La Russia oscura i media occidentali. Colpita “Repubblica”
di Giuliano FoschiniDa oggi Repubblica, ma anche La Stampa, e i siti di Rai e La 7 e di altre 81 testate dell’Unione europea non potranno più essere lette in Russia. Bloccate, censurate su ordine del Cremlino. Lo ha annunciato ieri il governo di Mosca con una mossa che, in qualche maniera, era attesa. Si è trattato di una rappresaglia. Proprio ieri la Ue aveva bandito dagli stati membri le pagine web di alcuni media russi: l’agenzia Ria Novosti e i giornali Izvestia e Rossiyskaya Gazeta, accusati da Bruxelles di essere organi della propaganda del Cremlino per «portare avanti e sostenere la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e per la destabilizzazione dei Paesi vicini». «Siamo costretti ad adottare contromisure simmetriche e proporzionate» ha risposto Mosca, contro media che «sistematicamente diffondono false informazioni» sul conflitto in Ucraina.
Fin qui, tutto previsto. Se non fosse che la rappresaglia vada letta, secondo fotti dei nostri servizi di sicurezza, non come un atto di …
Da oggi Repubblica, ma anche La Stampa, e i siti di Rai e La 7 e di altre 81 testate dell’Unione europea non potranno più essere lette in Russia. Bloccate, censurate su ordine del Cremlino. Lo ha annunciato ieri il governo di Mosca con una mossa che, in qualche maniera, era attesa. Si è trattato di una rappresaglia. Proprio ieri la Ue aveva bandito dagli stati membri le pagine web di alcuni media russi: l’agenzia Ria Novosti e i giornali Izvestia e Rossiyskaya Gazeta, accusati da Bruxelles di essere organi della propaganda del Cremlino per «portare avanti e sostenere la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e per la destabilizzazione dei Paesi vicini». «Siamo costretti ad adottare contromisure simmetriche e proporzionate» ha risposto Mosca, contro media che «sistematicamente diffondono false informazioni» sul conflitto in Ucraina.
Fin qui, tutto previsto. Se non fosse che la rappresaglia vada letta, secondo fotti dei nostri servizi di sicurezza, non come un atto di banale vendetta ma piuttosto è da inserire in un discorso ben più ampio riguardo al lavoro che Mosca sta facendo sulla controinformazione. Come più volte era stato infatti denunciato, le elezioni europee sono state un importante palcoscenico per la Russia per poter veicolare i messaggi della propria propaganda. I soliti: l’Europa che con le sue regole e i suoi balzelli tende a soffocare lo sviluppo (in particolare la crociata contro l’ambientalismo). I fondi spesi e “sprecati” per il sostengo all’Ucraina. La sicurezza “a rischio” per via dell’aiuto a Kiev nel conflitto. Tutti concetti cavalcati da un certo tipo di destra che ha ottenuto risultati in alcuni casi anche importanti (Germania, Austria, in parte Francia e Italia, dove è stato eletto il generale Roberto Vannacci che nei suoi libri tocca esattamente questi temi) alle consultazioni.
Ma c’è un tassello in più. Per diffondere questo tipo di propaganda la Russia – per il tramite di alcuni collettivi hacker che si stanno occupando anche delle Olimpiadi - ha utilizzato degli strumenti più raffinati rispetto ai soliti messaggi nelle chat o sui social. Sono stati aperti dei profili social apparentemente neutri. Che rilanciano però link di quotidiani o siti di informazione italiani fake. Apparentemente identici (repubblica.in, per esempio) contengono in realtà messaggi propagandistici a favore della Russia. Per esempio: in una pagina finta di Repubblica, con foto della premier Giorgia Meloni, si sostiene che le «sanzioni occidentali contro la Russia causano danni significativi all’economia italiana, per la quale il commercio con Mosca non è una scelta, ma una necessità», scrivono citando l’ex sottosegretario Michele Geraci, da sempre vicino alle tesi di Mosca.
Ci sono elementi per pensare, secondo i nostri investigatori, che il blocco da una parte e la strategia di disinformazione dall’altra siano collegate. E non a caso le pagine più colpite dai fake sono proprio quelli dei media sanzionati, in Italia come nel resto dell’Europa. «La decisione di Mosca è assolutamente ingiustificata» ha fatto sapere ieri la Farnesina. «Le testate giornalistiche italiane hanno sempre fornito un’informazione oggettiva e imparziale sul conflitto in Ucraina». Anche il gruppo Gedi, editore di Repubblica e Stampa, ha espresso il suo disappunto. «Siamo rammaricati per una misura che danneggerà in ultima istanza i soli cittadini russi» ha sostenuto, assicurando di rimanere impegnato a «garantire un’informazione libera e di qualità».