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Marco Rubio: “Cina, Iran e Russia hanno visto un presidente in difficoltà, ed è un problema”

(afp)
Il senatore repubblicano della Florida è tra i favoriti alla vicepresidenza in caso della vittoria di Donald Trump. Dopo il dibattito si chiede: “Chi sta comandando davvero alla Casa Bianca”
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ATLANTA — «Non voglio essere crudele sul piano umano, ma quello che abbiamo visto nel dibattito da parte del presidente Biden è triste e pericoloso. Rappresenta un rischio immediato per il paese, perché lo hanno visto anche i nostri rivali».

Il senatore della Florida Marco Rubio è uno dei favoriti alla carica di vice presidente con Trump, ma incontrando i giornalisti nella “spin room” di Atlanta va oltre le elezioni: «I democratici cercheranno di metterci una pezza, ma non so come. Quanto è accaduto nel dibattito è evidente e lo hanno visto tutti».

Perché è preoccupato?

«Il presidente ha confermato i timori degli ultimi tempi, non solo sulla capacità di candidarsi e restare alla Casa Bianca per altri quattro anni, ma anche di continuare a guidare il paese fino alla fine del suo mandato. In molti casi non si sentiva neanche cosa stesse dicendo e ciò pone l’interrogativo su chi prenda davvero le decisioni a Washington: è difficile credere che lo faccia la persona vista sul palco».

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ATLANTA — «Non voglio essere crudele sul piano umano, ma quello che abbiamo visto nel dibattito da parte del presidente Biden è triste e pericoloso. Rappresenta un rischio immediato per il paese, perché lo hanno visto anche i nostri rivali».

Il senatore della Florida Marco Rubio è uno dei favoriti alla carica di vice presidente con Trump, ma incontrando i giornalisti nella “spin room” di Atlanta va oltre le elezioni: «I democratici cercheranno di metterci una pezza, ma non so come. Quanto è accaduto nel dibattito è evidente e lo hanno visto tutti».

Perché è preoccupato?

«Il presidente ha confermato i timori degli ultimi tempi, non solo sulla capacità di candidarsi e restare alla Casa Bianca per altri quattro anni, ma anche di continuare a guidare il paese fino alla fine del suo mandato. In molti casi non si sentiva neanche cosa stesse dicendo e ciò pone l’interrogativo su chi prenda davvero le decisioni a Washington: è difficile credere che lo faccia la persona vista sul palco».

Che impatto avrà il dibattito sulle elezioni?

«Il voto alla fine sarà sulle questioni di sostanza. Gli elettori potranno comparare la presidenza Biden con quella di Trump, e stabilire se stavano meglio, erano più sicuri e più ricchi con la prima o la seconda. Però non credo che possiamo ignorare la prestazione del presidente, è un fatto rilevante».

Perché?

«Il dibattito è stato seguito anche a Pechino, Mosca, Teheran. Quando i nostri avversari si convincono che il presidente è in difficoltà, diventa un problema per la sicurezza dell’America».

Non crede alla versione del raffreddore?

«Lo hanno tirato fuori solo dopo aver visto quanto fosse in difficoltà nel dibattito, ma questi problemi li avevamo notati anche prima, durante i recenti impegni internazionali. Abbiamo solo avuto la conferma di cose note. Non voglio essere crudele, ma ciò ha un impatto reale su come la nostra nazione viene percepita e le decisioni che prendono gli avversari. Segnala loro che con Biden possono permettersi cose che con Trump non si sognavano».

Biden va sostituito?

«Deve deciderlo lui, ma è molto difficile».

Lei è stato contattato per la vice presidenza?

«È in corso il normale processo di selezione e ci sono almeno una decina di candidati migliori di Kamala Harris. Io ho servito al Senato, ma se ti viene offerta la possibilità di farlo come vice di un presidente che può aggiustare l’America, è un onore che devi prendere seriamente in considerazione».

Che impatto avrà tutto questo su Russia, Ucraina ed Europa?

«Le cose dette da Trump sono corrette. Quando lui era alla Casa Bianca Kim Jong Un aveva smesso di fare test missilistici, la Russia non aveva invaso nessuno, l’Iran era in bancarotta, non avevamo due grandi guerre, una in Europa e l’altra in Medio Oriente, con la prospettiva di un’altra ancora più pericolosa in Libano. Il mondo era un luogo più sicuro. Era un presidente non ortodosso, ma gli avversari lo rispettavano e temevano, e ci pensavano bene prima di agire. Aveva eliminato Soleimani senza che l’Iran reagisse, e l’Isis. Ora tutto questo è tornato. Iran, Isis, la Cina che minaccia Taiwan, la Russia in Ucraina, Hamas che massacra gli israeliani. Non possiamo andare avanti così».

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