Giorgia Meloni apre all’estrema destra romena e così chiude a quella del premier ungherese Viktor Orbán. Il dilemma del gruppo europeo Ecr, guidato da Fratelli d’Italia, si è risolto in favore dei romeni di Aur, Alleanza per l’unione dei romeni. Dunque i sovranisti di Fidesz hanno annunciato che il tema del proprio ingresso nel gruppo dei Conservatori e riformisti, Ecr, non si pone più. La mossa era prevista, perché nazionalisti romeni e ungheresi si elidono a vicenda, sono incompatibili.
Aur, che alle europee è arrivata seconda in Romania con il 15 per cento, ha come motto “famiglia, fede, patria e libertà” e nel suo pantheon trovano posto Donald Trump e Vlad III l’Impalatore, ovvero il conte Dracula. Au…
Giorgia Meloni apre all’estrema destra romena e così chiude a quella del premier ungherese Viktor Orbán. Il dilemma del gruppo europeo Ecr, guidato da Fratelli d’Italia, si è risolto in favore dei romeni di Aur, Alleanza per l’unione dei romeni. Dunque i sovranisti di Fidesz hanno annunciato che il tema del proprio ingresso nel gruppo dei Conservatori e riformisti, Ecr, non si pone più. La mossa era prevista, perché nazionalisti romeni e ungheresi si elidono a vicenda, sono incompatibili.
Aur, che alle europee è arrivata seconda in Romania con il 15 per cento, ha come motto “famiglia, fede, patria e libertà” e nel suo pantheon trovano posto Donald Trump e Vlad III l’Impalatore, ovvero il conte Dracula. Aur difende l’idea di una grande Romania al di là delle sue frontiere attuali, dalla Moldavia fino alla Bucovina ucraina. Così come Fidesz strizza a volte l’occhio a una grande Ungheria (come quella disegnata su una sciarpa indossata da Orbán nel 2022) e specularmente si fa paladina della minoranza ungherese in Romania e in Ucraina. Il contenzioso storico tra i due partiti è geografico e linguistico, relativo anzitutto alla Transilvania, territorio cui attribuiscono confini diversi e in cui le due lingue sono rivali. «Non condivideremo mai un gruppo con un partito noto per la sua posizione estrema anti-ungherese, non è negoziabile», ha detto il capogruppo di Fidesz al Parlamento di Budapest, Màtè Kocsis.
Meloni ed Ecr sono alla ricerca di nuovi alleati perché vogliono superare i liberali macroniani di Renew e avere più potere e visibilità diventando terza forza dell’emiciclo. È la riedizione strasburghese della sfida tra la premier italiana e il presidente francese, e in questo momento la sta vincendo Meloni, visto che tre giorni fa è arrivato il sorpasso — rispetto alla scorsa legislatura — grazie proprio all’ingresso di alcuni deputati francesi — tra cui Marion Maréchal nipote di Marine Le Pen — e tra gli altri i cinque romeni di Aur: Ecr per il momento è a 83 (erano 66 prima delle elezioni), e Renew a 80, ma sono possibili altri movimenti.
La rinuncia a Fidesz è una rinuncia a ben dieci seggi, ma anche all’alleanza ufficiale con l’ingombrante e ancora più imbarazzante e visibile leader anti-Ue e filorusso Orbán, che nel 2021 lasciò il Ppe per evitare di essere cacciato — da allora i suoi a Strasburgo sono tra i non-iscritti — e che a febbraio a Repubblica aveva confessato di voler entrare nell’Ecr. Ma nell’Ecr in troppi non vogliono l’amico di Putin, dai finlandesi ai belgi, e poi i cechi e, ora, i romeni: averlo con sé sarebbe un danno d’immagine e continui dissensi su Kiev.
Certo, se il problema è l’Ucraina, neanche Aur ha un curriculum immacolato, anzi. Attacca Zelensky per il trattamento che reputano discriminatorio della minoranza romena, critica il sostegno militare di Bucarest e il transito di prodotti agricoli ucraini nel proprio Paese, senza contare che al leader George Simion è stato vietato l’ingresso in Ucraina per le sue posizioni politiche. Però ha preso più le distanze da Mosca. «Abbiamo chiesto ad Aur una dichiarazione scritta formale sul loro sostegno unilaterale alla causa ucraina, senza quello l’ingresso in Ecr non sarebbe stato possibile perché noi siamo stati da sempre a fianco Kiev» — ha spiegato il co-presidente di Ecr ed eurodeputato di Fdi Nicola Procaccini — Se un domani anche Orbán volesse entrare in Ecr, dovrebbe fare lo stesso».
Lo strappo con Fidesz conferma quanto sia lontano il sogno pre-elettorale dell’unione dei sovranisti, dall’Ecr all’Id di Salvini e Le Pen fino ai senza gruppo, tutti con posizioni troppo incompatibili. E in seno a Ecr ci sono forze che hanno sensibilità diverse da quelle di Meloni sulla possibile rielezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione: ad esempio gli spagnoli di Vox e i polacchi del Pis, che in questo sono più vicini al gruppo di Le Pen e Salvini… Tutto è ancora in movimento.