L’exit strategy di Joe Biden: “Pensa al ritiro”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — Ci sta pensando, se farsi da parte. Lo ha scritto prima il New York Times e poi lo ha confermato la Cnn, secondo cui il presidente Biden ha confidato a stretti alleati che sta valutando se può ancora salvare la sua campagna per la rielezione, oppure se è arrivato il momento di accettare un passo indietro. Per il bene dell’America, che deve venire prima del suo, davanti ai rischi che un ritorno di Donald Trump porrebbe per la sopravvivenza stessa della democrazia negli Stati Uniti. La Casa Bianca e la campagna elettorale smentiscono: «È falso». Ma la vice Kamala Harris sarebbe il sostituto naturale, anche se non manca chi chiede di riaprire il processo della nomination per consentire ad altri candidati di farsi avanti.
I primi segnali che la diga difensiva di Biden si stava incrinando sono arrivati martedì, quando il deputato democratico del Texas Lloyd Dogett ha rotto il silenzio dei suoi colleghi, chiedendogli di rinunciare. La Speaker emerita Nancy Pelosi ha detto ch…
NEW YORK — Ci sta pensando, se farsi da parte. Lo ha scritto prima il New York Times e poi lo ha confermato la Cnn, secondo cui il presidente Biden ha confidato a stretti alleati che sta valutando se può ancora salvare la sua campagna per la rielezione, oppure se è arrivato il momento di accettare un passo indietro. Per il bene dell’America, che deve venire prima del suo, davanti ai rischi che un ritorno di Donald Trump porrebbe per la sopravvivenza stessa della democrazia negli Stati Uniti. La Casa Bianca e la campagna elettorale smentiscono: «È falso». Ma la vice Kamala Harris sarebbe il sostituto naturale, anche se non manca chi chiede di riaprire il processo della nomination per consentire ad altri candidati di farsi avanti.
I primi segnali che la diga difensiva di Biden si stava incrinando sono arrivati martedì, quando il deputato democratico del Texas Lloyd Dogett ha rotto il silenzio dei suoi colleghi, chiedendogli di rinunciare. La Speaker emerita Nancy Pelosi ha detto che era lecito porsi domande sulle condizioni di salute del presidente, mentre il deputato della South Carolina William Clyburn, che quattro anni fa lo aveva lanciato verso la Casa Bianca, ha commentato che in caso di ritiro appoggerebbe la vice.
Anche l’ex presidente Obama ha manifestato in privato le preoccupazioni che i suoi ex consiglieri, da Ben Rhodes a Jon Favreau, hanno espresso in pubblico, ammettendo che il disastroso dibattito di Atlanta potrebbe aver compromesso la corsa. Secondo la Cnn almeno 25 parlamentari sarebbero pronti a uscire allo scoperto, se Joe non farà un passo indietro nel giro di una settimana, mentre il New York Times ha rivelato che i momenti di difficoltà cognitiva sarebbero assai più frequenti di quanto si sappia.
I finanziatori intanto si sono lamentati con il leader della raccolta dei fondi elettorali, il guru di Hollywood Jeffrey Katzenberg, minacciando di chiudere i rubinetti se non verranno date risposte chiare, mentre anche i sondaggi iniziano a peggiorare. La Reuters dà Biden alla pari con Trump, entrambi al 40% su base nazionale, ma sottolinea che Michelle Obama farebbe molto meglio di lui, vincendo 50% a 39%. La Cbs è più impietosa, perché vede Donald avanti nell’intero Paese, 50% a 48%, ma ancora meglio negli Stati chiave, 51% a 48%. A fine giornata poi è arrivato il rilevamento allarmante del New York Times, secondo cui Trump è balzato avanti con il 49% contro il 43%, mentre il 74% degli americani considera il capo della Casa Bianca troppo vecchio per continuare a guidare il Paese.
Davanti a questa erosione del consenso, secondo il quotidiano di Manhattan Biden ha confidato a uno stretto alleato che sta considerando se continuare o no la campagna, e i prossimi giorni saranno decisivi. Importanti saranno l’intervista che registrerà domani con George Stephanopoulos, della Abc, i comizi del fine settimana in Wisconsin e Pennsylvania, e la conferenza stampa a margine del vertice Nato della prossima settimana.
Ieri il presidente ha cercato di consolidare la sua posizione, pranzando con la vice Kamala Harris e tenendo due chiamate con lo staff della campagna elettorale e della Casa Bianca. Nel pomeriggio ha ricevuto i governatori democratici, tra cui c’erano molti potenziali sostituti, come quello della California Newson, Whitmer del Michigan, Pritzker dell’Illinois, Shapiro della Pennsylvania, Moore del Maryland, Beshear del Kentucky. Lo scopo era convincerli a non abbandonarlo, ma anche tastare il polso delle potenziali defezioni. Stesso discorso per la conversazione avuta con i leader parlamentari.
Molti possibili candidati tacciono - e Harris giura la sua fedeltà - perché non vogliono bruciarsi e magari preferirebbero correre nel 2028, quanto Trump sarà obbligato dalla Costituzione a ritirarsi, ammesso che la rispetti. Però dietro le quinte la preoccupazione cresce, e non tutti sembrano disposti a rassegnarsi al rischio di riconsegnare la Casa Bianca a Donald.
Non a caso, a restare finora in silenzio, sonostati proprio il rivale repubblicano e la sua campagna. Il manager Chris LaCivita ci aveva detto ad Atlanta che erano pronti a qualsiasi evenienza, ma secondo il Washington Post sono preoccupati dall’ipotesi del ritiro di Biden, perché li costringerebbe a cambiare strategia. L’arrivo di un avversario, o un’avversaria, più giovane, evidenzierebbe poi il cambio generazionale avviato dai democratici. E riporterebbe l’attenzione sull’età di Trump, trasformandola in un problema per lui, invece che per Joe.
Secondo la portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre, il presidente «ha avuto una brutta serata ad Atlanta per il raffreddore e la stanchezza dei viaggi in Francia e Italia». Quindi, «ha smentito in persona che sta considerando di ritirarsi». Allo staff ha ripetuto «non lascio. Sarò in corsa fino alla fine». Ma forse ormai non dipende più solo da lui.