Kenya, prima vittoria dei manifestanti: il presidente annuncia il ritiro della legge finanziaria
di Giorgio BrizioNAIROBI – A meno di 24 ore dalle proteste che martedì hanno insanguinato il centro di Nairobi e le strade di altre città del Kenya - 23 morti e centinaia di feriti negli scontri con le forze dell’ordine - i manifestanti hanno ottenuto due vittorie.
Dopo il ricorso urgente presentato dalla Law Society of Kenya, nella mattinata di ieri l’Alta Corte di Nairobi ha ordinato al governo di fermare il dispiegamento dell’esercito (Kdf) a sostegno della polizia, annunciato dal Presidente William Ruto la sera prima.
Ma soprattutto, nel pomeriggio, Ruto ha innestato la retromarcia, tornando a parlare alla nazione con toni nuovi: se subito dopo la protesta aveva accusato i manifestanti di tradimento, nel nuovo discorso ha ceduto alle loro richieste: "Dopo aver ascoltato attentamente il popolo del Kenya, che ha detto forte e chiaro che non vuole avere nulla a che fare con questa legge finanziaria, chino la testa e non la firmerò. Quindi sarà ritirata", ha detto Ruto, che ha promesso di aprirsi al d…
NAIROBI – A meno di 24 ore dalle proteste che martedì hanno insanguinato il centro di Nairobi e le strade di altre città del Kenya - 23 morti e centinaia di feriti negli scontri con le forze dell’ordine - i manifestanti hanno ottenuto due vittorie.
Dopo il ricorso urgente presentato dalla Law Society of Kenya, nella mattinata di ieri l’Alta Corte di Nairobi ha ordinato al governo di fermare il dispiegamento dell’esercito (Kdf) a sostegno della polizia, annunciato dal Presidente William Ruto la sera prima.
Ma soprattutto, nel pomeriggio, Ruto ha innestato la retromarcia, tornando a parlare alla nazione con toni nuovi: se subito dopo la protesta aveva accusato i manifestanti di tradimento, nel nuovo discorso ha ceduto alle loro richieste: "Dopo aver ascoltato attentamente il popolo del Kenya, che ha detto forte e chiaro che non vuole avere nulla a che fare con questa legge finanziaria, chino la testa e non la firmerò. Quindi sarà ritirata", ha detto Ruto, che ha promesso di aprirsi al dialogo con i giovani.
Sono loro infatti i protagonisti di questa mobilitazione. Sono i giovani delle periferie e delle baraccopoli, dove arrivano TilTok e i risultati dei campionati europei di calcio, ma non arriva l’acqua corrente, che vedono aumentare il costo del latte da 45 a 70 scellini e del pane da 50 a 75 . “Non vogliono che mio figlio mangi chapati (un pane non lievitato) o mandasi (bocconcini di pane fritto)”, dice Gladys, 26 anni.
Ma a protestare sono anche i giovani istruiti, che stanno finendo il liceo e aspirano ad andare all’università. Fino all’anno scorso lo Stato finanziava 22.000 dei 55.000 scellini della retta universitaria o di scuola superiore, e un’assistenza sanitaria per chi non poteva permettersela. Il governo ha rimosso entrambe, causando abbandono scolastico ed esasperazione.
“I deputati che hanno votato la legge finanziaria non ne verranno colpiti: hanno i soldi per mangiare, curarsi, pagare la scuola ai propri figli. Noi invece siamo poveri”, dicono David e Bryan, 18 e 17 anni.
Entrambi potranno votare alle presidenziali del 2027, assieme ad altri 14 milioni di esponenti della Generazione Z. “Non voterò per Ruto”, dice Sharon, che punto il dito contro il raddoppio del prezzo sugli assorbenti. David voterebbe per Odinga, leader dell’opposizione, mentre Bryan dice che non lo farà. Ha perso fiducia nel fatto che la politica istituzionale possa cambiare le cose: “Ruto ha promesso ai nostri genitori che, se avessero votato per lui, avrebbe ridotto il carovita, ma sta facendo l’opposto. Odinga se ne sta buono, vuole ottenere una poltrona di rilievo all’Unione Africana.”
Il cappio del debito
Il Kenya infatti è in pole position per esprimere il Presidente dell’Unione Africana nel 2025, a conferma del suo percorso di ascesa politica ed economica a dispetto del debito nei confronti dei Paesi sviluppati che lo strozza. “Ogni 100 scellini che riceviamo in tasse, ne paghiamo 61 in interessi sul debito”, ha ricordato nel suo discorso Ruto, un po’ come per scusarsi.
Il Kenya è un Paese con grandi potenzialità economiche, prospero in corrispondenza degli sbocchi sul Lago Vittoria e l’Oceano Indiano, ma che nell’entroterra subisce le peggiori conseguenze della crisi climatica, nonostante ne sia poco responsabile: l’85% dell’energia elettrica è prodotta da fonti rinnovabili. La siccità flagella il Paese a Nord, soprattutto verso la Somalia e il Sud Sudan, dove si trovano Dadaab e Kakuma, due dei campi profughi più grandi al mondo.
Per la giornata di oggi è attesa una nuova ondata di proteste. Gli attivisti temono che il Presidente Ruto, invece di ritirarla, si limiti a non firmare la legge, che in questo caso dopo 21 giorni verrebbe automaticamente promulgata. “In realtà la protesta va ben oltre la legge finanziaria, è una questione di frustrazione generalizzata per un Paese che manda i suoi militari ad Haiti ma che all’interno dei propri confini non riesce a garantire i diritti di base e di esercizio democratico. L’obiettivo di questo movimento, che non ha leader, è quello di richiamare un governo inaffidabile e violento alle sue responsabilità”, dice James, attivista ventiduenne. “Vogliamo dimostrare al mondo che a Nairobi, in Kenya, se i giovani sono uniti e decidono di fare una protesta pacifica, riescono a realizzarla. Siamo istruiti e informati e pacifici. Cambieremo il nostro Paese”.