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Voto in Francia, Dabi: “Gli accordi di desistenza possono privare i lepenisti della maggioranza assoluta”

L’intervista al direttore dell’istituto di sondaggi Ifop che prevede una vittoria del Rassemblement National e una incertezza sulla maggioranza assoluta
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PARIGI — Vittoria del Rassemblement National, incertezza sulla possibilità che possa ottenere una maggioranza assoluta, e forse una sorpresa a sinistra. È la previsione di Frédéric Dabi, direttore dell’Ifop, istituto di sondaggi, a 48 ore dal primo turno delle elezioni politiche anticipate.

Qual è lo scenario più probabile?

«È difficile immaginare che i francesi contraddicano il voto delle europee del 9 giugno in un tempo così ravvicinato: 17 giorni di campagna elettorale. Ricordiamolo: è la più breve campagna elettorale della Quinta Repubblica. Quindi prevedo una vittoria del Rn, una maggioranza presidenziale punita nelle urne e una sinistra che regge l’urto».

Il Rassemblement National può avere una maggioranza assoluta per governare?

«È l’incertezza più importante. Lavoriamo su delle proiezioni di seggi, come potete vedere nel nostro rolling quotidiano. Nell’ultimo, il Rn con gli alleati di Eric Ciotti potrebbe ottenere tra 220 e 260 seggi. Avrebbe una maggioranza relativa…

PARIGI — Vittoria del Rassemblement National, incertezza sulla possibilità che possa ottenere una maggioranza assoluta, e forse una sorpresa a sinistra. È la previsione di Frédéric Dabi, direttore dell’Ifop, istituto di sondaggi, a 48 ore dal primo turno delle elezioni politiche anticipate.

Qual è lo scenario più probabile?

«È difficile immaginare che i francesi contraddicano il voto delle europee del 9 giugno in un tempo così ravvicinato: 17 giorni di campagna elettorale. Ricordiamolo: è la più breve campagna elettorale della Quinta Repubblica. Quindi prevedo una vittoria del Rn, una maggioranza presidenziale punita nelle urne e una sinistra che regge l’urto».

Il Rassemblement National può avere una maggioranza assoluta per governare?

«È l’incertezza più importante. Lavoriamo su delle proiezioni di seggi, come potete vedere nel nostro rolling quotidiano. Nell’ultimo, il Rn con gli alleati di Eric Ciotti potrebbe ottenere tra 220 e 260 seggi. Avrebbe una maggioranza relativa, e non assoluta (289 seggi, ndr). Ma dobbiamo essere prudenti, queste proiezioni sono condizionate da due fattori essenziali».

Quali?

«Non includono ancora l’effetto che avrà l’annuncio dei risultati del primo turno sugli elettori. Domenica sera si possono creare delle tendenze nuove davanti alla conferma di un Rn molto forte, o a una sinistra che magari ottiene più voti del previsto. L’altro fattore è la possibilità che ci siano degli accordi di desistenza. C’è una campagna per il secondo turno che comincia lunedì mattina».

Ci possono essere sorprese?

«Uno dei segnali più importanti oggi è l’aumento della partecipazione. Nella nostra previsione ci avviciniamo al 66% di affluenza, quasi 20 punti in più del 2022. Più alta sarà l’affluenza, maggiore saranno i candidati che arriveranno al secondo turno. Potrebbero esserci tra 150 e 200 triangolari, sfide fra tre candidati. Due anni fa ce n’erano state appena otto».

Chi è in vantaggio in caso di triangolare?

«Il Rn perché sarà in testa in molte circoscrizioni. Ma entro martedì, termine ultimo per confermare le candidature al secondo turno, capiremo se ci saranno accordi di desistenza e con quali conseguenze».

La sinistra può andare meglio del previsto?

«Il Nuovo Fronte Popolare è partito meglio della Nupes (il cartello delle sinistre nel 2022): è al 29% delle intenzioni di voto, circa due punti in più di due anni fa. Ma la sinistra non ha riserve di voti e c’è lo spettro di Mélenchon, che spaventa molti elettori. È l’archetipo dell’utile idiota, la sua personalità divisiva offre un incredibile assist all’estrema destra».

Al secondo turno dove andranno i voti dei candidati non qualificati o che si ritireranno?

«Senza parlare di una ricostituzione del fronte repubblicano contro l’estrema destra, i trasferimenti di voti saranno migliori verso la sinistra e Renaissance perché non è mai stata così forte la consapevolezza di Rn alla soglia del potere».

I francesi votano soprattutto contro?

«No, i lepenisti esprimono un voto di speranza, sentono che la vittoria è vicina. A sinistra, c’è il sogno di poter smentire i pronostici. Tra i macronisti invece prevale l’idea di essere la voce della ragione. Quello che mi colpisce è il filo comune tra gli elettorati. Tutti dicono: non capiamo perché andiamo a votare, non capiamo la decisione di Macron».

Se dovesse fare un profilo psicologico della Francia oggi?

«Abbiamo realizzato un sondaggio sui sentimenti dominanti: 54% ci ha risposto che è preoccupato, 21% arrabbiato, 12% rassegnato, 6% indifferente. Solo il 7% è entusiasta e fiducioso. Nella mia ormai lunga carriera non ho mai visto nulla di simile».

In sintesi, come ha fatto l’estrema destra a diventare così forte?

«Ci sono molte ragioni. La prima è la voglia di alternanza. Cito testualmente dalle interviste che abbiamo realizzato: “Abbiamo provato tutti gli altri, ora tocca a loro. Avete visto con Meloni non è successo niente, anzi è molto popolare”. Ci sono elettori francesi che citano anche l’esempio dell’Italia. Poi c’è la sensazione che il Rn sia in sintonia con le priorità dei francesi: potere d’acquisto, immigrazione, insicurezza».

Macron agita la paura di una guerra civile con gli “estremismi”. Funziona?

«Gioca sulla difensiva e cerca di avvertire su possibili effetti catastrofici di una vittoria dei suoi avversari. Il problema è che dopo sette anni all’Eliseo ha un bilancio di governo. Come accusare gli estremismi di portare alla bancarotta del Paese quando tra il 2017 e oggi il debito francese è aumentato di 980 miliardi di euro? Quindi c’è un problema di credibilità. Inoltre, il blocco centrale non ha alleati. Per il secondo turno dovrà decidere se ritirare i suoi candidati, se dare un’indicazione di voto o scegliere la linea del “ni-ni”, né con il Rn né con Nfp».

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