PARIGI — L’estrema destra francese si proietta già al potere e minaccia di strappare a Emmanuel Macron la leadership a Bruxelles. Un primo bersaglio è il nome per il Commissario francese che la Francia dovrà indicare nelle prossime settimane. «È una delle prime scelte che dovremo fare», ha detto ieri Jordan Bardella, dando per scontato che spetterà al suo governo, in caso di una vittoria alle legislative che appare possibile secondo l’ultimo sondaggio Ifop: 36% (+0.5%) Rassemblement National, 29,5% (+0,5%) le sinistre del Nouveau Front Populaire, 20,5% (-0,5%) la lista dell’attuale maggioranza Ensemble. «Il commissario europeo dovrà allinearsi al nostro desiderio di difendere un certo numero di interessi francesi all’interno della Commissione», ha aggiunto il presidente del Rn e candidato premier. «Sarò rispettoso delle istituzioni e del presidente, ma non sarò un suo semplice collaboratore».
Bardella non ha voluto ieri rispondere sull’uso della bandiera dell’Ue se sarà al governo («Ci rifletterò»), ma ha detto di voler lavorare con tutti i leader europei, compreso Olaf Scholz che lo ha criticato. In caso di coabitazione, il capo dello Stato mantiene la politica estera come «domaine reservé», competenza esclusiva, ma è una prassi repubblicana che l’estrema destra vuole sfidare. Nelle tre coabitazioni che ha conosciuto la Francia, i precedenti sono diversi. Se François Mitterrand andava da solo a Bruxelles, escludendo il suo premier Jacques Chirac, anni dopo lo stesso Chirac, all’Eliseo, era stato costretto a includere il socialista Lionel Jospin.
Molti veterani ricordano le scene surreali di due leader francesi, di famiglie politiche opposte, con dibattiti schizofrenici. Ora i Consigli dell’Ue sono più ristretti ma è uno scenario che si affaccia: una poltrona per due a Bruxelles, l’incubo di avere una Francia bicefala. Alexandre Loubet, direttore della campagna di Bardella, è ancora più esplicito: «Se abbiamo una maggioranza assoluta, Bardella sarà primo ministro e spetterà a noi nominare il Commissario francese», dice a Repubblica. C’è già un nome, un portafoglio ambito? «Abbiamo qualche idea, ma è presto per svelarle».
L’equazione è complicata: il Commissario dovrà passare al vaglio di Strasburgo dove i lepenisti, nel gruppo Id con la Lega, sono al momento esclusi dalla maggioranza. Uno dei responsabili economici del partito, Jean-Philippe Tanguy, spiega che un ipotetico governo Bardella «rispetterà la traiettoria sul deficit» indicata dall’attuale maggioranza. Un messaggio rassicurante per Bruxelles, anche se i punti di attrito non saranno pochi. Il Rn vuole tagliare il contributo di Parigi al bilancio Ue, abbassare l’Iva sui carburanti, uscire dal mercato unico dell’elettricità, creare una «doppia frontiera» nello spazio Schengen.