Insulto razzista contro Sunak dalle fila di Farage, il premier: “parole che fanno male”. Ma non sono un caso isolato
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - “Sono offeso e furioso, anche perché queste affermazioni razziste le hanno ascoltate anche le mie due bambine”. Rishi Sunak è visibilmente ferito quando oggi decide di parlare alla Bbc dopo lo scoop di Channel 4 che si è infiltrata nella campagna elettorale di Nigel Farage, leader del partito di destra Reform UK. La rete ha filmato un attivista di quest’ultimo definire il 44enne primo ministro britannico “fuc*ing paki”, ossia “pachistano del caz*o”. Offesa qui ricorrente di razzisti e suprematisti britannici contro le persone di origine asiatica.
La reazione
“Mi fa molto male, ma ho deciso di ripetere queste brutte parole nei miei confronti perché bisogna denunciarle e condannarle”, continua Sunak, “Farage deve risponderne”. Il re della Brexit prima ha parlato di “commenti inaccettabili” dell’attivista del suo partito. Poi però ha accusato Channel 4 di aver architettato “una messinscena contro Reform Uk”, che nelle ultime settimane è salito al 15% delle intenzioni di voto, se…
LONDRA - “Sono offeso e furioso, anche perché queste affermazioni razziste le hanno ascoltate anche le mie due bambine”. Rishi Sunak è visibilmente ferito quando oggi decide di parlare alla Bbc dopo lo scoop di Channel 4 che si è infiltrata nella campagna elettorale di Nigel Farage, leader del partito di destra Reform UK. La rete ha filmato un attivista di quest’ultimo definire il 44enne primo ministro britannico “fuc*ing paki”, ossia “pachistano del caz*o”. Offesa qui ricorrente di razzisti e suprematisti britannici contro le persone di origine asiatica.
La reazione
“Mi fa molto male, ma ho deciso di ripetere queste brutte parole nei miei confronti perché bisogna denunciarle e condannarle”, continua Sunak, “Farage deve risponderne”. Il re della Brexit prima ha parlato di “commenti inaccettabili” dell’attivista del suo partito. Poi però ha accusato Channel 4 di aver architettato “una messinscena contro Reform Uk”, che nelle ultime settimane è salito al 15% delle intenzioni di voto, secondo i sondaggi. La rete tv nega categoricamente: “Non abbiamo assoldato nessuno, l’attivista non sapeva neanche chi fossimo. Difatti, tutte le riprese le abbiamo realizzate con telecamere nascoste”.
Il caso è esploso proprio dopo lo scoop di Channel 4. I cui giornalisti a un certo punto si imbattono in Andrew Parker, ultra 60enne attivista di Farage nella contea dell’Essex, mentre consegna volantini e fa propaganda per Reform Uk. Non sapendo di essere ripreso, nel video Parker parla a ruota libera. E il resoconto che ne viene fuori è inquietante, tanto che la polizia britannica potrebbe aprire una inchiesta ufficiale, se ci saranno i presupposti.
L’uomo sostiene di essere “un ex elettore tory”, che però ha deciso di passare a Farage perché il partito conservatore “purtroppo è guidato da quel pachistano del caz…”, riferendosi a Sunak. Ma Parker ne ha per tutti: considera l’islam “il culto più disgustoso”, sogna di “svuotare tutte le moschee per farci dei pub” e chiede di “sparare ai barconi di migranti nella Manica”. L’uomo si è successivamente scusato, sottolineando di “aver parlato come si fa al pub con gli amici. Anzi, ho molti amici musulmani, persino una mia ex fidanzata lo era”. Parker aggiunge di “non aver mai condiviso le mie idee con Farage e con il partito, con i quali mi scuso profondamente dopo i problemi causati dal mio comportamento. Mi spiace molto”.
Non un caso isolato
Un singolo caso? Non proprio. Nello stesso servizio di Channel 4, c’è anche George Jones, un altro attivista di Farage, stavolta di lungo corso perché organizza da tempo gli eventi del leader. Jones a un certo punto chiama “degenerata” la bandiera della comunità Lgbtq+, critica i poliziotti che prendono “partecipano alla sfilata del Gay Pride” e insinua più volte che i rappresentanti della comunità Lgbtq+ sono “pedofili”. Non solo: filmato da una telecamera nascosta, Jones dichiara che, in un governo di Reform, “la polizia sarà sostituita dai paramilitari e che tornerà il cappio” per le impiccagioni.
Parole sconvolgenti, per cui Farage si è scusato - “commenti volgari, da ubriaconi e sbagliati” - promettendo di fare piazza pulita. “Solo” due mele marce di Reform Uk? Difficile dirlo. Di certo, dopo il recente annuncio del leader di tornare a tempo pieno nella politica britannica e correre per il seggio di Clacton-on-Sea (Essex) insieme ad altri 500 rappresentanti di Reform nel resto del Paese, nelle ultime settimane ci sono stati numerosi - e clamorosi - casi simili tra candidati e attivisti del partito. L’elenco è lungo: tra cospirazionisti, islamofobi, sessisti, controverse dichiarazioni su Hitler e Putin, eccetera.
Da Hitler a Putin, tutto il repertorio
Iniziamo da James Gunn, candidato per Reform al seggio di Oxford West: in una intervista al quotidiano the i ha dichiarato che “le donne non si dovrebbero comportare come gli uomini, perché non sarebbero attraenti se si comportassero in maniera promiscua”. Poi c’è il 74enne Julian Malins, che corre per il seggio di Salisbury, ossia la città dove nel 2018 ci fu l’attacco al novichok degli scagnozzi di Putin contro l’ex spia doppiogiochista Sergey Skripal e sua figlia Yulia, in cui morì un’altra donna.
Per l’avvocato Malins invece, nonostante questo sconvolgente precedente occorso nella città che vorrebbe rappresentare a Westminster, “quando l’ho incontrato tempo fa, Putin mi è sembrata una brava persona. Non è come quel signore austriaco con i baffi”, riferendosi a Hitler. Affermazioni che arrivano dopo le scottanti dichiarazioni dello stesso Farage di qualche giorno fa alla Bbc: ““Sull'Ucraina, l’Occidente ha provocato Vladimir Putin, vedi i tentativi di espansionismo della Nato. Ovvio, il presidente russo è responsabile dell’invasione e non c’è dubbio su questo. Ma, così facendo, l’Occidente ha dato una scusa a Putin per attaccare. E io lo dicevo che prima o poi sarebbe successo".
Sempre in questi giorni, si è scoperto che il 70enne Leslie Lilley, invece, candidato per Farage nel seggio di Southend East e Rochford, nel giugno 2020 espresse su Facebook il desiderio “di fare una strage di migranti e poi espellere le loro famiglie”. E solo ora si è venuto a sapere che un altro candidato, Raymond Saint, che per Reform correva nel seggio di Basingstoke prima di essere escluso, quindici anni fa era membro della formazione di estrema destra British National Party (Bnp).
Ma questa fiera non è finita. C’è Jack Aaron, candidato per Reform a Welwyn Hatfield (Hertfordshire), che tempo fa ha dichiarato come Hitler, pur criticandolo, “fosse straordinario nel trasmettere la sua ideologia nei cittadini”. C’è Lee Bunker, che si è presentato per il seggio di Exeter dopo che anni fa su Twitter invocò “l’espulsione e la deportazione per Diane Abbott”, deputata nera del Labour e la prima non bianca eletta a Westminster. E ci sono tre candidati di Reform seguaci delle più disparate teorie del complotto, dalla Cia ai vaccini, come Mark Butcher (Blackpool South), Angela Carter-Begbie (Queen’s Park and Maida Vale, Londra) e Pete Morris (Melton and Syston).
Nei giorni scorsi, Farage ha accusato l’agenzia che avrebbe dovuto scrutinare il passato dei candidati selezionati in fretta e furia dal partito, promettendo azioni legali contro quest’ultima. Ma gli scandali restano, e sono tanti.