Francia, la “melonizzazione” dell’estrema destra: dalla Russia all’economia, le retromarce di Bardella
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - “Siamo pronti”, dice Jordan Bardella nella conferenza stampa per presentare il “suo” governo in caso di vittoria alle elezioni legislative anticipate di luglio. Il riferimento al motto usato da Giorgia Meloni per conquistare il potere è esplicito. L'ennesimo segnale che il presidente del Rassemblement National si è melonisé, “melonizzato”, come sostengono i media transalpini, coniando un neologismo sinonimo di pragmatismo che sconfina nel trasformismo. Accantonare promesse elettorali per provare a essere credibili, limitare la demagogia per confrontarsi con la realtà, in particolare sulla tenuta dell'economia, l'equilibrio europeo e internazionale, senza però mai rinnegare i valori più reazionari.
La politica estera
La priorità per il fu Front National è normalizzarsi a tempo di record, nella rapidità di questa campagna elettorale, e rassicurare chi non crede che un partito che in mezzo secolo ha governato al m…
PARIGI - “Siamo pronti”, dice Jordan Bardella nella conferenza stampa per presentare il “suo” governo in caso di vittoria alle elezioni legislative anticipate di luglio. Il riferimento al motto usato da Giorgia Meloni per conquistare il potere è esplicito. L'ennesimo segnale che il presidente del Rassemblement National si è melonisé, “melonizzato”, come sostengono i media transalpini, coniando un neologismo sinonimo di pragmatismo che sconfina nel trasformismo. Accantonare promesse elettorali per provare a essere credibili, limitare la demagogia per confrontarsi con la realtà, in particolare sulla tenuta dell'economia, l'equilibrio europeo e internazionale, senza però mai rinnegare i valori più reazionari.
La politica estera
La priorità per il fu Front National è normalizzarsi a tempo di record, nella rapidità di questa campagna elettorale, e rassicurare chi non crede che un partito che in mezzo secolo ha governato al massimo piccole medie città francesi possa prendere la guida della seconda economia e prima potenza militare del continente. La Russia? “Una minaccia multi-dimensionale per la Francia e l'Europa. Sarò molto attento ad eventuali ingerenze straniere”, dice Bardella. “Manterremo i nostri impegni internazionali - prosegue - e continueremo ad aiutare l'Ucraina ma non invieremo truppe, è una linea rossa”. Il candidato premier esclude il riconoscimento di uno Stato palestinese: "In questo momento sarebbe un riconoscimento del terrorismo". Sulla Nato, ha già precisato che la proposta di uscire dal comando integrato è stata sospesa perché “non è possibile in tempo di guerra”.
L’economia
La questione aperta è sull'economia, con lo spread e i mercati finanziari in tensione. Nel Salon Hoche, tra marmi rosa e lampadari di cristallo, con il nuovo alleato Eric Ciotti seduto accanto a Marine Le Pen, nel mirino c'è Emmanuel Macron, accusato di lasciare un “Paese quasi in bancarotta”, con “seicento miliardi di debito supplementari da quando è all'Eliseo”. Se entrerà all'Hotel Matignon, sede dell'esecutivo, l'estrema destra chiederà una spending review perché, spiega il giovane dirigente, “non è escluso che ci sia stata qualche dissimulazione sui conti pubblici”.
Le retromarce
Bardella già mette le mani avanti, e ufficializza così la retromarcia su diversi punti del programma Rn, a cominciare dall'abrograzione della riforma delle pensioni, limitata alle carriere più lunghe e comunque rimandata a un “secondo tempo”, probabilmente in autunno. Abbandonato anche il taglio dell'Iva sui beni alimentari di prima necessità, mentre è confermato quello sull'energia, inserito nel programma dei primi cento giorni. Senza presentare dati precisi sulle spese aggiuntive o sulle entrate per garantire una copertura finanziaria, Bardella sostiene che tutte le misure del suo “governo di unità nazionale” saranno “ragionevoli e responsabili”, sempre a patto di ottenere la maggioranza assoluta di deputati. In caso contrario, ripete, non accetterà di essere premier.
Immigrazione, sicurezza e scuola
Sull'immigrazione, una delle tre priorità “urgenti” dei primi cento giorni, insieme a potere d'acquisto e sicurezza, spiega di voler abolire subito lo ius soli ma rinuncia al referendum per inserire la “preferenza nazionale” nella Costituzione. “In una situazione di coabitazione non è possibile”, sostengono nel partito. Bardella annuncia invece che allontanerà da posizioni strategiche nello Stato, come il ministero della Difesa, cittadini con doppia nazionalità, una sorta di preferenza nazionale limitata ad alcune poltrone più sensibili. Sulla scuola, promette un "big bang di autorità", con il divieto dei telefonini in classe, il ritorno al ‘voi’ agli insegnanti e all'uniforme. E si capisce già che, in caso di vittoria, si tenterà di compensare la rinuncia ad alcune promesse irrealizzabili per insistere su alcune misure più simboliche, nel solco di un’ideologia reazionaria.