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Nel feudo della destra in delirio per Marine Le Pen. Ma la leader avverte: “È solo il primo passo”

(reuters)
A Hénin-Beaumont la festa dei fan di Rn. “I francesi hanno dimostrato di voler voltare pagina dopo sette anni di potere sprezzante e corrosivo”
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HENIN-BEAUMONT — «On va gagner!», «Marine!», «Marchons! Marchons!». Con un tripudio da stadio la folla lepenista accoglie i primi risultati delle elezioni proiettati sul maxischermo, tra inni a quella vittoria per decenni attesa, invocazioni alla storica leader e, che non fa mai male, un paio di strofe della Marsigliese. È qui la festa di Marine Le Pen, in una sala polivalente con annessa piscina per bambini di Hénin-Beaumont, la cittadina del Nord ex bastione socialista nella cui circoscrizione è eletta deputata dal 2017 e che il Rassemblement National al governo ha trasformato nella vetrina del suo stile di governo.

Nella salle de l’abbaye priva di simboli europei una piccola borghesia di provincia un po’ ruspante la attende sventolando come da copione le bandierine tricolori distribuite all’ingresso. Tutti sono entrati visibilmente emozionati, felici di essersi introdotti alla festa che inaugura la Francia di domani. Una sensazione che si rafforza appunto con i dati che danno …

HENIN-BEAUMONT — «On va gagner!», «Marine!», «Marchons! Marchons!». Con un tripudio da stadio la folla lepenista accoglie i primi risultati delle elezioni proiettati sul maxischermo, tra inni a quella vittoria per decenni attesa, invocazioni alla storica leader e, che non fa mai male, un paio di strofe della Marsigliese. È qui la festa di Marine Le Pen, in una sala polivalente con annessa piscina per bambini di Hénin-Beaumont, la cittadina del Nord ex bastione socialista nella cui circoscrizione è eletta deputata dal 2017 e che il Rassemblement National al governo ha trasformato nella vetrina del suo stile di governo.

Nella salle de l’abbaye priva di simboli europei una piccola borghesia di provincia un po’ ruspante la attende sventolando come da copione le bandierine tricolori distribuite all’ingresso. Tutti sono entrati visibilmente emozionati, felici di essersi introdotti alla festa che inaugura la Francia di domani. Una sensazione che si rafforza appunto con i dati che danno il partito al 34,2% - contro il 18,68% del 2022 e il 31,37% delle Europee del 9 giugno – e tra i 230 e i 280 seggi (erano 89 nel 2022).

Poi eccola, Marine. Sale sul palco con un sorriso pieno ma ancora combattiva, consapevole – nonostante il tripudio intorno – di aver vinto solo la partita di andata. Perché sì, d’accordo, «la democrazia ha parlato», «i francesi hanno dimostrato di voler voltare pagina dopo sette anni di potere sprezzante e corrosivo», e «abbiamo cominciato a cancellare il blocco macroniano». Ma questa è solo «la prima tappa di una marcia verso l’alternanza politica per condurre le riforme di cui ha bisogno il Paese», dove la seconda si intende essere il decisivo ballottaggio di domenica prossima, quando contro gli accordi di desistenza degli altri partiti, già annunciati, chi non ha votato Rn è invitato caldamente a farlo, «unendosi nella coalizione della sicurezza, della libertà e dell’unità», perché «abbiamo bisogno di una maggioranza assoluta». Eccola la sfida chiave, anche il pubblico ne è consapevole, e infatti quando Le Pen pronuncia quelle due parole un uomo solitario esplode in un urlo belluino.

Per portare a casa la maggioranza assoluta serve da un lato rassicurare e dall’altro mettere in guardia il popolo dal nemico. Così Marine ricorda che «nessuno perderà alcun diritto» e dall’altro picchia duro su uno dei leader della sinistra, il controverso Jean-Luc Mélenchon, populista come lei ma dell’altro campo («Salaud!», «Stronzo!», gli griderà una donna in prima fila quando apparirà sullo schermo). “Rien n’est gagné”, dice madame contraddicendo lo slogan dei suoi fan: «Non abbiamo ancora vinto nulla». Pochi minuti dopo si saprà che è già passata al primo turno ed è dunque rieletta, ma intanto lei se ne è andata, trasportata magicamente via dentro una mischia da rugby che non le impedisce ogni tanto di fermarsi, tornare indietro e concedere selfie agli adoratori.

A Parigi il candidato premier Jordan Bardella esprime gli stessi concetti. Felicità e orgoglio – «i francesi sono stati all’altezza delle loro responsabilità e hanno dato vita ad una speranza senza precedenti nel Paese» – e poi indicazione del nemico principe, Mélenchon, che vuole disarmare la polizia, è campione del disordine e rappresenta – lui, non il Rn, con un ribaltamento della narrazione subita finora dall’estrema destra – «un pericolo esistenziale per la Repubblica». Davanti alle cavallette bibliche che porterebbe Mélenchon, Bardella si dipinge primo ministro di quella “unione nazionale” che campeggia sui manifesti del Rn: «Chiedo a tutti i francesi di unirsi a me contro coloro che intendono farsi beffe dei nostri valori. Intendo essere il primo ministro di tutto il popolo francese, rispettoso delle opposizioni e preoccupato in ogni momento dell’unità della nazione. Intendo essere il primo ministro della vita quotidiana, assumendo il controllo della nostra politica migratoria, un premier di coabitazione, rispettoso della funzione del presidente della Repubblica ma intransigente».

Puntando sulle tre “i” - immigration, insécurité, inflation – l’estrema destra vede così sempre più vicino il traguardo della sua lunga marcia verso il potere. Nella tormenta contemporanea della globalizzazione, dei gilet gialli, delle identità liquide, delle guerre a un passo da casa, gli elettori stanno per affidarsi infine a un progetto di società che, come ha scritto in questi giorni Le Monde, «propone l’ordine nell’uniformità», nella paura di «non sentirsi più a casa» a causa delle ondate migratorie (“Un milione di disoccupati sono un milione di immigrati di troppo”, era un loro slogan del 1978) e nella nostalgia di «una Francia fantasticata», in fondo mai esistita.

Lo schema è noto: il delfino 28enne Bardella a capo del governo e Marine Le Pen, 55 anni, pronta a giocarsi le sue carte nel 2027 per l’Eliseo, la presidenza della Repubblica, che Emmanuel Macron dovrà necessariamente lasciare – se non vorrà farlo prima – a causa del divieto del terzo mandato.

A tarda sera, appena fuori dalla sala in cui ha parlato Marine Le Pen, c’è Nordine Haouari, 58 anni, che sta chiudendo il suo bar. Francese nato da genitori algerini, con il suo doppio passaporto sarebbe uno dei tanti francesi da guardare con sospetto, vincesse il Rn. Ha votato per la France Insoumise e solo su una cosa sembra pensarla come Marine Le Pen: «La partita è aperta – dice allargando le braccia – Non hanno ancora vinto nulla».

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