Kaspersky al bando su tutti i computer Usa: “Dati in mano ai russi
di Rosalba CastellettiEugene Kaspersky
Il dubbio lo ha sempre accompagnato. Non è bastato anglicizzare il nome o respingere a più riprese le accuse. Eugene Kaspersky, al secolo Evgenij Kasperskij, il fondatore russo dell’omonima società di antivirus, non si scrolla di dosso il sospetto di fare il gioco, volente o nolente, dell’Fsb, l’ex Kgb. Tanto che ora Washington, nell’arco di 24 ore, ha prima messo al bando il software negli Stati Uniti e poi sanzionato i 12 manager della società. I clienti avranno tempo fino al 29 settembre per trovare un’alternativa. Il timore — hanno spiegato i dipartimenti del Commercio e del Tesoro — sta nel fatto che i prodotti e le soluzioni di sicurezza informatica di Kaspersky forniscono ampio accesso ai file» sui «computer su cui è installato il software», e che «Kaspersky è soggetto alla giurisdizione, al controllo o alla direzione del governo russo, che potrebbe sfruttare questo accesso privilegiato per ottenere dati sensibili, comprese informazioni personali o eludere le misure di sicurezz…
Il dubbio lo ha sempre accompagnato. Non è bastato anglicizzare il nome o respingere a più riprese le accuse. Eugene Kaspersky, al secolo Evgenij Kasperskij, il fondatore russo dell’omonima società di antivirus, non si scrolla di dosso il sospetto di fare il gioco, volente o nolente, dell’Fsb, l’ex Kgb. Tanto che ora Washington, nell’arco di 24 ore, ha prima messo al bando il software negli Stati Uniti e poi sanzionato i 12 manager della società. I clienti avranno tempo fino al 29 settembre per trovare un’alternativa. Il timore — hanno spiegato i dipartimenti del Commercio e del Tesoro — sta nel fatto che i prodotti e le soluzioni di sicurezza informatica di Kaspersky forniscono ampio accesso ai file» sui «computer su cui è installato il software», e che «Kaspersky è soggetto alla giurisdizione, al controllo o alla direzione del governo russo, che potrebbe sfruttare questo accesso privilegiato per ottenere dati sensibili, comprese informazioni personali o eludere le misure di sicurezza informatica».
Scontata la reazione del Cremlino, che ha accusato gli Stati Uniti di «concorrenza sleale». Inutili, invece, le proteste della multinazionale, che ha promesso di impugnare il bando in tribunale e denunciato una decisione «presa sulla base dell’attuale clima geopolitico e dei timori teorici» che «va a vantaggio della criminalità informatica».
Sono anni che la società Kaspersky Lab e il suo fondatore e amministratore delegato si difendono dai sospetti. Già nel 2017 il software era stato bandito dalle agenzie federali statunitensi provocando un calo delle vendite negli Usa del 25 per cento. Per rispondere alle preoccupazioni, l’azienda si era sottoposta a svariati processi di audit e certificazione di terzi che non avevano mai individuato nulla di sospetto e nel 2020 aveva completato il trasferimento di tutti i dati dei suoi clienti occidentali in Svizzera e inaugurato un centro per la trasparenza in Nord America. Ma l’inizio del conflitto in Ucraina ha riacceso le preoccupazioni.
La Commissione statunitense per le Comunicazioni ha aggiunto i prodotti, le soluzioni e i servizi di sicurezza forniti, direttamente o indirettamente, da Kaspersky Lab all’“elenco delle apparecchiature e dei servizi di comunicazione che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale”. La Germania ha raccomandato di evitare i suoi servizi, mentre l’Italia ha vietato il software nella pubblica amministrazione e il Canada ne ha bandito l’uso sui telefoni dei dipendenti pubblici. Ora l’ultimo fuoco di fila.
Ad alimentare i sospetti c’è il curriculum del fondatore Kaspersky. Nato a Novorossijsk, Sud della Russia, nel 1987 Evgenij si è laureato a soli 22 anni presso la Facoltà di Matematica dell’Istituto di Crittografia, Telecomunicazioni e Scienza del computer, all’epoca scuola superiore del Kgb, poi inizia a lavorare come ingegnere informatico in un istituto di ricerca multidisciplinare per la Difesa. La sua inarrestabile ascesa fa il resto. Anche se in realtà comincia per caso, quando il suo pc viene colpito dal malware Cascade. Kaspersky lo analizza e sviluppa un software in grado di rimuoverlo, l’antesignano dell’antivirus oggi usato da oltre 400 milioni di utenti e 270mila aziende in tutto il mondo. Kaspersky Lab nasce nel 1997 e adesso conta uffici in 31 Paesi e clienti in più di 200 Paesi e territori. Una carriera fino al 2017 senza scossoni, a parte l’oscuro rapimento del figlio allora ventenne nel 2011, «liberato senza riscatto». Tutto spazzato via dal conflitto in Ucraina.
Nonostante avesse preso posizione dicendo che «la guerra non fa bene a nessuno», Kaspersky è tornato nel mirino. «Teorie del complotto» non supportate da alcuna prova tangibile, ha sempre detto lui, sostenendo che sia «assurdamente ridicolo» supporre che sia «amico intimo delle agenzie di intelligence russe» soltanto perché è cresciuto nell’Unione Sovietica. «Non posso cambiare le mie origini o la fondazione della mia azienda», aveva protestato già nel 2017. Per restare a galla — ha detto di recente — non gli resta che diversificare. Presto lancerà sistemi per aiutare gli aeroporti o i proprietari terrieri privati a bloccare i segnali dei droni e software elettorali protetti dalla blockchain «così potrete votare per il primo ministro dal vostro smartphone». L’ennesimo tentativo di riabilitare il nome.