Harris si riprende la scena: “Donald vuole fare il dittatore, credete alle sue minacce”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — «Quando qualcuno vi mostra chi è, credetegli la prima volta». Kamala Harris prende in prestito le parole della poetessa Maya Angelou, per spiegare agli elettori americani perché non dovrebbero esporsi al rischio di una seconda amministrazione Trump: «Ama i dittatori. Ha detto che vorrebbe fare il dittatore dal primo giorno. Perché non dovremmo ascoltare quanto minaccia?».
La vicepresidente degli Stati Uniti è venuta a New York per incontrare gli iscritti al sindacato Unite Here, quello del settore ospitalità, che sarà decisivo per la conferma di Biden in Stati chiave come il Nevada. Ma il suo intervento, a cui Repubblica è stata invitata, diventa la cartina di tornasole della strategia elettorale in tre punti dei democratici, a maggior ragione se ascoltato tenendo presenti le voci che parlano in continuazione della possibile sostituzione di Joe e della stessa Kamala, indietro nei sondaggi.
NEW YORK — «Quando qualcuno vi mostra chi è, credetegli la prima volta». Kamala Harris prende in prestito le parole della poetessa Maya Angelou, per spiegare agli elettori americani perché non dovrebbero esporsi al rischio di una seconda amministrazione Trump: «Ama i dittatori. Ha detto che vorrebbe fare il dittatore dal primo giorno. Perché non dovremmo ascoltare quanto minaccia?».
La vicepresidente degli Stati Uniti è venuta a New York per incontrare gli iscritti al sindacato Unite Here, quello del settore ospitalità, che sarà decisivo per la conferma di Biden in Stati chiave come il Nevada. Ma il suo intervento, a cui Repubblica è stata invitata, diventa la cartina di tornasole della strategia elettorale in tre punti dei democratici, a maggior ragione se ascoltato tenendo presenti le voci che parlano in continuazione della possibile sostituzione di Joe e della stessa Kamala, indietro nei sondaggi.
Come prima cosa, Harris riconosce che «grazie a voi sono stata eletta come prima donna vicepresidente. Trump invece si vanta di avervi tolto il diritto di scegliere sulla salute riproduttiva». Quindi ricorda che «da bambina i miei genitori mi portavano in carrozzina alle manifestazioni del movimento per i diritti civili». Infine aggiunge: «Abbiamo appena varato il decreto che consente ai coniugi di cittadini americani entrati illegalmente nel Paese di restare e chiedere la carta verde. Sull’immigrazione noi teniamo unite le famiglie, mentre Trump voleva dividerle e strappare loro i figli». È il richiamo alla base democratica composta da donne e minoranze, lanciato da una donna della minoranza, che deve tornare alle urne se vuole evitare il bis di un ex presidente condannato in sede civile per abusi, in sede penale per i soldi a Stormy, e indifferente a neri e ispanici.
Come seconda cosa, Kamala rivendica i risultati dall’amministrazione, proiettandoli verso il secondo mandato. Citando anche i sacrifici compiuti dagli «immigrati italiani, polacchi e tedeschi, per affrancarsi dalle condizioni di sfruttamento nell’industria tessile del New England», rivendica il fatto che «abbiamo creato milioni di posti di lavoro e favorito un rinnovo del contratto che ha aumentato le vostre retribuzioni del 32 per cento. Progresso straordinario, che solleva tutti i lavoratoti e tutti i sindacati». E poi la garanzia della sanità, il divieto di usare i debiti accumulati per emergenze di salute allo scopo di rovinare il credito delle famiglie, «i tagli alle tasse per la classe media e lavoratrice, mentre Trump li ha regalati ai miliardari». Argomenti da usare in tutti gli Stati chiave dominati dai colletti blu, come Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, dove Biden ha mantenuto la promessa di ricondurre il Partito democratico a schierarsi con i più deboli e riportare l’occupazione finita all’estero, ma dove molto lavoro resta da fare per curare le disuguaglianze e tutto rischia di essere perduto col ritorno al passato.
Così arriva al terzo punto, forse ancora più fondamentale degli altri due: «Mancano 137 giorni all’elezione più importante della nostra vita». È una retorica spesso abusata nelle presidenziali, ma stavolta con motivo: «Trump non pensa a voi, ma solo a se stesso. Ha minacciato di usare la giustizia come arma contro gli oppositori. Ama i dittatori e ha detto che vorrebbe fare il dittatore dal primo giorno, se tornasse alla Casa Bianca. Si vanta di aver cancellato l’aborto. Attacca la libertà e promuove l’odio, per dividere il nostro Paese. Il potere della collettività però resta più forte, e se voi amate la libertà, sapete per cosa dovete combattere».
Scende dal palco, e stringendo le mani ai militanti risponde anche a una domanda sull’Ucraina, dopo la conferenza di pace in Svizzera dove ha guidato la delegazione Usa: «Siamo ottimisti, le cose stanno tornando nel verso giusto». La linea dunque è tracciata. Resta da vedere con quanta capacità di convincere gli americani che il 5 novembre sarà in gioco assai più di un’elezione come tante.