Cercasi Jean-Luc disperatamente. Nel clima siderale in cui si è svegliata la Francia dopo il primo turno delle elezioni legislative, c’è un nome che più di tutti è sulla bocca della sinistra e della destra: quello di Mélenchon. Cosa fare del divisivo tribuno radicale che promette rivoluzioni economiche, inneggia alla guerra di classe e ha contribuito con le sue posizioni sul Medio Oriente a far guadagnare alla France Insoumise, e ora per osmosi a tutta la gauche, l’etichetta di partito antisemita?
Il primo a chiederselo all’alba della nuova settimana di campagna elettorale è proprio Jordan Bardella che ieri ha tirato in ballo il leader insoumis con un messaggio pubblicato su X. «Sono pronto a discutere con Jean-Luc Mélenchon. I francesi vogliono chiarezza», ha scritto in quello che è stato letto come un tentativo di far inciampare il blocco di sinistra su uno dei temi più scivolosi. Ovvero: chi è il vero leader del Fronte Popolare?
La mossa del candidato premier del partito …
Cercasi Jean-Luc disperatamente. Nel clima siderale in cui si è svegliata la Francia dopo il primo turno delle elezioni legislative, c’è un nome che più di tutti è sulla bocca della sinistra e della destra: quello di Mélenchon. Cosa fare del divisivo tribuno radicale che promette rivoluzioni economiche, inneggia alla guerra di classe e ha contribuito con le sue posizioni sul Medio Oriente a far guadagnare alla France Insoumise, e ora per osmosi a tutta la gauche, l’etichetta di partito antisemita?
Il primo a chiederselo all’alba della nuova settimana di campagna elettorale è proprio Jordan Bardella che ieri ha tirato in ballo il leader insoumis con un messaggio pubblicato su X. «Sono pronto a discutere con Jean-Luc Mélenchon. I francesi vogliono chiarezza», ha scritto in quello che è stato letto come un tentativo di far inciampare il blocco di sinistra su uno dei temi più scivolosi. Ovvero: chi è il vero leader del Fronte Popolare?
La mossa del candidato premier del partito di ultradestra è stata presto bloccata. Il Fronte ha scelto di non esprimere ancora un premier e di presentarsi, ai dibattiti così come nelle piazze, con le varie anime che compongono l’alleanza. Finora ad affrontare Bardella e Gabriel Attal nei dibattiti televisivi sono stati Olivier Faure, segretario del Partito socialista, e Manuel Bompard, della France Insoumise. Per il prossimo a tre, previsto per il 4 luglio su France Télévisions, era già in programma la partecipazione della segretaria dei verdi Marine Tondelier.
Ma oltre all’aspetto organizzativo e democratico imposto dal Fronte, resta il problema della presenza dell’elefante nella stanza della sinistra, Mélenchon, che non a caso risponde al tweet di Bardella spiegando che «un dibattito tra i due progetti per il popolo francese è necessario. Il candidato premier del Nfp non è stato designato». Durante la campagna lampo ha dichiarato più volte che non lo sarà mai e anche i suoi alleati sono corsi a fugare ogni sospetto di “mélenchonizzazione” della corsa alle legislative nella convinzione che, nascondendo il problematico politico che parte della sinistra odia e l’altra vive come un “piacere colpevole”, l’alleanza ne beneficerà. Sul tema è lapidario Laurent Berger, il sindacalista che inizialmente era stato proposto come candidato premier dal leader riformista Raphaël Glucksmann: «Mélenchon è l’utile idiota di tutti coloro che non vogliono ritirarsi».
I dubbi però su chi sia l’unico a sinistra ad avere il physique du rôle dell’antagonista restano. Bardella lo sa e mostra i muscoli da premier sovranista rilanciando sui social, il mezzo che più di tutti gli è valso la fortuna, con una immagine di archivio, era il 2017, nella quale Emmanuel Macron stringe la mano a Mélenchon. Il tutto incastonato nei colori e nella grafica di quello che definisce “Nuovo nuovo fronte popolare”, lasciando intendere che nel valzer delle desistenze ora anche il presidente della Repubblica balla con il blocco. Ennesima provocazione nei confronti di colui che vuole a tutti costi imporre al popolo della estrema destra come la vera guida del Fronte. E poi su Telegram il partito pubblica un’altra grafica: da un lato la foto dell’indomito 72enne con la scritta “disarmo dalla polizia”, dall’altro il delfino di Rn con la grafica “sostegno alle forze dell’ordine”. Un assedio nel quale la polarizzazione voluta dall’estrema destra è ormai servita.
D’altronde anche la piazza rossa che si è riunita a Parigi intorno alla Marianna della République subito dopo la pubblicazione dei risultati di domenica sembra avere le idee chiare su quello che, nonostante tutto, è il vero concorrente di Bardella. Perché se è vero che sul palco il Fronte si è presentato compatto con tutti i suoi rappresentanti, la folla in fondo attendeva le parole dell’odiato insoumis che a un certo punto nell’imbarazzo di una musica messa per creare una pausa sembrava quasi non dovesse più parlare. Lui ha ribadito i suoi temi accendendo la piazza al grido di «liberté, egalité, fraternité» e ha scelto di farsi scortare da una delle sue più discusse deputate, la giurista franco-palestinese Rima Hassan, che si è presentata indossando una kefiah e scatenando un putiferio social. Nonostante le trappole di Bardella e gli umori del popolo della sinistra, sul ruolo che Mélenchon vorrà prendersi – l’obiettivo più ghiotto per lui sembrano continuare a essere le presidenziali del 2027 – non resta che stare a guardare. Intanto contro Attal, Bardella e Xavier Bertrand (dei Repubblicani), ieri sera nel primo incontro tv posto-voto su TF1 per il Nouveau Front Populaire è stato il turno di Raphaël Glucksmann. E c’è già chi è pronto a scommettere che un nuovo candidato premier è nato.