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Il costituzionalista: “In Francia la coabitazione funziona così: su Esteri e Difesa si decide in due”

Il candidato primo ministro dei lepenisti, Jordan Bardella 
Jean-Philippe Derosier spiega le peculiarità del semipresidenzialismo transalpino: “Se governerà il Rassemblement National emergeranno conflitti, ma ci sono dei precedenti e le nostre istituzioni reggeranno”
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PARIGI — «In caso di coabitazione, i poteri esclusivi del Capo dello Stato sono estremamente limitati. La maggior parte delle sue decisioni deve essere condivisa con il primo ministro». Jean-Philippe Derosier, star dei costituzionalisti francesi, è consultato quasi come un oracolo in questi giorni di scenari più o meno allarmisti sulla tenuta della République. «Restiamo calmi - dice subito -. Abbiamo già avuto tre coabitazioni nella Quinta Repubblica, nove anni in tutto. Ci sono state tensioni politiche, ma nessuna grave crisi istituzionale. Il programma dell’estrema destra mi preoccupa, e penso contenga alcune proposte anti-costituzionali, ma come giurista sono certo che le nostre istituzioni resisteranno».

Quali sono i poteri del Presidente francese in caso di coabitazione?

«Nella Costituzione, l’articolo 19 indica che la maggior parte delle decisioni del Presidente devono essere controfirmate dal capo dell’esecutivo. In sostanza, il presidente ha soprattutto un potere di disturbo r…

PARIGI — «In caso di coabitazione, i poteri esclusivi del Capo dello Stato sono estremamente limitati. La maggior parte delle sue decisioni deve essere condivisa con il primo ministro». Jean-Philippe Derosier, star dei costituzionalisti francesi, è consultato quasi come un oracolo in questi giorni di scenari più o meno allarmisti sulla tenuta della République. «Restiamo calmi - dice subito -. Abbiamo già avuto tre coabitazioni nella Quinta Repubblica, nove anni in tutto. Ci sono state tensioni politiche, ma nessuna grave crisi istituzionale. Il programma dell’estrema destra mi preoccupa, e penso contenga alcune proposte anti-costituzionali, ma come giurista sono certo che le nostre istituzioni resisteranno».

Quali sono i poteri del Presidente francese in caso di coabitazione?

«Nella Costituzione, l’articolo 19 indica che la maggior parte delle decisioni del Presidente devono essere controfirmate dal capo dell’esecutivo. In sostanza, il presidente ha soprattutto un potere di disturbo rispetto al governo. Può contestare qualche nomina, non firmare dei decreti. L’arma più potente che gli rimane è il ricorso al Consulta. In caso di coabitazione con l’estrema destra immagino che ne farà uso».

Secondo Marine Le Pen, il titolo di Capo dello Forze armate potrebbe diventare solo “onorifico”.

«L’articolo 15 dice che il Presidente è Capo delle Forze armate, ma nella Costituzione si aggiunge anche che è il governo a disporre della Difesa nazionale. In altre parole, se Macron avesse davvero intenzione di mandare delle truppe in Ucraina, avrebbe bisogno dell’accordo del futuro premier. E vale nell’altro senso: se il prossimo capo del governo volesse usare l’arma nucleare non potrebbe farlo senza l’accordo di Macron. La coabitazione tra Eliseo e Matignon (sede dell’esecutivo, ndr) porta necessariamente a un processo di co-decisione su alcuni temi».

La politica estera non è un “domaine reservé”, una competenza esclusiva dell’Eliseo?

«Il domaine reservé è una costruzione politica e dottrinale instaurata dal generale de Gaulle e confermata da altri Presidenti che hanno deciso di guidare la politica internazionale. È una tradizione repubblicana ma non appare nella Costituzione. Nelle precedenti coabitazioni, in alcuni vertici a Bruxelles c’era stata una doppia rappresentanza: Capo dello Stato o Capo del governo. Non sono un esperto di diritto europeo, ma non si può escludere che il Primo ministro voglia chiedere di partecipare lui al Consiglio dell’Ue. A quel punto si aprirà un braccio di ferro. La coabitazione è soprattutto un questione di temperamenti e persone, più che di regole».

Se il Rassemblement National ottiene una maggioranza assoluta, Macron sarà costretto a nominare premier Jordan Bardella?

«La Costituzione non prevede alcun obbligo. Il Presidente nomina chi vuole. A differenza dell’Italia, il governo non deve ottenere l’investitura del parlamento. Al tempo stesso, deve accertarsi di non avere una maggioranza assoluta pronta a votargli contro la sfiducia: ovvero più di 289 deputati che potrebbero immediatamente farlo cadere. Detto questo, penso che se l’estrema destra e i suoi alleati avranno la maggioranza assoluta il 7 luglio, Macron non potrà fare altro che nominare Bardella. Tentare di ostracizzarne l’arrivo al potere rischierebbe solo di rafforzarla».

E se dalle urne non emerge una maggioranza assoluta?

«Il Rassemblement National ha detto che in quel caso non governerà. È comprensibile dal loro punto di vista, ma non è nella logica della Quinta Repubblica. La nostra Costituzione permette di governare con una maggioranza relativa, come abbiamo visto dal 2022».

Quindi si andrebbe verso un governo tecnico?

«Non è mai successo sotto la Quinta Repubblica. Dovremmo ispirarci all’Italia, con un Presidente che consulta le forze politiche, o designa qualcuno che lo faccia per lui, tenendo conto che non potrà indire nuove elezioni legislative prima di un anno».

In quali casi viene usato l’articolo 16 che autorizza i pieni poteri del capo dello Stato?

«Quest’articolo può essere usato solo davanti a un evento eccezionale che interrompe brutalmente il normale funzionamento istituzionale. Non quando c’è uno stallo per nominare un governo. È un’ipotesi che mi sento di escludere»

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