Marine Le Pen vuole la maggioranza assoluta. Il dilemma di Macron
dalla nostra inviata Anais GinoriPARIGI — I primi a votare sono stati ieri gli elettori di Saint-Pierre-et-Miquelon, un piccolo arcipelago nell’Atlantico settentrionale, seguiti dai connazionali degli altri territori d’Oltremare, fino alla Polinesia. Tre settimane dopo lo scioglimento a sorpresa dell’Assemblée Nationale, la Francia vota per il primo turno delle legislative che devono rinnovare i 577 seggi di deputati.
Stasera alle 20, quando appariranno i risultati, il paesaggio politico francese potrebbe essere diviso fra tre blocchi: l’estrema destra di Marine Le Pen, il Nuovo Fronte Popolare, e quel che resta dell’attuale maggioranza presidenziale. Gli ultimi sondaggi Ifop e Odoxa danno al Rassemblement National tra il 35-36,5% dei voti, all’alleanza delle sinistre tra il 27,5-29%, mentre il campo macronista sarebbe relegato a circa il 20,5-21%.
Se queste tendenze saranno confermate nelle urne, ormai nessuno esclude più una maggioranza assoluta (almeno 289 deputati) per l’estrema destra e i suoi alleati di …
PARIGI — I primi a votare sono stati ieri gli elettori di Saint-Pierre-et-Miquelon, un piccolo arcipelago nell’Atlantico settentrionale, seguiti dai connazionali degli altri territori d’Oltremare, fino alla Polinesia. Tre settimane dopo lo scioglimento a sorpresa dell’Assemblée Nationale, la Francia vota per il primo turno delle legislative che devono rinnovare i 577 seggi di deputati.
Stasera alle 20, quando appariranno i risultati, il paesaggio politico francese potrebbe essere diviso fra tre blocchi: l’estrema destra di Marine Le Pen, il Nuovo Fronte Popolare, e quel che resta dell’attuale maggioranza presidenziale. Gli ultimi sondaggi Ifop e Odoxa danno al Rassemblement National tra il 35-36,5% dei voti, all’alleanza delle sinistre tra il 27,5-29%, mentre il campo macronista sarebbe relegato a circa il 20,5-21%.
Se queste tendenze saranno confermate nelle urne, ormai nessuno esclude più una maggioranza assoluta (almeno 289 deputati) per l’estrema destra e i suoi alleati di Eric Ciotti. Con l’ipotesi concreta che tra otto giorni diventi Jordan Bardella, 28 anni, il nuovo capo del primo governo di estrema destra in Francia.
Non appena chiuse le urne oggi, si aprirà già la campagna in vista del secondo turno di domenica prossima. E quindi il dilemma degli accordi di desistenza o delle indicazioni di voto dei candidati meno forti o non qualificati. Nei ballottaggi il Rn potrà sfruttare le divisioni fra macronisti e sinistra. E con un’alta affluenza prevista (tra il 65 e il 67%) è possibile che ci siano anche decine di triangolari (tre candidati al secondo turno) che, disperdendo l’elettorato, possono raffozare ancora di più l’estrema destra.
La pressione maggiore per fare il “fronte repubblicano” contro il Rn peserà sul campo di Emmanuel Macron. Già stasera decine di candidati di Ensemble, la lista dell’attuale maggioranza, potrebbero essere eliminati, con la prospettiva che i deputati macronisti siano meno della metà di oggi. Il capo dello Stato dovrà decidere entro martedì - termine per depositare le candidature del secondo turno - se ritirare per quelli che saranno qualificati in terza posizione. Macron e il premier Gabriel Attal si riuniranno domani all’Eliseo per decidere la strategia dei prossimi giorni.
Il blocco centrale, che si è imposto negli ultimi sette anni, rischia di scomparire. La scommessa fatta la sera delle europee, il 9 giugno, potrebbe rivelarsi non solo perdente, ma disastrosa se Macron si ritroverà a dover governare in coabitazione con l’estrema destra.
Il capo dello Stato ha «ucciso la maggioranza presidenziale», ha preso atto Edouard Philippe, suo ex premier ora impegnato a costruire una «maggioranza alternativa».
Persino una creatura macronista come il premier Attal, che si è battuto come un leone per guidare una campagna elettorale improvvisata e tutta in salita, ha chiesto ai francesi di “scegliere” lui come futuro premier promettendo «un prima e un dopo nella pratica del potere». E Bruno Le Maire, ministro dell’Economia dal primo giorno di presidenza di Macron, se l’è presa con “i parassiti” che infestano «i palazzi della Repubblica», alludendo ai consiglieri dell’Eliseo che hanno spinto per la dissoluzione. Al capo dello Stato restano tre anni di potere all’Eliseo. Per paradosso, l’ultima speranza dei macronisti è l’assenza di una maggioranza. In quel caso, Macron manterebbe una centralità nel gioco, come garante delle istituzioni e promotore di un governo di larghe intese. Che però, al momento, nessuno sa come costruire.