Francia, i canti nazi della destra e la risposta dei rapper. La colonna sonora del voto è sulla playlist nera
di Benedetta PerilliSuccede a inizio giugno quando il Rassemblement National sta per raggiungere il 31% alle Europee. In un clima di montante spavalderia rispetto al solito riserbo, su alcuni canali Telegram dedicati all’ultradestra francese (dove ai quiz sulle intenzioni di voto il 74% si dichiara dell’Rn e l’11% di Reconquête) inizia a circolare il link di Petain.net, definita da chi la pubblicizza «la prima piattaforma nazionalista di streaming musicale». Una piattaforma su cui decine di album vietati e irreperibili online perché inneggianti a nazismo e neonazismo, all’odio razziale e all’antisemitismo, intrisi di omofobia, vengono resi disponibili al pubblico dei patrioti.
La pagina è dedicata a Philippe Pétain, scivoloso personaggio storico francese, eroe della Grande guerra e capo del governo filonazista di Vichy, diven…
Succede a inizio giugno quando il Rassemblement National sta per raggiungere il 31% alle Europee. In un clima di montante spavalderia rispetto al solito riserbo, su alcuni canali Telegram dedicati all’ultradestra francese (dove ai quiz sulle intenzioni di voto il 74% si dichiara dell’Rn e l’11% di Reconquête) inizia a circolare il link di Petain.net, definita da chi la pubblicizza «la prima piattaforma nazionalista di streaming musicale». Una piattaforma su cui decine di album vietati e irreperibili online perché inneggianti a nazismo e neonazismo, all’odio razziale e all’antisemitismo, intrisi di omofobia, vengono resi disponibili al pubblico dei patrioti.
La pagina è dedicata a Philippe Pétain, scivoloso personaggio storico francese, eroe della Grande guerra e capo del governo filonazista di Vichy, diventato simbolo di una certa ultradestra ed evocato in questi giorni dalla sinistra con slogan come “Pétain sta tornando”. Sul sito a lui intitolato, l’homepage lascia spazio agli album più ascoltati. Tra questi i primi due sono del rapper Ze Peke Yom, classe 1977, nome d’arte di Guillaume C., misterioso autore di liriche di violenza radicale, arrestato nel 2019 per quello che i suoi definiscono uno scherzo — voleva fare un «carnaio» alla cena di una istituzione ebraica a Marsiglia — e poi scomparso anche dal web. Fino ad ora.
Di lui nel 2018 i blog dedicati scrivevano: «Certificato come numero uno della scena rap nazista, tutti i suoi lavori sono stati approvati dal grande Joseph Goebbels in persona». E poi ancora il suo Aryanité, presumibilmente del 2017, veniva definito «una vera Shoah in mp3». E in effetti già i titoli delle canzoni potrebbero bastare, da “Privilegio bianco” a “Discriminazione positiva”, passando per una registrazione del Sieg Heil per arrivare a “Juden raus”. Brani considerati di culto tra alcuni di coloro che si definiscono patrioti, nazionalisti e che, all’interno di questi canali, dichiarano di sostenere il Rassemblement National. «Sono venuto a perpetuare l’opera di Hitler»; «Questi ebrei giuro non li odio ma li ucciderei con amore appassionato»; «Non si può essere musulmani e esseri umani allo stesso tempo»; «Un buono stupro correttivo non farebbe male ai pederasti». E sono soltanto alcuni estratti di un’enorme raccolta di musiche tutte dello stesso tenore che proprio ora tornano ad essere ascoltate, uscendo dall’ombra di blog e canali privati e arrivando su un sito in chiaro che non è stato chiuso dalle autorità.
Una deriva che spaventa in una Francia politicamente disorientata dove il malcontento diventa rancore e la “radicalizzazione” verso posizioni estreme finisce per passare anche attraverso la musica.
Lungi dall’apologia del nazismo, ma sempre nell’ottica di una campagna giocata con il linguaggio violento del rap, a ridosso dei risultati delle elezioni legislative di domenica un collettivo composto da 20 tra i più noti rapper della sinistra francese, molti dei quali provenienti dal mondo delle banlieue, ha pubblicato la canzone “No pasarán” per invitare gli ascoltatori a non votare Rn al ballottaggio di domenica. Sotto la guida del produttore Djamel Fezari aka DJ Kore e del producer Ramdane Touhami, cantanti come Fianso, Akhenaton, Mac Tyer, Seth Gueko, Zola, Soso Maness in dieci minuti di parole molto forti si rivolgono a Marine Le Pen e Jordan Bardella, denunciando il passato dell’estrema destra e la violenza della polizia.
La canzone ha scatenato la reazione della leader del Rn che su X ha pubblicato alcuni estratti dal testo e chiesto l’intervento della Procura. Nel post si leggono frasi come «Se i fasci passano uscirò con un grande calibro», «Marine e Marion puttane», «Jordan sei morto». All’agenzia francese <CF2002>Afp</CF> Ramdane Touhami si è difeso spiegando che «quando diciamo “Jordan sei morto”, facciamo una citazione del momento in cui Cédric Doumbé, il campione di Mma, le arti marziali miste, vinse il suo incontro contro Jordan Zebo e l’intero stadio, compreso Mbappé, gridò “Jordan, sei morto”».
Che il rap francese scendesse in campo contro l’estrema destra era successo già nel 1997 con un collettivo di 11 cantanti che denunciavano la deriva razzista ma in un contesto esplosivo come quello attuale la violenza verbale di “No pasarán” rischia di gettare benzina sul fuoco. D’altronde il clima che si respira in questi giorni nelle periferie più calde, quelle che la scorsa estate furono teatro di violenti scontri con la polizia e dove la musica rap è di casa con tutta la sua rabbia, è quello di una bomba pronta a esplodere. Cantare potrebbe non bastare.
Ma la battaglia musicale delle legislative francesi non è solo rap e banlieue, riguarda anche il mondo del pop dei giovani bene e dell’estrema destra: tanti di loro hanno condiviso sui social — lo ha fatto anche Eric Zemmour — l’audio di “Je partira pas”, una canzone di autori ignoti cantata da una voce sintetica inno razzista e pro-Rn. «Te ne andrai con la tua Fatma, non avrai più il sussidio, quando passerà Bardella te ne tornerai a casa tua, ti metterai la tua tunica e potrai pregare tutto il giorno, stai cominciando a farci incazzare», dice il testo che è stato denunciato da Sos Racisme. Come risposta il mondo multirazziale francese ha fatto circolare nelle ultime ore “Wallah on restera la, desolé Bardella”, un invito a restare uniti nell’avversità sempre sotto forma di canzone anonima sulle immagini di vari professionisti al lavoro (da operai a medici) che spiega: «In questo Paese abbiamo costruito tutto, abbiamo cambiato le vostre vite, Wallah resteremo, ci dispiace Bardella ma resteremo».