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La Francia in crisi di nervi: depressione e insonnia con il rischio del trionfo di Le Pen

(afp)
L’allarme degli psicologi prima del voto: “Le tensioni in famiglia, tra amici e sul lavoro sono esasperate”. È panico da democrazia in pericolo
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PARIGI — «Coraggio». «Grazie, anche a te». Il cortile della scuola elementare è pieno di stand per la festa prima delle vacanze. Tra un tiro al piattello e una pesca di anatroccoli, nel mezzo di bambini che giocano incuranti, i genitori si danno man forte. «Sembra di essere tornati ai tempi del Covid» dice un papà nel sentire gli inviti alla resilienza. Manca solo uno slogan: andrà tutto bene. «Non riesco a immaginare come mi sveglierò l’8 luglio, è anche il mio compleanno» confida una maestra. La domenica 7 luglio, secondo turno delle legislative, provoca un senso di vertigine e secondo diversi psicologi, sta provocando un’impennata di sintomi come depressione, stress, tachicardia, insonnia.

Certo, la scuola vicino a place des Vosges non è u…

PARIGI — «Coraggio». «Grazie, anche a te». Il cortile della scuola elementare è pieno di stand per la festa prima delle vacanze. Tra un tiro al piattello e una pesca di anatroccoli, nel mezzo di bambini che giocano incuranti, i genitori si danno man forte. «Sembra di essere tornati ai tempi del Covid» dice un papà nel sentire gli inviti alla resilienza. Manca solo uno slogan: andrà tutto bene. «Non riesco a immaginare come mi sveglierò l’8 luglio, è anche il mio compleanno» confida una maestra. La domenica 7 luglio, secondo turno delle legislative, provoca un senso di vertigine e secondo diversi psicologi, sta provocando un’impennata di sintomi come depressione, stress, tachicardia, insonnia.

Certo, la scuola vicino a place des Vosges non è un buon osservatorio per tastare il polso del Paese. Nella capitale, il Rassemblement National ha registrato appena l’otto per cento dei voti alle europee. «È uno scarto impressionante» osserva il sociologo Jérôme Fourquet. «La testa del Paese non corrisponde più al corpo elettorale dove invece è ormai egemonica l’estrema destra. E questo significa che nei pranzi di famiglia, davanti alla macchinetta del caffè in ufficio, al bistrot dell’angolo, a dominare è ormai la griglia di lettura del Rn».

Per Gladys Mondière, presidente della Federazione francese di psicologi, si è propagata la «demo-ansia», un panico da democrazia sotto minaccia. Nel suo studio a Lille, racconta, molti pazienti faticano ancora a realizzare le conseguenze di quello che Emmanuel Macron ha annunciato la sera del 9 giugno. «I fattori che contribuiscono all’ansia sono riuniti in un solo evento: l’imprevisto, la preoccupazione e l’incertezza per il futuro». Sébastien Pélissier è psicologo a Marsiglia. «A un certo punto della consultazione, quasi tutti i pazienti affrontano questa situazione. E sono persone che non mi avevano mai parlato prima di politica». C’è chi ha pianto sentendo l’annuncio in tv del capo dello Stato – seguito da oltre 15 milioni di francesi - chi si rifugia nell’alcool o negli ansiolitici per dimenticare.

Il ritorno «al popolo sovrano», come ripete Macron, spazza via quel poco di leggerezza all’orizzonte. «Il paradosso è che stavamo entrando in un periodo in cui era possibile godersi l’arrivo dell’estate, le vacanze, gli Europei e poi le Olimpiadi» osserva Rémy Oudghiri, sociologo e direttore generale di Sociovision all’Ifop. «Ogni scadenza politica è conflittuale per natura ma, in questo caso, le tensioni sono esasperate». Gli elettori di destra si dividono sull’idea di alleanza con i lepenisti, quelli di sinistra sulla coalizione insieme ai melenchonisti. «Potrebbe essere uno dei più grandi shock politici da decenni» sottolinea la politologa Chloé Morin che definisce queste legislative anticipate come una «mini-presidenziale organizzata in due settimane». «La carica emotiva è molto forte e divora gli argomenti più razionali».

Chi ancora sostiene Macron resta discreto. «Quello che si sente dire sul capo dello Stato nelle riunioni di lavoro o in alcune cene è di una violenza inaudita, cose terribili anche su sua moglie. È una deriva inquietante tanto da domandarsi: ma cosa giustifica un tale odio?» confida Pascal Perrineau, professore emerito a Sciences Po. In cima alla lista di chi potrebbe avere un risveglio traumatico tra due settimane, ci sono le associazioni che aiutano rifugiati e sans papiers, le femministe, i militanti Lgbtq+. «Sono dieci giorni che non dormo più» racconta Colette, militante Lgbtq+ che sfilava ieri in un corteo.

«Non abbiate paura, andate a votare» ha ripetuto Macron all’Eliseo due giorni fa. Una parte dei francesi, quelli pronti a votare Rn, forse non ha paura. «La speranza è il motore del progressismo» ha ricordato Antonio Scurati, insignito Chevalier des Arts et des Lettre all’indomani della dissoluzione delle Camere. A margine della cerimonia, nel salone del ministero della Cultura, alcuni responsabili delle istituzioni già facevano il totonomine di un possibile governo Bardella. Stupore, rassegnazione. E l’idea che la speranza potrebbe aver cambiato sponda. Il treno della «campagna express» è partito. Destinazione: ignota. Intanto, l’estate non è ancora arrivata. In questo strano «giugnovembre», come ha detto qualcuno, non smette mai di piovere.

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