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Auma Obama: “Il Kenya è dei giovani. Noi vecchi avevamo paura loro sanno farsi sentire”

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L’intervista alla sorella dell’ex presidente Usa, scesa in piazza con i manifestanti che protestano contro l’aumento delle tasse nel Paese. In 23 sono morti negli scontri
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Auma Obama, classe 1960, è attivista e sociologa: ha studiato in Germania e vissuto nel Regno Unito prima di ritornare in Kenya nel 2000. Qui ha fondato l’ong per bambini Sauti Kuu Foundation (voci potenti). È figlia di Barack Obama Sr, padre anche dell’omonimo ex presidente Usa.

Obama è finita sulle cronache internazionali per essere scesa in piazza a fianco dei manifestanti che protestano contro l’aumento delle tasse: 23 di loro sono morti negli scontri. Martedì, in strada è stata sorpresa dai lacrimogeni. Risponde a Repubblica al telefono da Nairobi, pochi minuti dopo che il presidente William Samoei Arap Ruto ha annunciato il ritiro della contestata riforma finanziaria.

Il presidente è stato costretto ad annunciare il ritiro della riforma?

«Io credo che il “ritiro” sia una parola troppo grossa perché costituzionalmente il presidente non può ritirare una riforma: c’è un processo che coinvolge l’Assemblea nazionale. I giovani nelle strade sono molto vigili e attenti su ciò che st…

Auma Obama, classe 1960, è attivista e sociologa: ha studiato in Germania e vissuto nel Regno Unito prima di ritornare in Kenya nel 2000. Qui ha fondato l’ong per bambini Sauti Kuu Foundation (voci potenti). È figlia di Barack Obama Sr, padre anche dell’omonimo ex presidente Usa.

Obama è finita sulle cronache internazionali per essere scesa in piazza a fianco dei manifestanti che protestano contro l’aumento delle tasse: 23 di loro sono morti negli scontri. Martedì, in strada è stata sorpresa dai lacrimogeni. Risponde a Repubblica al telefono da Nairobi, pochi minuti dopo che il presidente William Samoei Arap Ruto ha annunciato il ritiro della contestata riforma finanziaria.

Il presidente è stato costretto ad annunciare il ritiro della riforma?

«Io credo che il “ritiro” sia una parola troppo grossa perché costituzionalmente il presidente non può ritirare una riforma: c’è un processo che coinvolge l’Assemblea nazionale. I giovani nelle strade sono molto vigili e attenti su ciò che sta succedendo. La conversazione si è infatti già spostata sulla fattibilità della promessa del presidente. La nostra Costituzione è molto forte e protegge il Paese».

Cosa succede ora?

«Per dar seguito all’appello del presidente l’Assemblea Nazionale deve riunirsi, e c’è una finestra di tempo limitata. L’Assemblea ora si è sciolta e non si riunirà fino a metà luglio. Allora potrebbe essere fuori tempo massimo per ritirare la legge».

Cosa farà la piazza?

«Io appartengo alle persone vecchie, i cosiddetti Gen Wazee. Dal momento che questa protesta è nata tra i giovani, ora il nostro ruolo è stare ad ascoltarli e farci guidare. Sono loro che sanno cosa va male nel nostro Paese e ce lo stanno dicendo. Noi siamo una generazione che aveva paura di dire “no”. Loro non hanno paura. Decidono loro cosa succede ora. Lo dico senza allarmismo. Sono stata alle manifestazioni ed erano pacifiche. Vogliono avere un futuro in Kenya: in questo Paese l’80% delle persone è under 35, di questi oltre il 50% sono gen Z, e la maggior parte sono disoccupati. Non si possono tassare i disoccupati. Devono essere presi seriamente».

È una protesta senza precedenti?

«È il risultato di un processo. Non è un malessere unico del Kenya, tutto il continente africano soffre. Le politiche implementate nei nostri Paesi spesso non sono state concepite qui. I debiti e prestiti che vengono contratti dai governi non vengono votati dalle persone nelle strade ma sono stipulati da leadership politiche spesso consigliate da poteri esterni. Ed è precisamente questo che i giovani vogliono cambiare. I gas lacrimogeni sono sempre gli stessi. Un giovane manifestante e mi ha detto: “Mangiamo gas lacrimogeni per colazione, perché quando manifestiamo perché non c’è acqua, ci tirano i lacrimogeni. E quando non scendiamo in piazza, vengono nei nostri alloggi e fanno lo stesso”. Non c’è niente di nuovo nella reazione delle autorità. La novità è che i giovani sono andati in strada da soli, senza alcun movimento politico. Inoltre questi giovani non vogliono lasciare il loro Paese – gli europei sono sempre preoccupati di questo –: vogliono restare».

Perché ha deciso di scendere in piazza?

«Lavoro per una Ong per giovani e bambini. I beneficiari di questa fondazione hanno tra i 4 e i 25 anni. Sono parte di quell’80% di under 35. La fondazione si chiama Sauti Kuu, che significa “Voci potenti”. Insegnamo loro a usare la loro voce. La maggior parte del mio staff sono gen z e millenials. Quelli come me sono una minoranza. Non avevo scelta, dovevo essere lì al loro fianco».

L’atro giorno lei stessa è stata colpita da un lacrimogeno…

«Stavo facendo un’intervista conla Cnn e improvvisamente c’era questa nuvola bianca, ha fatto un rumore fortissimo. Avevo rimosso la maschera, quindi ho inalato: il gas ha intaccato i polmoni, lo sentivo nel petto. Non potevo respirare né vedere. I Gen Z mi hanno aiutato.

Sono morte diverse persone. Chi è responsabile?

«Se hai un fucile e premi il grilletto, ovviamente sei il responsabile. Ma la responsabilità va a tutti quelli che hanno dato l’ordine di sparare per uccidere. I manifestanti portavano bandiere e manifesti di carta. Avevano bottiglie d’acqua e fischietti. Tutti lo potevano vedere. La tragedia è questa: persone giovani sono morte mentre cercavano di far sentire le loro voci».

Ha parlato con l’ex presidente Barack Obama in questi giorni di proteste?

«No comment. Sono qui per parlare di Kenya».

Si è ipotizzato lo schieramento dell’esercito contro le proteste. Cosa si aspetta?

«Spero che non avvenga. Sarebbe in contraddizione con ciò che il presidente ha detto dopo».

Se la riforma viene ritirata i manifestanti si fermeranno?

«Difficile dirlo, ma c’è moltissimo malcontento. Ora con l’attenzione mediatica e con l’enorme risonanza sui social media, la direzione che prenderà la protesta diventa imprevedibile. Mi auguro che non venga sparso più sangue ».

Ha mai pensato di scendere in campo in politica?

«Assolutamente no. Lavoro con giovani e bambini, e sono molto soddisfatta di dove sono».

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