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Ue, scricchiola l’intesa sulle nomine: salgono le quotazioni di Enrico Letta al Consiglio

Il Ppe frena la corsa del portoghese Costa, anche Tajani spinge l’ex leader Pd: “Nessun veto”. Il gruppo liberale azzoppato dagli addii
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PARIGI — L’impalcatura delle nomine europee, per come erano state annunciate fino a qualche giorno fa, comincia a scricchiolare. Dopo che il Ppe ha deciso di alzare la posta, chiedendo un mandato dimezzato per Antonio Costa alla presidenza del Consiglio Ue, anche la casella dell’Alta Rappresentante per la politica estera, su cui era segnato il nome Kaja Kallas, traballa. Il gruppo Renew, principale sponsor politico della premier estone, esce indebolito dal voto per le europee, continua a registrare defezioni ed è ormai superato nei numeri a Strasburgo da quello dei Conservatori.

A pochi giorni dal nuovo vertice dei capi di Stato e di governo, il gruppo S&D fa quadrato sulla candidatura dell’ex premier portoghese Costa, anche se esiste un piano B che corrisponde al nome di Enrico Letta. L’ex premier non vuole che si faccia un nesso tra la sua rinuncia a correre per la direzione di Sciences Po a Parigi e un’eventuale nomina a Bruxelles, ma rimane una delle opzioni sul tavolo. Con l’…

PARIGI — L’impalcatura delle nomine europee, per come erano state annunciate fino a qualche giorno fa, comincia a scricchiolare. Dopo che il Ppe ha deciso di alzare la posta, chiedendo un mandato dimezzato per Antonio Costa alla presidenza del Consiglio Ue, anche la casella dell’Alta Rappresentante per la politica estera, su cui era segnato il nome Kaja Kallas, traballa. Il gruppo Renew, principale sponsor politico della premier estone, esce indebolito dal voto per le europee, continua a registrare defezioni ed è ormai superato nei numeri a Strasburgo da quello dei Conservatori.

A pochi giorni dal nuovo vertice dei capi di Stato e di governo, il gruppo S&D fa quadrato sulla candidatura dell’ex premier portoghese Costa, anche se esiste un piano B che corrisponde al nome di Enrico Letta. L’ex premier non vuole che si faccia un nesso tra la sua rinuncia a correre per la direzione di Sciences Po a Parigi e un’eventuale nomina a Bruxelles, ma rimane una delle opzioni sul tavolo. Con l’accordo del governo di Roma? «Giorgia Meloni non appoggerà mai Mario Draghi, piuttosto Letta», ha confidato il ministro degli Esteri Antonio Tajani ad alcuni interlocutori, facendo sorgere anche il dubbio che il veto su Draghi sia soprattutto dell’attuale titolare della Farnesina e dirigente Ppe.

Il piano A per il Consiglio dell’Ue, al momento, rimane Costa. Il nuovo premier a Lisbona, Luis Montenegro, si è attivato con vari leader europei per fugare dubbi sull’inchiesta che coinvolge il suo predecessore. Costa ha sviluppato anche un buon rapporto con Viktor Orbán, che lunedì sarà a Roma per incontrare Giorgia Meloni. Il premier ungherese è tornato ad attaccare la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, descritta come la «chierichetta» del presidente Ppe Weber.

«È vero che il Ppe è uscito rinforzato dalle europee, ma con 189 eurodeputati non si può decidere tutto», sottolinea una fonte diplomatica europea a proposito dello stallo che si è creato lunedì scorso alla cena informale tra i leader. «Sono scettica», commenta Kallas a proposito delle sue chance di riuscita. Una dichiarazione che alcuni interpretano come una mossa tattica, ma il premier belga Alexander de Croo si vede già come una riserva per il gruppo dei liberali. Che però attraversa un’inedita crisi. L’ultima delegazione a sbattere la porta di Renew, la creatura politica europea inventata da Emmanuel Macron nel 2019, è quella ceca di Ano 2011, il partito dell’ex premier e miliardario Andrej Babis.

«Era un divorzio atteso da tempo, Babis ha preferito la strada del populismo», dice la leader del gruppo liberale, la francese Valerie Hayer sconfitta nelle europee. Hayer potrebbe essere spodestata dalla presidenza di Renew. L’Alde, uno dei perni del gruppo, si riunisce questo weekend e vorrebbe mettere al suo posto il portoghese João Cotrim de Figueredo. Anche la delegazione di Volt (due olandesi e tre tedeschi) ha comunicato ieri di preferire i Verdi a Renew, perché i liberali hanno deciso di mantenere gli affiliati olandesi del Vvd, ora al governo con l’estrema destra di Geert Wilders, alleato di Marine Le Pen. Una scelta - dettata dall’esigenza di non scendere ancora nei numeri - che stona nella sfida che si gioca in Francia tra Macron e l’estrema destra. La somma della maggioranza Ursula (Ppe, S&D e Renew) si ferma ora a 399, per la prima volta sotto i 400 voti all’europarlamento. Con queste cifre, un sostegno esterno a von der Leyen, se confermata dai leader Ue, si fa sempre più necessario.

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