TULLE — François Hollande è tornato. Stringe mani, fa selfie con delle majorette, assaggia charcuterie ai banconi del mercato, beve d’un fiato una pinta di birra con una squadra di rugby. «Lui sì che sa come fare una campagna elettorale», osserva il suo amico Bernard Combes, sindaco di Tulle, che l’ha convinto a riscendere in campo. Non ha dovuto insistere troppo per ottenere che l’ex presidente socialista si lanciasse nella pazza corsa delle legislative anticipate, candidato nella circoscrizione della Corrèze, Sudest di Limoges, distese agricole dove ci sono più mucche che abitanti. Sette anni dopo aver lasciato l’Eliseo, Hollande fremeva in panchina. «Sapevamo tutti che aspettava il momento giusto per tornare a essere attore della vita politica», nota Gilles Finchelstein, direttore della Fondation Jean Jaurès, influente think tank della sinistra.
La gauche si è improvvisamente unita, ha costruito in qualche ora un Nuovo Fronte Popolare che nei sondaggi è al secondo posto delle inte…
TULLE — François Hollande è tornato. Stringe mani, fa selfie con delle majorette, assaggia charcuterie ai banconi del mercato, beve d’un fiato una pinta di birra con una squadra di rugby. «Lui sì che sa come fare una campagna elettorale», osserva il suo amico Bernard Combes, sindaco di Tulle, che l’ha convinto a riscendere in campo. Non ha dovuto insistere troppo per ottenere che l’ex presidente socialista si lanciasse nella pazza corsa delle legislative anticipate, candidato nella circoscrizione della Corrèze, Sudest di Limoges, distese agricole dove ci sono più mucche che abitanti. Sette anni dopo aver lasciato l’Eliseo, Hollande fremeva in panchina. «Sapevamo tutti che aspettava il momento giusto per tornare a essere attore della vita politica», nota Gilles Finchelstein, direttore della Fondation Jean Jaurès, influente think tank della sinistra.
La gauche si è improvvisamente unita, ha costruito in qualche ora un Nuovo Fronte Popolare che nei sondaggi è al secondo posto delle intenzioni di voto, e lui ha deciso di buttarsi nella mischia. «Avrei potuto restare lontano, guardare dilagare il caos», confida Hollande, 69 anni. «Ma non mi rassegno all’idea di un governo di estrema destra. E’ vero, governano già in Ungheria, in Italia, ma la Francia è il paese dei diritti umani, delle libertà. Non dobbiamo permetterlo», prosegue l’ex presidente, sottolineando che la sua è «una decisione eccezionale davanti a una situazione eccezionalmente grave».
Eccolo quindi correre per una poltrona da semplice deputato, fare comizi in piazza e andare a cercare voti fra pensionati e agricoltori. «Patetico», ha chiosato l’attuale ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti. Nel 1984, tre anni dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali, Valery Giscard d’Estaing, si era fatto rieleggere deputato nel dipartimento del Puy-de-Dome. Hollande ha ripreso casa nel suo feudo elettorale, dove nel 1981, a ventisei anni, era andato a sfidare Jacques Chirac. All’epoca era stato battuto, ma poi si è radicato, diventando deputato, presidente del consiglio regionale e sindaco di Tulle. Fino all’Eliseo. E’ nella piazza di questo angolo di Francia che ha aspettato i risultati delle presidenziali nel 2012, prima di andare a Parigi per festeggiare la vittoria della gauche.
In questa “mini-presidenziale” di tre settimane, come dicono alcuni media, la battaglia è serrata anche in Corrèze. Il Rassemblement National è arrivato alle elezioni europee con il 26,73% dei voti, davanti alla lista guidata da Raphaël Glucksmann (20,77%). Hollande mette però sulla bilancia l’urgenza democratica e una popolarità ritrovata. Il “Presidente normale”, costretto all’umiliazione di non potersi ricandidare e tradito dal suo pupillo Emmanuel Macron, non ha mai smesso di apparire, scrivere libri, brigare e commentare, e nell’ultimo barometro dell’Ifop sui politici francesi più amati è salito in cima alle preferenze degli elettori di sinistra.
Nel voto per il primo turno di oggi, avrà davanti la candidata del Rn, Maïtey Pouget, secondo cui «l’invasione degli immigrati si fa sentire» in Corrèze. A un giornalista che le faceva notare che non si vedevano molti stranieri in città, Pouget ha risposto: «In pieno giorno non si vedono, dormono ancora». L’altro sfidante è François Dubois, deputato uscente dei Républicains, sostenuto da Claude Chirac, figlia dell’ex Presidente. Dubois ha ottenuto la desistenza di Ensemble, la lista dell’attuale maggioranza presidenziale, che ha rinunciato a presentare un suo candidato. Uno sgambetto dei macronisti all’ex capo di Stato.
«Non cerco una rivincita» ripete in questi giorni Hollande a chi gli chiede se la sua candidatura sia un modo per cominciare a vendicarsi di Macron.
Alcuni socialisti, come l’ex premier Manuel Valls, hanno denunciato un’alleanza che mette insieme personalità e tendenze molto diverse tra loro, dai riformisti liberali come lui fino all’anticapitalista Philippe Poutou, soprannominato “il portavoce di Hamas”. «Avevamo bisogno dell’unione della sinistra che permette le vittorie e può fare blocco quando è necessario», risponde l’ex capo di Stato che critica quelli che, nella gauche intellettuale, dicono che non voteranno mai un cartello elettorale che include Jean-Luc Mélenchon.
«L’unica diga possibile è la gauche», insiste il socialista e pazienza per i suoi avversari locali che l’hanno ribattezzato “Hollanchon”.