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Kenya, la rivolta della Generazione Z contro la tassa sul pane: un manifestante ucciso dalla polizia, oltre 200 i feriti

(afp)
A Nairobi la rivolta contro la nuova legge finanziaria del presidente William Ruto. Il 25 giugno lo sciopero generale organizzato dal movimento “Occupy Parliament”
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Locomotiva economica dell’Africa dell’Est, unica democrazia liberale nel Corno d’Africa e uno degli ultimi affidabili alleati in funzione anti-russa degli Stati Uniti nel continente, il Kenya potrebbe apparire come un’eccezione all’instabilità politica crescente in Africa. Non è così: il paese è in preda a diverse proteste contro il governo del presidente William Ruto, animate soprattutto dalla “generazione Z”. A Nairobi, la capitale, la polizia ha addirittura aperto il fuoco contro un gruppo di manifestanti giovedì sera: un giovane di 29 anni è stato ucciso. Intanto Ruto si appresta ad affrontare una nuova sfida: uno sciopero generale è stato proclamato dal movimento “Occupy Parliament “ (Occupare il Parlamento), nato al di fuori di ogni quadro politico, per martedì prossimo. E per lo stesso giorno sono previste ancora manifestazioni in tutto il paese.

Le proteste si succedono dall’inizio di questa settimana e attirano…

Locomotiva economica dell’Africa dell’Est, unica democrazia liberale nel Corno d’Africa e uno degli ultimi affidabili alleati in funzione anti-russa degli Stati Uniti nel continente, il Kenya potrebbe apparire come un’eccezione all’instabilità politica crescente in Africa. Non è così: il paese è in preda a diverse proteste contro il governo del presidente William Ruto, animate soprattutto dalla “generazione Z”. A Nairobi, la capitale, la polizia ha addirittura aperto il fuoco contro un gruppo di manifestanti giovedì sera: un giovane di 29 anni è stato ucciso. Intanto Ruto si appresta ad affrontare una nuova sfida: uno sciopero generale è stato proclamato dal movimento “Occupy Parliament “ (Occupare il Parlamento), nato al di fuori di ogni quadro politico, per martedì prossimo. E per lo stesso giorno sono previste ancora manifestazioni in tutto il paese.

Le proteste si succedono dall’inizio di questa settimana e attirano sempre più persone. Nel mirino, il progetto di legge finanziaria, attualmente in discussione al Parlamento: dovrebbe affrontare un voto finale il 30 giugno. Dopo una prima grossa manifestazione martedì scorso, il governo aveva eliminato gran parte delle disposizioni previste, in particolare l’instaurazione di un’Iva al 16% sul pane e una nuova tassa sulle auto del 2,5% annuo. Ma le proteste continuano: i manifestanti denunciano la volontà dell’esecutivo di compensare il ritiro di alcune tasse con altre misure fiscali (come l’aumento delle imposte sui carburanti e sui prodotti esportati). Questo rischierebbe di ridurre fortemente il potere d’acquisto della popolazione, già falcidiato dagli aumenti delle imposte sui redditi, dei contributi sanitari e dal raddoppiamento dell’Iva sulla benzina, varati l’anno scorso. Per il governo, però, queste misure fiscali sono necessarie per ridare nuovi margini di manovra al paese, fortemente indebitato. Il Kenya, una delle economie più dinamiche dell’Africa, ha registrato in maggio un’inflazione annua del 5,1%, con un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei carburanti rispettivamente del 6,2% e del 7,8%, secondo la Banca centrale.

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Giovedì si sono verificati scontri fra i manifestanti e le forze dell’ordine, che hanno utilizzato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, soprattutto nel quartiere degli affari a Nairobi. Secondo Amnesty International almeno 200 persone sono rimaste ferite, otto delle quali (i dati sono della Croce Rossa) si ritrovavano venerdì in condizioni gravi. Poi, giovedì sera, mentre numerosi manifestanti si attardavano nel centro di Nairobi, in un’atmosfera apparentemente di festa, “uno di loro è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, mentre tentava di fuggire dalla polizia”, ha dichiarato Mathias Kinyoda, portavoce di Amnesty International Kenya. “La persona che ha sparato aveva abiti civili, ma stava accompagnando la polizia”, ha aggiunto. Si tratterebbe di un giovane di 29 anni, trasportato giovedì alle sette di sera all’ospedale del viale Moi, nel distretto degli affari, “incosciente, con una ferita alla coscia, prima di soccombere per le sue ferite”.

Un testimone, intervistato dall’Agence France Presse, ha detto di aver visto «un uomo con un cappello da baseball sulla testa scendere da una vettura della polizia: ha sparato e vi è poi risalito di corsa”. La polizia kenyota è già stata accusata nel passato di violazioni gravi dei diritti umani. L’anno scorso delle manifestazioni contro il carovita, organizzate dall’opposizione, avevano dato luogo a saccheggi e scontri violenti, provocando la morte di almeno 50 morti, secondo le Ong.

Durante l’ultima protesta, che si è tenuta venerdì, nel corteo uno striscione recava questa scritta: “Occupy Parliament and Total Shutdown Kenya”, ampiamente condiviso nei social. È un appello a uno sciopero generale, fissato per martedì. “La generazione Z accorda un giorno di festa a tutti i kenyani che lavorano duro. I genitori tengano i figli a casa per solidarietà”, si legge in un comunicato del movimento. Questa fase turbolenta interviene in un momento in cui gli Usa sperano che il Kenya riempia il vuoto di una leadership nell’area lasciato dalla debolezza dell’Etiopia (afflitta dalle lotte interne), dalla disgrazia del presidente ugandese, Yoweri Museveni, e dalle tensioni fra il Ruanda e la Repubblica democratica del Congo, senza contare che lo Stato praticamente non esiste più in Somalia e la guerra civile sconvolge il Sudan: il Corno d’Africa è una polveriera dove Nairobi emerge come l’unica democrazia liberale. Intanto nel Sahel si estende rapidamente l’influenza della Russia.

Per questo Washington sta cercando di rafforzare i suoi legami con il Kenya. È previsto che il paese diriga la missione internazionale ad Haiti proprio su domanda americana, tanto più che Nairobi si allinea fedelmente alle risoluzioni dell’Onu, che sostengono l’Ucraina e Israele. Da poche settimane gli Stati Uniti hanno riconosciuto il Kenya “alleato maggiore non membro della Nato”, status che consente privilegi militari e diplomatici (l’hanno soltanto 18 paesi nel mondo e si tratta dell’unico in Africa). William Ruto punta sull’appoggio degli Usa dal punto di vista economico: spera che gli Stati Uniti operino per assicurargli un alleggerimento del debito. Ruto spinge abilmente sull’ecologia e la “crescita verde”, per attirare gli investitori occidentali, grazie anche a una delle gioventù più qualificate del continente. Usa e Kenya dovrebbero firmare un accordo commerciale di libero scambio alla fine dell’anno. Si stanno negoziando nuovi investimenti americani sulle infrastrutture, l’industria tessile e per un grosso centro di stoccaggio di dati. Washinton potrebbe anche decidere di creare nel paese una fabbrica di semiconduttori, facendone un alleato strategico nella guerra de chips che l’oppone alla Cina. Un dinamismo, però, che non basta per migliorare la vita di ogni giorno della popolazione. Che ora scende inesorabilmente in piazza.

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