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Rivoluzione "The boyfriend”, in Giappone il primo reality show su uomini gay che abbatte il tabù dell’omosessualità

I protagonisti del reality giapponese "The boyfriend" 
Il programma sarà trasmesso su Netflix. Il Paese asiatico è l’unico tra quelli del G7 a non aver legalizzato in alcun modo i rapporti fra le coppie dello stesso sesso
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Un reality show su un gruppo di uomini gay potrebbe contribuire a cambiare l’atteggiamento del Giappone nei confronti dell’omosessualità. Intitolato “The boyfriend”, il programma presenta per la prima volta agli spettatori un servizio per cuori solitari dello stesso sesso. Come in altri reality trasmessi in Asia e nel resto del mondo, lo show segue grosso modo la trama del Grande Fratello, chiudendo per un lungo periodo una decina di persone in un appartamento, allo scopo di seguire come si sviluppano le relazioni fra i partecipanti dal punto di vista sessuale e sentimentale. Solo che in questo caso i concorrenti sono tutti maschi.

Per il Giappone, unico Paese del G7 (le sette più ricche democrazie industrializzate della Terra) a non avere legalizzato in alcun modo i rapporti fra coppie del medesimo sesso, neppure con le unioni di fatto approvate ad esempio in Italia, “The boyfriend” è una novità rivoluzionaria. A Tokyo pochissime celebrità sono apertamente gay. E i partiti conservat…

Un reality show su un gruppo di uomini gay potrebbe contribuire a cambiare l’atteggiamento del Giappone nei confronti dell’omosessualità. Intitolato “The boyfriend”, il programma presenta per la prima volta agli spettatori un servizio per cuori solitari dello stesso sesso. Come in altri reality trasmessi in Asia e nel resto del mondo, lo show segue grosso modo la trama del Grande Fratello, chiudendo per un lungo periodo una decina di persone in un appartamento, allo scopo di seguire come si sviluppano le relazioni fra i partecipanti dal punto di vista sessuale e sentimentale. Solo che in questo caso i concorrenti sono tutti maschi.

Per il Giappone, unico Paese del G7 (le sette più ricche democrazie industrializzate della Terra) a non avere legalizzato in alcun modo i rapporti fra coppie del medesimo sesso, neppure con le unioni di fatto approvate ad esempio in Italia, “The boyfriend” è una novità rivoluzionaria. A Tokyo pochissime celebrità sono apertamente gay. E i partiti conservatori si oppongono alle proposte di legge per proteggere i diritti della comunità Lgbtq.

Nelle dieci puntate del reality, trasmesso da Netflix a partire dal 9 luglio in 190 Paesi tra cui il Giappone, i concorrenti hanno fra i 22 e i 36 anni. Lo show è perlopiù casto e morigerato: le varie prove affrontate per determinare il vincitore includono corsi di cucina e attività sportive. Amicizia e indipendenza sono i fattori messi in evidenza. Di sesso si parla poco e se ne vede ancora meno. Tuttavia si tratta di un programma senza precedenti per i telespettatori giapponesi, il cui intento, come dice un produttore al New York Times, è “mostrare le relazioni gay come sono veramente, senza stereotipate esagerazioni o preconcetti”. Il cast include non soltanto cittadini dell’impero del Sol Levante, ma anche di altre nazioni dell’Estremo Oriente come la Corea del Sud e Taiwan.

Soshi Matsuoka, fondatore di Fair, un’associazione Lgbtq di Tokyo, che ha già guardato la serie in anteprima, afferma che la semplice esistenza del programma “dimostra un cambiamento nella società giapponese”. Altri gay giapponesi esprimono grandi aspettative e speranze che lo show abbia un impatto in una società tradizionalista e conservatrice. Ma c’è anche chi critica l’iniziativa, sostenendo che un reality show non è il veicolo giusto per affrontare la questione dell’emancipazione sessuale e dei diritti delle minoranze in questo campo in Giappone. E qualcuno commenta che “The boyfriend” potrebbe non cambiare molto, perché chi è contrario ai diritti dei gay non lo guarderà comunque. I sondaggi, tuttavia, sembrano indicare che è il momento giusto per affrontare il tema: da un lato, più del 70 per cento della popolazione giapponese afferma di essere favorevole a legalizzare le unioni fra persone dello stesso sesso; dall’altro, in Giappone gay e transgender continuano a essere il bersaglio di abusi e discriminazione.

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