Olanda, l’eutanasia di coppia: così Jan ed Els hanno scelto di morire insieme dopo 50 anni di matrimonio
di Enrico FranceschiniLONDRA – Un matrimonio felice per mezzo secolo, da cui nasce un figlio, dal quale arrivano due nipotini. Poi Jan ed Els si ammalano: lui di un cronico e insopportabile dolore alla schiena che lo costringe in sedia a rotelle, lei dei primi sintomi di demenza senile. E allora, a settant’anni di età, decidono di avere una “eutanasia di coppia”, come è chiamata in Olanda, dove la procedura è legale.
La storia raccontata stamane dalla Bbc è rara ma non un’eccezione. Nei Paesi Bassi, nel corso del 2023 la cosiddetta “buona morte” è stata somministrata, sotto stretta supervisione medica e giudiziaria, a più di 9 mila persone (pari al 5 per cento di tutti i decessi nazionali dello scorso anno), 33 dei quali erano casi di “duo-eutanasia”, ovvero 66 individui che hanno scelto di morire insieme (in passato anche un ex-premier e la moglie vi hanno fatto ricorso). Coppie come Jan Faber e Els van Leeningen, che hanno ricevuto un’iniezione letale poco meno di due mesi fa, il 3 maggio.
Approvato…
LONDRA – Un matrimonio felice per mezzo secolo, da cui nasce un figlio, dal quale arrivano due nipotini. Poi Jan ed Els si ammalano: lui di un cronico e insopportabile dolore alla schiena che lo costringe in sedia a rotelle, lei dei primi sintomi di demenza senile. E allora, a settant’anni di età, decidono di avere una “eutanasia di coppia”, come è chiamata in Olanda, dove la procedura è legale.
La storia raccontata stamane dalla Bbc è rara ma non un’eccezione. Nei Paesi Bassi, nel corso del 2023 la cosiddetta “buona morte” è stata somministrata, sotto stretta supervisione medica e giudiziaria, a più di 9 mila persone (pari al 5 per cento di tutti i decessi nazionali dello scorso anno), 33 dei quali erano casi di “duo-eutanasia”, ovvero 66 individui che hanno scelto di morire insieme (in passato anche un ex-premier e la moglie vi hanno fatto ricorso). Coppie come Jan Faber e Els van Leeningen, che hanno ricevuto un’iniezione letale poco meno di due mesi fa, il 3 maggio.
Approvato soltanto da otto Paesi (Belgio, Lussemburgo, Canada, Nuova Zelanda, Colombia, Spagna e Portogallo, oltre che Olanda), il suicidio assistito suscita obiezioni di carattere religioso, morale e giuridico in gran parte del mondo. Nel caso dell’eutanasia di coppia, la legislazione olandese prevede controlli ancora più rigorosi, per accertare che uno dei due partner o sposi non abbia influenzato o addirittura forzato la volontà dell’altro. In particolare di fronte a malattie come la demenza senile, i medici vogliono essere assolutamente certi che la persona che decide di mettere fine alla propria vita abbia piena coscienza della scelta che sta per fare.
Ma proprio questo ha spinto Els a volere porre termine alla propria esistenza: individuati i sintomi iniziali di un declino che l’avrebbe portato gradualmente all’Alzheimer, disturbo sofferto anche dalla madre, ha deciso di intervenire fintanto che si sentiva in pieno possesso delle proprie facoltà mentali. Ciò ha coinciso con i dolori insopportabili alla schiena provati dal marito, nonostante interventi chirurgici, cure e farmaci. La coppia ha perciò imboccato la strada, prevista dalla legge, verso un duplice addio volontario alla vita.
Si conoscevano da quanto erano bambini, racconta la Bbc. Hanno avuto insieme un’esistenza serena e per alcuni aspetti diversa dalla norma, uno stile di vita “alternativo”, preferendo abitare sempre in barca o in un camper, spostandosi spesso da una località all’altra, intanto che lavoravano, lui come allenatore di hockey, lei come maestra di scuola elementare, più tardi insieme gestendo una piccola società di trasporti. “Vivere tra pareti di mattoni non faceva per noi”, dicevano.
Alla cerimonia dell’addio si sono fatti accompagnare dal figlio, dalla nuora, dai nipoti, da fratelli e sorelle, da amici. Hanno parlato e ascoltato musica per due ore. Quindi sono rimasti con i medici incaricati della procedura. “Abbiamo pianto, naturalmente”, commenta il figlio. “Nessuno vorrebbe veder morire i propri genitori”. Ma per Jan e Els non c’era altra soluzione.