Kenya, la generazione Z in rivolta: “Vogliamo lavoro e futuro”. In piazza anche la sorellastra di Obama
di Giorgio BrizioNairobi — «La Generazione Z garantisce ai lavoratori kenyoti un giorno di pausa. Chiediamo a tutti di unirsi allo sciopero generale». E così è stato: centinaia di migliaia di persone, tanti giovanissimi, ieri sono scesi in piazza in tutto il Paese, da Mombasa a Kisumu fino alla capitale Nairobi per protestare contro la nuova legge finanziaria: più tasse sul pane, sulla benzina e sul mitico M-Pesa, il sistema di mobile-banking di cui il Kenya è stato pioniere e che usano tutti da queste parti, anche nelle baraccopoli. Il bilancio a fine giornata sarà drammatico: almeno 10 morti negli scontri tra i manifestanti - alcuni dei quali hanno attaccato il Parlamento - e la polizia.
La scintilla è stata la riforma fiscale approvata dalla maggioranza giovedì in seconda lettura (204 favorevoli, 115 contrari), imposta dall’esplosione del debito pubblico: nel 2023 i pagamenti degli interessi sul debito interno hanno toccato i 5 miliardi di dollari e il governo, per rispettare gli accordi con il Fo…
Nairobi — «La Generazione Z garantisce ai lavoratori kenyoti un giorno di pausa. Chiediamo a tutti di unirsi allo sciopero generale». E così è stato: centinaia di migliaia di persone, tanti giovanissimi, ieri sono scesi in piazza in tutto il Paese, da Mombasa a Kisumu fino alla capitale Nairobi per protestare contro la nuova legge finanziaria: più tasse sul pane, sulla benzina e sul mitico M-Pesa, il sistema di mobile-banking di cui il Kenya è stato pioniere e che usano tutti da queste parti, anche nelle baraccopoli. Il bilancio a fine giornata sarà drammatico: almeno 10 morti negli scontri tra i manifestanti - alcuni dei quali hanno attaccato il Parlamento - e la polizia.
La scintilla è stata la riforma fiscale approvata dalla maggioranza giovedì in seconda lettura (204 favorevoli, 115 contrari), imposta dall’esplosione del debito pubblico: nel 2023 i pagamenti degli interessi sul debito interno hanno toccato i 5 miliardi di dollari e il governo, per rispettare gli accordi con il Fondo Monetario Internazionale, ha aumentato in modo significativo le imposte. «La situazione è calda, molto calda», dice Abraham, pastore della comunità di Ngomongo e referente locale di Una Mano Per Un Sorriso, una delle poche onlus che opera negli slum di Nairobi. È proprio dalle baraccopoli che è partita la protesta.
Dalla mattina, a centinaia si sono messi in marcia verso il distretto finanziario, chiamati via social network, da TikTok, Instagram e X, dove sono diventati virali gli hashtag #RejectFinanceBill2024 e #OccupyParliament. Nel Kenya abituato a proteste e sommosse, la grande novità di questa mobilitazione sono i suoi protagonisti. A lanciarla non è stata l’opposizione come in passato, ma normali cittadini. Molti della Generazione Z, i nati dal 1997 in poi, e Millenial, che pagano il disagio economico e il degrado ambientale. Chi ha finito il liceo non riesce a trovare quei posti di lavoro tanto promessi durante la campagna elettorale del 2022. «Il potere che abbiamo come giovani kenyoti per immaginare un futuro che non sia ancora stato scritto per noi è ora», dice Geoffrey, 22 anni, noto attivista per il clima e per i diritti. «Siamo il cuore pulsante del cambiamento che vogliamo vedere».
I giovani tra i 18 e i 35 rappresentano il 40% degli elettori in Kenya, con quasi 9 milioni di votanti registrati. Nel 2027, le persone della sola Generazione Z che avranno diritto di voto saranno 14 milioni; se riuscissero a individuare un candidato che li rappresenti, potrebbero eleggerselo da soli. Il loro protagonismo politico, lontano dai pariti tradizionali, è inedito. Non lo è però la violenza dello scontro sociale, alimentato dal carovita ed esasperata anche dalle conseguenze delle alluvioni che a maggio hanno causato 250 morti e 150mila sfollati. Parte dei manifestanti ieri si è scontrata con la polizia, che ha usato proiettili, cannoni ad acqua, gas lacrimogeni. Uno di questi ha colpito Auma Obama, sorellastra dell’ex presidente Usa. Un uomo che era con lei in piazza mostrava un cartello con su scritto: «Il colonialismo non è mai finito in Kenya».
Il bilancio è di oltre 10 morti, 50 persone arrestate e altre 20 «rapite o scomparse per mano di agenti in uniforme e non», denuncia Amnesty International. Negli scontri post-elezioni del 2017 i morti furono più di 100, nel 2007 circa 1.000. Eppure non era mai successo che un’ala del Parlamento venisse invasa e data a fuoco.
In serata, il presidente Ruto ha accusato i manifestanti di tradimento promettendo di dispiegare l’esercito, affinché «una situazione del genere non si ripeta».