I partiti alle elezioni in Inghilterra 2024: dal Labour ai Tories, leader e programmi a confronto
di Enrico FranceschiniLONDRA – Cosa promettono i partiti britannici alle elezioni del 4 luglio? Tagli dei benefici fiscali ai ricchi e abolizione del controverso piano per deportare i migranti in Ruanda, da parte del Labour. Aumento della spesa della Difesa e limiti all’immigrazione illegale e legale, da parte dei Tories. Queste e altre misure figurano nei rispettivi “manifesti”, come si chiamano i programmi elettorali nel gergo della politica del Regno Unito.
Tenendo presente che, senza radicali aumenti delle tasse o radicali aumenti della spesa pubblica, iniziative che né i laburisti né i conservatori sono pronti a intraprendere, sarà difficile cambiare molto le cose rispetto a uno stato di crisi che si trascina da anni, con l’econ…
LONDRA – Cosa promettono i partiti britannici alle elezioni del 4 luglio? Tagli dei benefici fiscali ai ricchi e abolizione del controverso piano per deportare i migranti in Ruanda, da parte del Labour. Aumento della spesa della Difesa e limiti all’immigrazione illegale e legale, da parte dei Tories. Queste e altre misure figurano nei rispettivi “manifesti”, come si chiamano i programmi elettorali nel gergo della politica del Regno Unito.
Tenendo presente che, senza radicali aumenti delle tasse o radicali aumenti della spesa pubblica, iniziative che né i laburisti né i conservatori sono pronti a intraprendere, sarà difficile cambiare molto le cose rispetto a uno stato di crisi che si trascina da anni, con l’economia appena un pelo sopra la recessione, le infrastrutture a pezzi, la sanità pubblica, la scuola e le forze dell’ordine in deficit di risorse. Ma ci saranno lo stesso differenze fra un governo del Labour, avviato secondo i sondaggi a una trionfale vittoria, e quello dei Tory, sul punto di perdere il potere dopo 14 anni al potere, come traspare anche dai due programmi elettorali.
Labour
La parola d’ordine, lo slogan del Labour di Keir Starmer è “change”: cambiare, almeno qualcosa, facce, morale, atteggiamento, rispetto al disastro dei conservatori. Il partito laburista promette innanzi tutto di “creare ricchezza”: ovvero rilanciare una produzione anemica, ridare dinamismo all’economia nazionale. Al di là delle buone intenzioni, l’unico investimento pubblico di rilievo previsto sono 3 miliardi e mezzo di sterline per la “green economy”, la transizione a un’economia sostenibile: poco rispetto alle centinaia di miliardi di dollari spesi da Joe Biden in America nei suoi quattro anni di presidenza per la reindustrializzazione Usa.
Il Labour afferma che non aumenterà le tasse sul reddito, benché i conservatori lo accusino di prepararsi a farlo: in compenso taglierà alcuni benefici fiscali per i più ricchi, in particolare per i “non dom”, le scappatoie sulle tasse per chi non è domiciliato nel Regno Unito. Il partito di Keir Starmer ha anche avvertito che non intende aumentare la spesa pubblica, in sostanza che non ritornerà alla vecchia immagine della sinistra “tassa e spendi”. Per dare più fondi e più insegnanti alla scuola statale, porterà al 20 per cento l’Iva sulle rette delle scuole private (frequentate dal 7 per cento degli studenti, quelli delle famiglie più abbienti).
Il Labour promette inoltre un accordo con i medici in sciopero per salari migliori, migliori servizi sanitari, più alloggi popolari: ma non è chiaro se i modesti incrementi delle tasse indirette forniranno i fondi per finanziare gli investimenti necessari. Sull’ambiente, Starmer si è impegnato a ripristinare il bando alla vendita di veicoli a benzina o diesel dal 2030, che era stato rinviato dai conservatori. In politica estera, nessuna sorpresa: sostegno alla Nato e all’Ucraina.
Sulla guerra di Gaza, il Labour ha reso noto che, pur riconoscendo il diritto di Israele di difendersi e continuando a fornire armi a Gerusalemme, rispetterà le decisioni della Corte Internazionale dell’Aia su abusi dei diritti umani e crimini di guerra di cui sono stati accusati sia i leader di Israele che quelli di Hamas. Sui migranti, il partito laburista abolirà il controverso programma di deportazioni in Ruanda degli immigrati illegali che attraversano la Manica, puntando su una nuova forza di guardie di frontiera e accordi con la Francia per combattere il traffico di esseri umani.
Conservatori
I Tories del primo ministro Rishi Sunak affermano che, dopo avere vinto la battaglia contro l’inflazione, l’economia nella seconda parte dell’anno e negli anni successivi riprenderà a crescere, ma secondo le previsioni degli analisti indipendenti a un ritmo meno sostenuto di quanto prevede l’attuale governo. I conservatori si impegnano a non aumentare le tasse di alcun genere, dirette o indirette. Promettono che il piano per deportare i migranti illegali in Ruanda funzionerà, nonostante gli ostacoli legali e i dubbi che persistono da parte di numerosi osservatori. Vogliono inoltre porre dei limiti all’immigrazione legale, diventata il triplo di quella che esisteva prima della Brexit.
I Tories si impegnano a portare al 2,5 per cento del pil la spesa per la difesa (anche il Labour lo promette, ma soltanto se le condizioni economiche lo consentiranno), proseguendo il sostegno alla Nato e all’Ucraina. Difendono Israele nella guerra di Gaza, pur auspicando una soluzione diplomatica secondo le linee portate avanti dagli Stati Uniti per la creazione di uno stato palestinese. Sull’ambiente, Sunak continua a dire che l’obiettivo di zero emissioni di carbonio entro il2050 verrà realizzato, “ma senza diventare degli zeloti”, una concessione alla lobby contraria a misure drastiche per ridurre l’inquinamento.
Promettono di contenere i costi dell’assistenza sociale, essenzialmente tagliando il numero di lavoratori in campo sociale e di dipendenti statali, e di trovare i fondi per migliorare la sanità pubblica, senza fare ulteriori concessioni ai medici in sciopero. Il governo uscente promette incentivi per chi acquista la prima casa, benefici fiscali per i lavoratori autonomi, sentenze più severe e un maggior numero di prigioni per garantire la sicurezza e la lotta al crimine, ma non è chiaro come pagherebbe questi impegni.
E comunque, stando ai sondaggi, non accadrà, perché i Tories perderanno le elezioni, forse subendo una sconfitta così grave da dovere ripensare tutto per il loro futuro, dividendosi tra chi vuole una svolta di estrema destra populista e chi vorrebbe un ritorno a un conservatorismo centrista e moderato.