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Elezioni francesi, i mercati puntano sull’ingovernabilità: “Meglio di un esecutivo estremista”

La ministra degli esteri tedesca Annalena Baerbock 

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Preoccupazione invece in Germania dove si teme una Francia sovranista che freni sull’Unione europea
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BERLINO — Viva l’incertezza, ben venga la paralisi. È questo, in sintesi, l’umore dei mercati all’indomani del primo turno delle legislative francesi che al momento ha sventato la prospettiva di una maggioranza assoluta per il Rassemblement national di Marine Le Pen.

Ora gli investitori guardano al 7 luglio e sperano in un ballottaggio che non conceda a nessuno di vincere e poter andare al governo del Paese con una chiara maggioranza. Il vecchio adagio dei mercati per cui l’incertezza è veleno non vale per le elezioni più pericolose da decenni, e per giunta nella seconda economia europea.

Anzi, un “hung Parliament”, per dirla con gli inglesi, che impedisca alla destra ma anche al Nuovo Fronte popolare di mantenere le loro esose prom…

BERLINO — Viva l’incertezza, ben venga la paralisi. È questo, in sintesi, l’umore dei mercati all’indomani del primo turno delle legislative francesi che al momento ha sventato la prospettiva di una maggioranza assoluta per il Rassemblement national di Marine Le Pen.

Ora gli investitori guardano al 7 luglio e sperano in un ballottaggio che non conceda a nessuno di vincere e poter andare al governo del Paese con una chiara maggioranza. Il vecchio adagio dei mercati per cui l’incertezza è veleno non vale per le elezioni più pericolose da decenni, e per giunta nella seconda economia europea.

Anzi, un “hung Parliament”, per dirla con gli inglesi, che impedisca alla destra ma anche al Nuovo Fronte popolare di mantenere le loro esose promesse elettorali e di cancellare le riforme introdotte da Emmanuel Macron, sarebbe l’ideale. I mercati puntano, insomma, su un governo tecnico, come segnalato ieri dagli analisti di Unicredit.

Così sui listini europei si è udito un rumorosissimo sospiro di sollievo, a partire dalla festa dei titoli bancari. E dall’euro, che si è rafforzato contro il dollaro. E dallo spread, il differenziale tra bond decennali italiani e tedeschi, sentinella affidabile dell’umore generale dei mercati sull’area dell’euro, che si è ridotto.

Uno sguardo alle promesse elettorali spiega in parte il sollievo: la Fondazione Ifrap ha ricordato il saldo delle promesse elettorali delle tre principali forze politiche. Il Rassemblement national costerebbe alla Francia 14,5 miliardi di euro entro il 2027, il Nuovo Fronte Popolare 160 miliardi di euro, mentre il calcolo degli introiti al netto delle spese sarebbe positivo soltanto se vincesse la Ensemble pour la Republique di Macron, e di 4 miliardi di euro. Non un dettaglio, per un Paese in procedura d’infrazione a Bruxelles per disavanzo eccessivo.

Intanto, le reazioni politiche danno conto di un umore molto diverso, nelle cancellerie europee. Una Francia paralizzata terrorizza anzitutto il suo alleato più importante, la Germania. La ministra degli Esteri Annalena Baerbock (Verdi) ha ricordato che «la Germania e la Francia hanno un responsabilità particolare, in Europa. E nessuno può essere indifferente dinanzi all’ipotesi che nel Paese che è il nostro partner più stretto sia in vantaggio un partito che vede nell’Europa un problema, e non la soluzione». E il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez ha parlato, a proposito dell’avanzata della destra, di «un avvertimento» degli elettori che però non andrebbe ignorato. Mentre il suo omologo polacco Donald Tusk ha stigmatizzato una «tendenza pericolosa» in Europa.

Da Washington emerge invece che gli Stati Uniti «si aspettano che la cooperazione con la Francia resti stretta» anche dopo il successo dell’ultradestra al primo turno delle elezioni politiche. Questa la posizione, piuttosto diplomatica, espressa dal vice portavoce del dipartimento di Stato, Vedant Patel, in un briefing con la stampa. «Abbiamo piena fiducia nelle istituzioni e nei processi democratici francesi e intendiamo continuare la nostra stretta collaborazione con il governo di Parigi sull’intero spettro delle priorità di politica estera», ha aggiunto.

Più diretto il candidato laburista alle elezioni inglesi di dopodomani e probabile futuro premier, Keir Starmer: «La lezione da trarre» dal primo turno del voto francese è che «occorre rispondere alle preoccupazioni di ogni giorno della gente» per restituire «fiducia a chi è deluso dalla politica anche in questo Paese». Per il candidato laburista, è necessario far sì che «la richiesta di un cambiamento diventi una richiesta progressista».

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