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Elezioni Regno Unito, perché Nigel Farage deciderà tutto (anche questa volta)

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Dopo la candidatura a sorpresa il mese scorso, il suo partito Reform Uk sfiora il 20% nei sondaggi. È la pietra tombale per le speranze del premier Sunak e l’ennesima dimostrazione di forza del controverso re della Brexit, nonostante tutto
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LONDRA - Come fa Nigel Farage, dopo tutti questi tempestosi anni, numerosi fallimenti e un curriculum macchiato di accuse di ogni sorta, ancora ad attrarre il 20% dei britannici, per lo meno nelle intenzioni di voto del prossimo 4 luglio? Le ragioni sono numerose, e ci arriveremo. Di certo, il leader della nuova formazione Reform Uk deciderà ancora una volta il destino di queste elezioni.

Perché Farage è piombato in campagna elettorale lo scorso 3 giugno, annunciando non solo la sua candidatura al seggio di Clacton-on-Sea in Essex (dopo aver fallito per ben sette volte il suo ingresso a Westminster in passato) ma anche di essere diventato a tutti gli effetti il “capo” di Reform. La sua clamorosa decisione - fino…

LONDRA - Come fa Nigel Farage, dopo tutti questi tempestosi anni, numerosi fallimenti e un curriculum macchiato di accuse di ogni sorta, ancora ad attrarre il 20% dei britannici, per lo meno nelle intenzioni di voto del prossimo 4 luglio? Le ragioni sono numerose, e ci arriveremo. Di certo, il leader della nuova formazione Reform Uk deciderà ancora una volta il destino di queste elezioni.

Perché Farage è piombato in campagna elettorale lo scorso 3 giugno, annunciando non solo la sua candidatura al seggio di Clacton-on-Sea in Essex (dopo aver fallito per ben sette volte il suo ingresso a Westminster in passato) ma anche di essere diventato a tutti gli effetti il “capo” di Reform. La sua clamorosa decisione - fino a qualche ora prima andava dicendo che invece avrebbe fatto campagna per Donald Trump in America - è stata la pietra tombale per il primo ministro Rishi Sunak.

Questo perché, in base al sistema uninominale secco britannico “First Past the Post”, ruberà tanti voti a destra dei tories, decimando ulteriormente il loro consenso già anemico. E spalancando così le porte della vittoria al già favoritissimo Labour Party di Sir Keir Starmer, che ora potrebbe ottenere una super maggioranza alla Camera dei Comuni. Ciò perché, grazie all’“intromissione” di Farage, sconfiggerà i conservatori in ancora più seggi del previsto.

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Un favore alla sinistra, anzi “l’arma più grande” di quest’ultima, come l’ha definito il settimanale conservatore Spectator? “No!”. Farage dice che lui e Reform vogliono essere “la vera opposizione, perché i tories hanno fallito su tutto, dall’immigrazione alla Brexit”, come ha detto a Repubblica in una recente intervista. Ma soprattutto, il re della Brexit lo fa per restare influente e rilevante nella politica britannica. Insomma, avere un ruolo, per avere visibilità e fare soldi. In passato, ha fatto lo stesso nel Parlamento Europeo, dove è stato deputato per 21 anni agitando la sua retorica euroscettica e "combattendo il sistema” dall’interno.

Ora, il 60enne Nigel sa di avere un'opportunità unica per tornare protagonista nella politica britannica. I conservatori di Sunak sono a pezzi dopo 14 estenuanti anni al potere e una pila inquietante di scandali negli ultimi anni. Potrebbero subire la più grande sconfitta elettorale della loro storia, anche perché il primo ministro non sembra accendere l’entusiasmo della base, ed è visto più come un tecnocrate (per i suoi trascorsi a Goldman Sachs) che come un politico.

Farage invece conquista ancora tanti elettori perché, al di là di come la si pensi su di lui, è un uomo estremamente scaltro e intelligente, e fomenta gli animi con la sua retorica ed eloquenza populista, e l’illusoria promessa di risolvere problemi in realtà molto più complessi. Lo abbiamo visto durante la campagna referendaria per la Brexit nel 2016 e ora stiamo rivedendo lo stesso film.

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Addirittura nel 2019, in occasione delle ultime elezioni europee del Regno Unito prima dell’addio definitivo a Bruxelles, Farage stravinse alle urne con circa il 33% dei voti innescando l’ascesa di Boris Johnson a leader tory (con tutte le conseguenze del caso) e promettendo l’uscita immediata dalla Ue, anche catastrofica senza accordo tra blocchi (“no deal”). Questo proprio facendo leva sugli istinti più immediati dell’elettorato, dall’immigrazione “incontrollata" alla Brexit “mai messa in pratica dai conservatori”, fino ai suoi proclami costantemente accusati di xenofobia e islamofobia, tra le altre cose.

Oggi Farage, ex leader del partito di destra radicale Ukip (Uk Independence Party) e sopravvissuto al cancro ai testicoli e persino a un incidente aereo nel 2010, continua a conquistare adepti perché “parla come mangia”. E ogni giorno spunta in un bar di Clacton-on-Sea per bere una birra tra la gente comune o per vedersi le partite dell’Inghilterra.

E se gli tirano un milkshake in faccia, come è ricapitato nelle settimane scorse, tanto meglio. Così la sua figura viene "martirizzata” e lui ne guadagna in popolarità. Una carta vincente, soprattutto se gli altri due massimi leader come Sunak e Starmer vengono spesso accusati di essere robotici, artificiali, e di non essere mai autentici e genuini “come Nigel”.

Nel programma di governo di Reform Uk - anzi berlusconiano “contratto con i britannici”, come lo ha definito Farage - ci sono misure lunari. Taglio radicali delle tasse per tutti, lo stop totale agli ingressi (anche regolari) di stranieri, imposte supplementari agli imprenditori che assumono non-britannici, addirittura il “riaccompagnamento” dei migranti sui barconi verso le coste francesi, con il rischio di invadere le acque di Parigi e provocare una crisi internazionale. Costo totale (e pazzesco) per la spesa pubblica: circa 150 miliardi di euro. Per fare un confronto, la catastrofica manovra e taglio delle tasse di Liz Truss nel 2022, che quasi portò il Paese alla bancarotta, valeva meno di 60 miliardi.

Insomma, tutte promesse in buona parte irrealizzabili, o talvolta kamikaze, come spesso ci ha abituato Farage. Ma a lui e ai suoi fedeli basta sognare, con tanta nostalgia al defunto impero di Sua Maestà, cantando orgogliosamente a squarciagola Rule Britannia e criticando quelle “strade del Regno piene di stranieri dove nessuno parla inglese".

Negli ultimi giorni Farage è finito di nuova nella bufera per alcune frasi su Putin e la guerra in Ucraina, che suo malgrado hanno fatto indispettire persino i tabloid, che in genere una spintarella gliela danno sempre volentieri: “Sull'Ucraina, l’Occidente ha provocato Vladimir Putin, vedi i tentativi di espansionismo della Nato”, ha dichiarato alla Bbc, “ovvio, il presidente russo è responsabile dell’invasione e non c’è dubbio su questo. Ma, così facendo, l’Occidente ha dato una scusa a Putin per attaccare. E io lo dicevo che prima o poi sarebbe successo”.

Inoltre, suoi attivisti e candidati si sono macchiati di razzismo nei confronti del premier Sunak - “furioso" per questo - e di altri epiteti sessisti, machisti, omofobi, xenofobi, misogini e islamofobi verso persone comuni o rappresentanti di altri partiti. Parole sconvolgenti, per cui Farage si è scusato - “commenti volgari, da ubriaconi e sbagliati” - promettendo di fare piazza pulita. Vedremo se ciò avrà un ricasco sulle urne. Considerando quanto accaduto negli ultimi decenni e l’inossidabile popolarità di Nigel Farage per una buona fetta di britannici, probabilmente no.

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