delle due potenze - l'altra è l'India - ad essersi impegnata a non avviare mai uno scontro nucleare. “Non ci possono essere vincitori in una guerra nucleare e questa non dovrebbe mai essere scatenata”, ripete spesso Xi Jinping. Frase che ha fatto inserire anche nel documento congiunto che lui e Putin hanno firmato a metà maggio quando a Pechino era in visita il leader del Cremlino. Lo stesso Xi in varie occasioni ha ammonito Mosca dall’agitare lo spauracchio atomico.

“Non siamo interessati a raggiungere la parità nucleare con voi, tanto meno la superiorità. Tutto come sempre, state esagerando", ha detto Santoro riassumendo la posizione di Pechino. I delegati Usa raccontano che i cinesi hanno descritto i loro sforzi come un programma di modernizzazione basato sulla deterrenza per far fronte al miglioramento delle difese missilistiche statunitensi, le migliori capacità di sorveglianza e il rafforzamento delle alleanze americane.

Quello che preoccupa gli americani è l’arsenale atomico cinese. Che resta di gran lunga inferiore a quello Usa (500 le testate di Pechino in scorte militari per un uso potenziale contro le 3.708 di Washington), ma secondo l’ultimo rapporto del Sipri, nonostante tutti gli Stati nucleari abbiano continuato a modernizzare i loro arsenali, “la Cina sta espandendo il suo più velocemente di qualsiasi altro Paese”. La previsione è che le testate cinesi arriveranno a mille entro il 2030. “Circa 2.100 delle testate globali schierate sono state mantenute in stato di massima allerta operativa su missili balistici. Quasi tutte appartenevano alla Russia o agli Stati Uniti, ma per la prima volta si ritiene che la Cina abbia alcune testate in questo stato”, si legge nel report.

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